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Full text of "Re Baldoria, tragedia satirica in quatro atti, in prosa"

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RE BALDORIA. 



Questo dramma fu rappresentato a Parigi, al Théàtre de VCEuvre, 
il 3 aprile 1909, sotto la direzione di A. F. Lugné-Poe. 
Interpreti principali : Lugné-Poe (Anguilla) ; Claude Garry 
(L^ Idiota); Jehan Adès (Re Baldoria); Henri Perrin (Fra 
Trippa); Pierre Rameil (Famone); Maxime Lery (Soffione) ; 
MUe Ève Francis (Santa Putredine) ; M^e Sephora (Piiokarunt). 



F. T. MARINETTI 



RE BALDORIA 



TRAGEDIA SATIRICA IN QUATTRO ATTI, IN PROSA 






••••••• 



MILANO 



^^"^■^ 



^y C^' 



vOf 



Fratelli Treves, Editori 
Seoondo migliaio. 



PROPRIBTA LETTERARIA, 



I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per 
àitti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda. 



Tip. Trevas - 1920. 



Ai Grandi Cuochi della Felicità Universale 

FILIPPO TURATI 
ENRICO FERRI 
ARTURO LABRIOLA 

. F. T. M. 



PERSONAGGI 



SANTA PUTREDINE. 

Gran fantasma spiràlico di bruma azzurrognola, la 
cui faccia camusa rosseggia, di giorno, come un 
sole al tramonto, e inverdisce la notte, apparendo 
tenue e lustreggiante come la faccia della luna 
riflessa da uno stagno. Le sue smisurate braccia, 
floscie, simili a sciarpe di fumo, accarezzano gli 
orizzonti. 

RE BALDORIA. 

Un enorme naso bitorzoluto lo annuncia di lontano. 
Un ciuffo di capelli biondicci infarinati gli fol- 
leggia in mezzx) alla fronte ; due pesanti anelli 
d'oro gli stirano le muscose orecchie ; due fedine 
di stoppa sembrano allargare le sue guancie 
paffute e rubiconde. — Gli oscilla sull'occipite 
un berretto di velluto color cioccolatta, simile 
per la forma a un budino, con una spica di fru- 
mento a guisa di piuma. 

Il suo giustacuore di velluto color crema è teso dal- 
l'abbondanza della pancia enorme, che gli op- 
prime le coscie, le quali sono inguainate in una 
maglia color sangue di bue. — Cammina penosa- 
mente, come sui carboni ardenti, posando con an- 
goscia i larghi piedi, che gli dolgono sempre, no- 
nostante l'ampiezza dei calzari — Al suo fianco 
sinistro, tintinna La Succulenta, lunga spada d'o- 
ro la cui estremità s'allarga in forma di cucchiaio. 
Egli brandisce una forchetta d'oro tempestata di 
gemme (insegna della suprema potestà), e tien 
sempre appeso sotto al mento un tovagliolo a ri- 
cami d'oro. 

FRA TRIPPA 

Cappellano di Re Baldoria. 

Somiglia a una colossale damigiana dal collo goz- 



RE BALDORIA 



zuto, cui sovrasti, a guisa di testa o di tappo, una 
vescica di sugna. Indossa la tonaca bianca dei 
Domenicani, ed ha per cintura una lunghissima 
catena di sanguinacci. 

TORTA, SOFFIONE, BECHAMEL 

Guatteri sacri. Cenciosi durante il primo atto, indos- 
sano, negli atti seguenti, la lussuosa divisa dei 
Cuochi della Felicità universale : ampio grembiale 
d'amoerro bianco, che forma, sui fianchi, lunghe 
pieghe tubolari; laltissimo berretto da cuoco, di 
pelliccia candida, adorno di smalti e cosparso di 
gemme. Ognuno di essi brandisce una casseruola 
d'oro, dal manico lungo. 

SOGLIOLA, TRIGLIA, SARDELLA 

Vassalli di Re Baldoria. 

Assai lunghi e magri, son vestiti di maglie verdi ed 
hanno corazze enormi simili a caldaie, un elmo 
tondeggiante che pare un paiuolo, o una graticola 
d'oro sull'occipite, a guisa d'aureola. Ognun d'essi 
brandisce una mestola d'argento dal manico lun- 
ghissimo. 

MASTICAFIELE 

Sopraintendente delle cucine ; primo consigliere di 
Re Baldoria. 

Alto, ossuto; ha un profilo affilato e un colorito oli- 
vastro. Ampio grembiale di porpora a strisce 
verdi e scarlatte, intcssuto di fiorami lucenti e 
con lunghe pieghe tubolari ai lati. Sul capo, a 
guisa d'elmo, un enorme imbuto capovolto, nel 
quale è infisso, come pennacchio, un mazzo di 
papaveri. Ha in mano un gran trinciante d'ar- 
gento incrostato di rubini. 

PANCOTTO 

Sopraintendente delle cantine; secondo consigliere di 
Re Baldoria. 

E' imbottito di grasso roseo e di flemma imperturba- 
bile. 

Profilo pecorino, occhi timidi di vittima. Due grosse 
trecce stoppose gli s'attorcigliano sulle tempie. 



RE BALDORIA 



Ha un grembialone di raso bianco a fiorami cile- 
strini, con pieghe tubolari sui fianchi. Sull'occi- 
pite leccarda d'oro a guisa d'aureola. Tiene in 
mano una schiumarola d'argento tempestata di 
diamanti. 

FAMONE 

Capo degli Affamati. Faccia spettrale sotto un'in- 
colta capigliatura nera; bocca tagliata da un'orec- 

, chia all'altra e invasa da un cespuglio di peli 
fumosi. Lungo corpo contorto; enormi piedi scalzi, 
ossosi ; calzoni grigi a brandelli ; ignudo il petto 
sotto un saione grigio e sventolante. Gli pende 
dal collo una piccola buccina e brandisce con la 
destra una lunga forchetta a due punte. 

ANGUILLA 

Consigliere di tutte le persone ammodo. Mimo e 
commediante improvvisatore. Altissimo, dinocco- 
lato, ha una maglia verde cangiante e un gab- 
bano color pulce. Cranio oblungo, calvo, volto 
interamente glabro, sfregiato alla tempia sinistra 
dal segno d'un calcio di un destriero reale. Fiso- 
nomia animata, occhi pieni di furberia. Braccia 
smisurate, mani cadaveriche, schiena curva per 
l'abitudine degl'inchini. 

ALKAMAH 

^Pellegrino, dalla cocolla nera. Lunga barba fulva e 
riccioluta. Volto in forma di triangolo scaleno e 
di un pallore incandescente, sotto un cappuccio 
puntuto, altissimo, simile a un comignolo affu- 
micato. Ha calzari a punte bifide, e porta appesi 
alla cintola, dei rosarii, dei coltelli scintillanti e 
delle fiale oblunghe piene di liquori sinistri. Cam- 
minando, barcolla di continuo e s'appoggia a un 
bordone che tiene con due mani. Lo accompagna 
un tintinnìo diabolico di coltelli urtantisi. 

l'idiota 

)eta di professione. Ha sul capo un elmo rotto. 
Capelli lunghi, di un biondo ardente, piovono in 



RE BALDORIA 



riccioli innumerevoli sulle sue tempie incavate, e 
il loro superbo ondeggiare contrasta crudelmente 
con la malinconia estenuata del viso. 
Magro, agilissimo, ha una maglia azzurra cosparsa 
di stelle d'oro, e una giubba militare a brandelli, 
guernita di punte di ferro, smussate. Gli pende 
sulla schiena uno scudo di cuoio coperto di grosse 
borchie di ferro arrugginito. Sotto il braccio sini- 
stro, una cetra. Nella mano destra, un troncone 
di spada. 

MAZZAPICCHIO, BALENA, PAPPONE, 
SALAME (Forti) 

Affamati potenti, partigiani di Famone. Son vestiti 
come guardiani di porci (gabbani inzaccherati, 
brache grigie rattoppate). 

VERMICELLO, CROSTINO, DENTACUTO 
ANIJROCCOLO (Deboli) 
Affamati deboli, partigiani dei Guatteri sacri. Sono 
vestiti come i Forti. 

UN PASTORE 
IL VAMPIRO PTIOKARUM 
GUATTERI 

Poliziotti della Pacifica Digestione. 

Bianchi grembiali di lana. Sul capo, a guisa d'elmo, 
un imbuto capovolto, con un pennacchio di prez- 
zemolo. Tengono in mano forchette a due rebbi, 
attizzatoi e lunghi cucchiai. 

CANONICI, PRETI E VENDITORI AMBULANTI 
Coperti di cenci, come vagabondi. 

JENE E GUFI 

L'azione di questa tragedia satinca si svolge 
nel Regno dei Citrulli, in un'epoca vagamente me- 
dmenale. 



ATTO PRIMO. 
I GUATTERI SACRI. 



Questo atto si svolge in mezzo al gran parco reale, 
in una vasta spianata formata dal viale di mezzo, che 
si prolunga, verso il fondo della scena, fino al Ca- 
stello dell'Abbondanza. In fondo, a cento metri dalla 
ribalta, s'erge il castello, le cui vetrate ogivali lu- 
streggiano e che somiglia esattamente a un colossale 
pasticcio scintillante, con merli di zucchero roseo e 
con quattro torricciuole verdi dalle feritoie bianche 
da cui sembra trabocchi del lattemiele. I marmi car- 
nicini della scalea, qua e là coperti d'una vegeta- 
zione fruttifera, attirano lo sguardo, allettandolo, 
verso l'estremità del viale. 

Il castello e il parco reale sono dominati da 
enormi e appetitose architetture digradanti sullo 
sfondo del cielo. Sembrano, da lontano, colonnati di 
cioccolatta, terrazze imbutirrate d'oro, balconi di 
torrone traforato e verande ornate di festoni di frutti 
canditi, che pendono perpendicolarmente dalle nu- 
vole. 

E' un saporoso meriggio di maggio, color di 
miele, tutto profumato. 



ANGUILLA 

avvicinandosi a Famone, mentre il 
suono cupo delle campane s'effondo 
ampiamente nell'aria dorata di sole: 



Dunque?... Che c'è di nuovo? 



RE BALDORIA 



VOCI DI PRETI 

lontane: 



Requiem... seternam! 

GLI AFFAMATI 



circondando Famone; 



Chi è morto? 



Si vede uscire dalla porta del ca- 
stello reale un corteo di guatteri, 
che scende i gradini della scalea 
e s'avanza lentamente verso la ri- 
balta. I guatteri sono armati di 
lunghi spiedi che essi battono sul 
suolo in cadenza, per aprirsi un 
varco nella folla. Frattanto, a si- 
nistra, echeggiano innumerevoli 
voci femminili, roche e dolci, i cui 
canti alternati si confondono col 
brusio di vina folla scalpicciante 

VERMICELLO 

entrando, stravolto e ansante: 

Sia lodato Iddio!... Che fortuna!... Purché non 
tomi pili, quella bagascia!... 

SOFFIONE 

entrando da sinistra: 

Le donne se ne vannoi tutte insieme !... Emi- 
grano pel regno dèi Baccelloni. Benissimo!... 
Ascoltate, amici miei... 

GLI AFFAMATI 

circondando Soffione: 

Parla!... Parla!... 



ATTO PRIMO 



SOFFIONE 

con enfasi: 

Amici! Vi annunzio che la causa di tutte le no- 
stre indigestioni è abolita. Lo stomaco sociale è 
salvo, poiché le donne ci lasciano... Quanto alla 
conservazione della specie... che importa pensarci, 
prima che sia stato risolto il gran problema inte- 
stinale del mondo?... In verità, dobbiamo benedire 
il cielo, giacché la ripugnante sobrietà delle donne 
e la loro abituale lussuria scombussolavano già 
da troppo tempo le nosb'e idee digestive. — A ta- 
vola, le loro poppe proeminenti, ci nascondevano 
la magnificenza delle portate !... Le donne non 
sanno apprezzare l'aroma dei vini, poiché non 
sentono, dovunque siano, che il fetore dei ca- 
proni. Il loro sesso è tanto conservatore e usuraio, 
che volentieri esse interrompono un buon pranzo 
per darsi agli uomini. La loro lussuria rende 
caM, lucenti e puntuti i nostri cranii... Ah ! sie- 
no mille volte maledette le loro capigliature, più 
inestricabili delle foreste vergini! Quante volte, le 
morbide trecce delle donne imbavagliarono l'elo- 
quenza sonora del mio apparato digerente! Quando 
le donne ci abbracciano, di notte, il nero passato, 
gonfio d'irreparabile, opprime il nostro epigastro!.. 
E la donna che avevo io, per esempio, pretendeva 
di monopolizzare il mio sesso, il quale è collezio- 
nista, rivoluzionario e avventuroso! 

Urrah!... Sua maestà la Regina Salsetta é par- 
tita anch'essa!... Evviva! Evviva! Non più donne! 
Ormai potremo rimpinzarci meglio, e, puntati i 
gomiti sulla mensa, dar sfogo formi dalìihnente ai 
gas del nostro stomaco, sotto il naso adunco del 
Sole. 



10 RE BALDORIA 



UNA VOCE DI DONNA 

lontana: 

Ah! tu mi lasci partire così, coi marmocchi?!... 
Canaglia! Prete! Gollotorto! . . . Impotente! Maiale! 
Sudicione!... Me la pagherai!.... Creperai di una 
santa indigestione! 

VERMICELLO 

riaccomodandosi addosso 
i panni, che ha laceri 
come dopo una zuffa: 

Che ne dite?... [Gridando, alla moglie) Va al 
diavolo!... [Dopo una pausa, malinconicamente) 
Ma chi laverà e rammenderà d'ora innanzi le mie 
tovaglie ? Io stesso, ormai, dovrò spazzolare e ac- 
comodare i miei panni, sdrusciti e bisunti I... 

PANCOTTO 

Da oggi, non avremo più bisogno di azzimarci!... 
Vorresti forse riammogliarti?... E chi sposeresti? 

VERMICELLO. 

Nessuno, più, ci succhierà le midolle! Nessuno, 
più, ci vuoterà le scarselle! L'umanità finisce con 
noi!... Inutile, ormai, accumular risparmi per i 
becchini!... 

l'idiota 

ballando e saltellando dalla gioia: 

Le donne ci lasciano!... Devo piangere, forse?... 
Ah! no, perdio!... Le donne mi vuotarono l'ossa 
senza empirmi il cuore!... Il loro amore è una pri- 



ATTO PRIMO 11 



gionel... Le curve soavi del loro corpo, simili a 
colline lontane, m'invitano di continuo a nuove 
ascensioni, a nuove esplorazioni che hanno per 
scopo la scoperta di una qualche valle profumata 
di una qualche grotta incantata! Ma il panorama 
non ha che delusioni, per quel triste pellegrino 
ch'io sono!... Fiori putridi! Fragole fradicie, senza 
sapore, o rancide!... Il mio cuore ha sempre fred- 
do, quando abbraccio una donna! E invano io mi 
tormento per penetrar nell'anima di lei!... Ahimè! 
Le femmine non sono che strumenti grossolani 
delle nostre solitarie lussurie !... Io non mi sento 
mai tanto solo come quando sono nel letto della 
mia amante!... Eppure, ella è giovane, calda e 
corpulenta! 

Le dorme?... Sono vesciche, che noi empiamo 
del nostro sangue di porco! Diventano, così, san- 
guinacci saporitissimi, ma non si lasciano man- 
giare! E ci s'annoia, perdio, a leccarne senza fine, 
appassionatamente, l'impermeabile pelle!... Io, le 
ho empite di vento, quelle vesciche!... Ma schiat- 
tano come bolle di sapone, non appena io le lanci 
nell'azzurro del cielo... Però, che noia... ora!... 
Dovrò modificare le dediche delle mie canzoni ! 

FAMONE 

entrando da ^destra: 

Al diavolo le donne!... Che bella cosa, l'esser- 
cene liberati!... Le donne non intendon nulla dei 
diritti e dei doveri dello stomaco!... E disprezzano 
l'Intestino universale! {Si odono le voci dei preti 
in « crescendo »). Ma ormai, se ne sono andate!... 
Tanto di guadagnato, per noi, mentre la carestia 
va estendendosi! Saremo meno numerosi all'as- 



12 RE BALDORIA 



salto delle mense! {Sottovoce a Soffiane). La ri- 
voluzione è preparata... La morte di Panciarguta 
è, per noi, come il cacio sui maccheroni. 

VOCI DI DONNE 

lontana: 

Vigliacchi! Bricconi! Impotenti! 

GLI AFFAMATI. 

Ah !... È morto ?... È morto, Panciarguta ? 

SOFFIONE 

con enfasi: 

Sì, miei cari Citrulli! Panciarguta è morto!... I 
nostri stomachi sono liberi, finalmente, dal giogo 
delle sue leggi implacabili! Presto, se seguirete i 
miei consigli, potrete sedervi tutti alla mensa del 
festino Ideale... Tutti, tutti, vi ci siederete!... 
Credetemi ! [In disparte e sottovoce, a Famoné) Al 
primo segnale, tu farai insorgere i Citrulli. Bisogna 
ch'essi gridino tutti insieme : « Viva Soffione! Viva 
Torta!... Viva Béchamel! Vivano i sacri Guat- 
teri ! » E non appena il Re sarà detronizzato, io ti 
nominerò sopraintendente generale delle cucine. 
[Ad alia voce) Cari Citrulli ! Il giorno del Gran 
Banchetto è ormai vicino ! Ora, siate calmi ! 

Mercè nostra, mercè la rivoluzione intestinale 
del mondo, che noi andiamo preparando, i vostri 
liberi stomachi finalmente resi immortali, cesse- 
ranno d'invecchiare! La gioia dei nostri volti, rag- 
gianti di benessere e d'ebbrezza, spaventerà la 
Morte ed imporrà al Tempo di arrestarsi!... Noi 
scacceremo dal nostro paese l'esecrato fantasma 



ATTO PRIMO 13 



di Santa Pulredine, che vorrebbe afferrarci alle 
budella!... Sì! lo scacceremo!... [Stendendo librac- 
cio, per indicare gli stagni verdastri che circon- 
dano il castello deir Abbondanza) . E codesti stagni 
fetidi che avvelenano ed assopiscono i nostri gran- 
di stomachi voraci... li colmeremo!... Li col- 
meremo instancabilmente con gli escrementi pro- 
fumati e copiosi dei nostri intestini divinizzati !... 

GLI AFFAMATI. 

Bravo!... Bene!... Viva Soffione!... 

FAMONE 

sottovoce a Soffione: 

Puoi fare assegnamento su di me... {Rivolgen- 
dosi ai CitrulU che sopraggiungono da ogni parte) 
11 grande Panciarguta è morto! Il primo capocuoco 
di Re Baldoria non è più!... 

ANGUILLA 
sollevandosi sulle spalle dì un Affamato: 

Evviva! Evviva... È giorno di tripudio!... Il Re 
ci offrirà certamente un magnifico banchetto fu- 
nebre... Guardate!... Re Baldoria in persona di- 
rige solennemente il funerale del suo cuoco... 
Guardate il Re! La sua enorme pancia oscilla, 
laggiù, sulla scalea del castello. {Rivolgendosi al- 
l' Affamato che lo sorregge). .Vedi... vedi, laggiù, 
la sua forchetta d'oro, che risplende ?..- 

l'affamato. 

Non vedo nulla!... Suvvia, Anguilla, discendi!... 
Mi fai male alle spalle! 



l'i RE BALDORIA 



ANGUILLA. 

Ah! ecco il ciuffo infarinato della sua augusta 
fronte!... Ed ecco il feretro di Panciarguta!... Che 
onoranze!... Certo, nessun Citrullo si ricorda di 
aver mai visto un feretro tanto bello ! . . . Ah ! che 
graziosi chierichetti !... Sono grassocci, ripieni, 
succulenti di luce ! . . . Sembrano variopinte uova 



di Pasqua !. 



l'idiota 

aprendosi un varco fino alla pri- 
ma fila dei Citrulli, che si assie- 
pano sul passaggio del corteo: 



Qual'è la ragione di tanto sfarzo?... 



gli affamati 
Zitto, imbecille!... 

I GUATTERI 



Respingono l'Idiota. 



I Guatteri s'avanzano, alla tetti 
del corteo, respingendo la folla 
pungendo i restii con le loro 
lunghe forchette, ingiurian- 
doli e sputando loro addosso. 

Largo, pezzenti!... Largo, malnutriti!... Largo, 
scheletri ambulanti!... Vucùil {Sputando) stomachi 
angusti! Intestini inodori!... Largo! Largo!... Giù 
i cappeUi!... Passa Re Baldoria!... Chinate la testa 
intestini disseccati!... E onorate il grande Panciar- 
guta ! Suvvia... Largo, Affamati! 



ATTO PRIMO 15 



FRA TRIPPA 

fiancheggiato da preti e canonici 
in piviale e seguito da chierici. 

Requiem ceternam !... Deus meus recipe ani- 
mam sanctificatam Panciargutse, filii tui, quia fuit 
Panciarguta protector atque benefactor regalis no- 
strae digestionis!... Requiem seternaml 



Amen! 



TUTTI. 

Segue un gran silenzio, durante 
il quale Fra Trippa estrae lenta- 
mente un grande aspersorio da 
una casseruola che gli è presen- 
tata da un chierico, e la brandi- 
sce. Dall'aspersorio gocciola una 
salsa gialla e aromatica. Poi, vol- 
gendosi lentamente, Fra Trippa 
cosparge di quella salsa la ba- 
ra che s'avanza e ch'egli lascia 
passare, ritraendosi a sinistra. 

FRA TRIPPA. 

Asperges me hysopo... et mundabor... 

TUTTI. 

Amen! 

ANGUILLA. 

Guarda... guarda Fra Trippa!... Che bella pan- 
cia mistica e bellicosa!... Ei cammina^ strin- 
gendo le cosce e portando alto il ventre, come un 
tamburo ! 

FRA TRIPPA. 

Asperges me... 



16 RE BALDORIA 



CROSTINO. 

Come un ostensorio. . . 

ANGUILLA. 

Sembra gravido. Ah! il suo ventre oscilla... gli 
sfugge di tra le braccia!... E che braccia!... Sem- 
brano prosciutti! 

CROSTINO. 

Ti giuro che il suo ventre è staccato da lui... È 
la sua carriuola per le provviste ! 

ANGUILLA. 

Pare uno schiavo che porti il proprio padrone 
fra le braccia per attraversare a guado un torrente 
impetuoso. 

FAMONE. 

Infatti, egli teme di cascare! Barcolla... Certo 
finirà col cader sul naso, al di là della sua oan- 
cia !... 

ANGUILLA. • 

Oh, no ! non cascherà... È un equilibrista assai 
prudente. Sa. mantenersi ritto sempre sulla grossa 
palla ruzzolante della sua ventraia ! 

FAMONE. 

Eh, via!... Egli non è che un topo il quale s'ar- 
ramnica su per un uovo enorme. 



ATTO PRIMO 17 



. L'IDIOTA 

appollaiato su un albero morto. 

Ah! che bello spettacolo!... {Indicando con un 
gesto infantile i sontuosi panneggiamenti del fé- 
retro) Sono maravigliose, quelle pernici ricamate 
in oro sul velluto nero!... Ed ecco de' bei macche- 
roni fumanti, di porpora e d'argento!... Ecco dei 
tacchini di seta color carne damascati di tartufi 
adamantini !... E quelle salse color di rubino... 
Ahi Veri rubini intessuti nel panno!... 

GLI AFFAMATI. 

Viva la pancia di Fra Trippa! 

l'idiota. 

Io canterò l'appetitosa magnificenza del fere- 
tro.., ed anche il ventre di Fra Trippa, gon- 
fiato dalla brezza propizia, come una vela tesa 
sull'albero ! Che funerale !... Ma chi è morto ? 

I guatteri. 

Silenzio, vile stomaco rattrappito... intestino 
inodoro!... Giù da quell'albero!... 

GLI affamati. 

Sì! Scendi, Idiota! Scendi a terra!... 

Squassano 11 tronco, per 
farne cadere l'Idiota. 

l'idiota. 

È veramente una festa più bella di quella del 
Corpus Domini. Certo, si saccheggiarono tutti i 



18 RE BALDORIA 



giardini, tutte le lande e tutti gli orti a cento leghe 
in giro!... Vedo una folla enorme che s'avanza!... 
Tutti i Citrulli del mondo vengono in processione 
portando fiori di melo!... Ne spargono dappertutto. 
Pare una nevicata color di rosa! Altri portano dei 
mucchi d'oro sul capo... Sono grandi mazzi di 
ginestre in fiore. Ed altri son come roridi di una 
porpora violacea... Recano viole selvatiche!... I 
sentieri son tutti variopinti. Io credo veramente 
che un magnifico arcobaleno sia caduto sul verde 
dei prati ! 



È un pazzo!... 



I GU ATTERI. 



Depongono per un momento il 
feretro presso la ribalta, sui pe- 
tali sparsi, fra un gocciolar di 
aspersori! e un tinnir d'incen- 
sieri. Indi respingono la folla a 
destra e a sinistra, prodigando 
ingiurie e sputacchi, per formare 
intorno alla bara uno spazio cir- 
colare. Alcuni borbottano preghie- 
re, mangiando fiori avidamente. 

ANGUILLA 

saltellando: 

Ah! che dolcezza!...- Udite! Udite il ventre e le 
labbra di Fra Trippa, che borbottano preghiere 
col brontolio benedetto di una marmitta al fuoco! 

Si avanza, picchiando a caso 
sulle pance dei preti, ognuna 
delle quali è più o meno volu- 
minosa, a seconda del gi-ado 
gerarchico del suo possessore. 

I PRETI 

barcollando e sussultando: 

Ahi! ahil... No! AW! 



ATTO PRIMO 19 



ANGUILLA. 

Ah! che ammirabile gerarchia di pance saggia- 
mente graduate! Voi, con quest'otre, non tarderete 
molto a diventar diacono! E voi sarete presto prio- 
re!... E a te, Trippa, le . dimensioni del tuo ventre 
promettono la tiara!... 

Dà un colpo sulla pancia di 
Fra Trippa e si allontana rapido 

RE BALDORIA 

seguito da Masticaflele e da Pan- 
cotto si avanza a destra. Egli si 
comprime lo stomaco con una 
mano, per cercar di moderare il 
violento singhiozzo che lo scuote, 
mentre coli' altra agita la for- 
chetta d'oro, insegna del potere. 
A quando a quando, s'asciuga la 
bocca bavosa col tovagliolo rica- 
mato che gli pende dal collo. —Fra 
Trippa sta ritto accanto al feretro. 

Povero Panciarguta! Tu eri un sant'uomo!... 
Pregate tutti per Panciarguta, che tanto faceva 
per la salute del nostro stomaco augusto!... Egli 
era per tutti i Citrulli, un dispensatore d'abbon- 
danza... E aveva un solo difetto... Uno solo!... 
Troppo zelo!... Infatti, per un pesce arrivato in 
ritardo, non metteva conto, veramente, di togliersi 
la vita!... 

PANCOTTO. 

Con un buon intingolo, avrebbe potuto rimediare 
alla mancanza del pesce... 

MASTICAFIELE 

Hai torto, amico mio... La salute dello stomaco 



so RE BALDORIA 



reale ne dipendeva. E, davvero, sua Maestà è 
troppo indulgente... La mancanza di quel pesce 
avrebbe potuto infatti essere origine di una serie 
incalcolaLile di calamità, pel suo augusto Inte- 
stino!... Panciarguta era un cuoco pieno d'onore e 
dì saggezza, cui stava a cuore più d'ogni cosa il 
prestigio delle nostre cucine. Non dobbiamo dun- 
que stupirci {solennemente) che un contrattempo 
sì grave gli alDbia tanto turbata la ragione... 

PANCOTTO. 

E veroi! È vero!... Infatti, la felicità digestiva 
del regno dipende unicamente dall'augusta dige- 
stione vostra, o sire! 



ANGUILLA 



a mezza voce, avanzan- 
dosi attraverso la folla: 



Come la vita d'un pargolo dipende dal cordone 
ombedicale che lo congiunge al grembo materno 1 

RE BALDORIA. 

Silenzio! Ho bisogno di raccoglimento! 

S'inginocchia, china il capo, si 
copre il volto con le mani aperte, 
mentre si propaga nella folla un 
susurrìo di stupore e di meraviglia 



I SERVI. 

Silènzio! Silenzio, vili stomachi infraciditi!... 
Silenzio, intestini afoni !... Sua Maestà Re Bal- 
doria sta per ruttare !... Sua Ma^tà rutta... 



ATTO PRIMO 21 



GLI AFFAMATI. 

Ah!... ah!... 

I SERVI. 

Silenzio!... Sua Maestà non ha ruttato! Rut- 
terà fra poco ! 

FRA TRIPPA. 

Te Deum laudamus... 

China 11 capo, giunte le mani su 
un iiuro di gastronomìa avvolto in 
un panno nero come un breviario. 

RE BALDORIA 

alzando la lesta e gli occhi 
al cielo, tende le braccia 
sul feretro per benedirlo: 

mio povero Panciarguta!... Con te, son morte 
la gloria e la prosperità del mio regno!.,. Io non 
vedrò mai più la folla de' miei sudditi divertirsi, 
esultare alla lettura dei meravigliosi menus dei 
miei festini! I figli dei Citrulli non strilleranno più 
dalla gioia neU'aspirare gl'inebbrianti profumi 
delle mie casseruole d'oro... {Sing Mozza) Ah!... 
E non udrò più, durante le fragorose insonnie del 
mio stomaco, il rumor de' tuoi passi concitati at- 
traverso le vaiste cucine della reggia! Io gioivo, 
allora, pensando che stavi preparando con tutta 
la tua sapienza uno di quei salmi tanto utili a 
liberar lo Stato, come per incanto, da una crisi 
intestinale!... Tu sapevi governare, infatti, per 
mezzo delle tue salse, energiche e più benefiche 
delle leggi ideate d'ai legislatori romani 1... 



23 RE BALDORIA 



l'idiota 

dall'alto dell'albero morto: 

Sire!... Sire!... Ecco davanti a voi, a un palmo 
dalle vostre labbra, le divine salse di Panciar- 
guta!... Sono dipinte e ricamate delicatamente sul 
velluto nero del feretro!... In verità, i miei occhi 
le gustano meglio che non le gusterebbero le mie 
labbra!... 

I SERVI. 

Scendi di lassù, Idiota!... Scendi, e taci!..* 

RE BALDORIA. 

Ah! la forza stuzzicante e fecondatrice di quelle 
salse!... Esse scorrevano giìi nel mio stomaco — 
me ne ricordo — come fiumi del Paradiso! {Sin- 
ghiozza) . Mio amato Panciarguta ! . , . Io ho assi- 
stito religiosamente all'opera dei becchini, mentre 
componevano nella bara il tuo veneratissimo cor- 
po ! Ho seguito il tuo feretro, poiché nessuno piìi 
di te meritò mai un simile onore inaudito! E, 
inoltre, ho pregato San Pietro perchè ti ottenga 
un invito a pranzo da Domineddio... Sarà un 
buon pranzo... Vedrai! A proposito: come va l'ap- 
petito, lassù?... {Una pausa). Ma ahimè!... Che 
farò, io, senza di te?... Il mio povero stomaco 
abbandonato si empirà di flore velenose! E il mio 
intestino deperirà!... {Singhiozza. Pancotto si 
asciuga gli occhi. Anguilla finge di reprimere un 
singulto). Ah! comincio a commuovermi!... 

Il Re si volgo, per cercare nella 
folla qualche sorriso d^ simpatia. 



ATTO PRIMO 



23 



MASTICAFIELE 

battendogli piano sulla spalla: 

Eviti la Maestà Vostra d'intenerirsi oltre misu- 
ra. . . Il pianto è volgare ed assolutamente indegno 
della Reale Forchetta. Inoltre, i singhiozzi affati- 
cano lo stomaco!... Coraggio! Procurate di distrar- 
vi, Maestà... 

RE BALDORIA. 

Sì, amico mio... Evitiamo di affaticare il nostro 
augusto stomaco, da cui dipende la felicità dei Ci- 
trulli!... Ma dimmi: hai tu provveduto alla ma- 
gnificenza dei funerali?... Io sono tanto addo- 
lorato, vedi, da non potermi occupare di nulla !... 

PANCOTTO. 

Sire, i funerali son degni del cuoco piìi illustre 
che sia mai esistito... Durante la notte scorsa, 
furono rinnovate le diecimila torcie di strutto pro- 
fumate di menta e di basilico... E ahneno cento 
de' vostri cuochi rimasero tutta la notte inginoc- 
chiati intorno al feretro, per turno. Il popolo, ve 
l'assicuro, si mostra colpito da una grancte ammi- 
razione per la saggezza del vostro stomaco ricono- 
scente. 

RE BALDORIA. 

Ah! 

Singhiozza forte. 

PANCOTTO. 

Che avete, Sire? 



2* RE BALDORIA 



MASTICAFIELE. 

Coraggio, mio povero Baldoria!... Coraggio! 

RE BALDORIA 

piangendo dirottamente: 

Panciarguta! Panciarguta!... Tu sei un traditore, 
un ingrato, un perfido!... Mi hai lasciato nell'im- 
barazzo!... Come potrò, ormai, soddisfare il servi- 
dorame e le moltitudini affamate dei miei Citrulli? 
Come potrò ristabilire l'ordine nelle cucine del 
Regno?... Tu solo sapevi fare tutto questo! 

PANCOTTO 

con profonda tristezza : 

Panciarguta porta seco nella tomba il meravi- 
glioso segreto delle pillole per calmar l'appetito... 
di quelle pillole salutari ch'egli soleva distribuire 
agli affamati ! 

MASTICAFIELE. 

Egli soleva anche far somministrare delle buone 
frustate attraverso le pance più cavernoso, per 
moderare gli appetiti insaziabili... 

RE BALDORIA. 

Ah ! Quello, era un sistema infallibile che agiva 
direttamente sul sangue... Ma chi oserà dìù com- 
piere una funzione tanto saggia ?... 

MASTICAFIELE. 

Io, Sire... Mi propongo, anzi, di fabbricare uno 
staffile speciale, per... {voltandosi, atterrito al sen- 



ATTO PRIMO 55 



tirsi sulla spalla una mano pesante, e ravvisando 
Famone, che gli si è avvicinato) per... ■ 

FAMONE. 

Per che cosa?... A che dovrà servire codesto tuo 
staffile, mio caro Masticafiele?... 

PANCOTTO 

tremante, pallido, Im- 
plorante, tese le mani: 

Diamine !... A frustare i cani del Re... i mastini 
del Re !... . 

MASTICAFIELE 

feroci gli occhi, ripete borbottando: 

Sì... SÌ... I mastini del Re... 

PANCOTTO 

a Masticasele e al Re: 

Bisogna parlar piano !... I Citrulli sono esaspe- 
rati dalla fame. . . e potrebbero divorarci ! 

RE BALDORIA. 

È logico... Da due giorni, non han nulla da 
mangiare!... Non hanno avuto nemmeno le pil- 
lole... nemmeno lo staffile digestivo... Nulla ! {Bat- 
tendosi la fronte, come chi ha un'idea improv- 
visa) Ah! Fra Trippa... Chiamate Fra Trippa!... 

GLI AFFAMATI 

urtando e scompigliando i 
servi si avvicinano al feretro 
con una curiosità ammirativa: 

Ah ! Magnifico... stupendo, questo drappo mor- 



RE BALDORIA. 



tuario!... E com'è appetitosa, questa bella salsa 
d'oro!... È ricamata meravigliosamente !.. . Dav- 
vero, par calda !... E che profumo, codeste per- 
nici di filigrana !... 

RE BALDORIA. 

Eccolo, finalmente, il mio amato Fra Trippa !... 
Amico mio... come in ogni periodo di carestia, 
bisogna che tu imponga ai Citrulli mi digiuno che 
debba durare ahneno una settimana !... 

FRA TRIPPA. 

ispirato, gli occhi rivolti al cielo, do- 
po aver borbottato delle preghiere: 

Obbediisoo immediatamente!... Imporrò un di- 
giuno di una settimana, per la pace dell'anima di 
Panciarguta. . . Va bene, così?... {Gesticola violeri- 
temente verso la_ folla) . Silenzio, miei amatissimi 
Citrulli !.. Il dio degl'intestini vi parla per mezzo 
delle mie labbra consacrate !... Il mio stomaco è 
benedetto fra tutti gli stomachi... Il mio ventre 
contiene tutto un popolo di tacchini ripieni e d'oche 
coi tartufi, che mi danno flatulenze sonore e saggi 
pensieri ! 

ANGUILLA 

Tacete ! Tacete tutti . Ascoltatelo, poiché il suo 
ventre alberga le intelligentissime oche del Cam- 
pidoglio, le quali salveranno il suo lardo, e forse 
anche le vostre miserabili ossa, dalle insidie della 
Morte ! 

FRA TRIPPA 

con gesti untuosi: 

Anzitutto, miei cari Citrulli, dovreste procurar- 



ATTO PRIMO 97 



mi un'ala di pollo... Quando me ne sarò cibato, 
potrò parlarvi degnamente del vostro prossimo 
pranzo ! 

GLI AFFAMATI. 

Sì!... Sì!... Gli sia portata subito un'ala di 
pollo!... E tacete!... Ascoltatelo!... Fra Trippa 
è un uomo saggio ! 

FRA TRIPPA. 

Vi parlerò dell'arte di mangiar bene e di quella 
di digiunare con soddisfazione... 

GLI AFFAMATI. 

No ! No !... Non vogliamo digiunare !.., 

FRA TRIPPA. 

Il Dio delle Digestioni v'impone per mezzo mio 

un digiuno... 

GLI AFFAMATI. 

No ! No ! 

FRA TRIPPA. 

Un digiuno di alcune ore, pel riposo dell'anima 
augusta di Panciarguta ! 

GLI AFFAMATI.- 

No ! No !... Digiuniamo già da tre giorni I... 



S8 RE BALDORIA 



FRA TRIPPA. 

Come sapete, bisogna digiunare, per mangiar 
veramente bene! Il digiuno predispone a gustare 
le vivande succulente, saporose e copiose, e pre- 
para una digestione perfetta... 

GLI AFFAMATI. 

Abbasso il digiuno !... 

FRA TRIPPA 

eoa voce solenne e minacciosa: 
Se non digiunerete, sarete preda di Santa Putre- 
dine, la patrona degli Stagni !,.. Infatti, la Santa 
dice : (( Io penetrerò nei ventri di tutti i Citrulli 
che non digiuneranno dodici volte all'annO' 1 » 

VENDITORI AMBULANTI 

le cui voci ancora lontane, 
si avvicinano a poco a poco: 

« L'appetito dei Citrulli », opuscolo gastrologico 
scritto da Soffione !... Comprate tutti Y Appetito!... 
<( Lo stomaco universale; i suoi diritti, la sua sto- 
ria, la sua capacità, il suo avvenire 1 » Leggete, 
leggete lo Stomaco universale ! Comprate l'Appe- 
tito ! 

FRA TRIPPA 

rivolgendosi ai Citrulli, 
che comprano gli opuscoli: 

Silenzio, miei cari Citrulli !... Voi dovete digiu- 
nare per la pace dell'anima di Panciarguta... Di- 
giunerete per alcune ore... Non di piìi!... È un 
dovere, questo, che s'impone ai vostri stomachi ri- 
conoscenti 1 



ATTO PRIMO 29 



VENDITORI AMBULANTI. 

Comprate, comprate tutti V Appetito... «L'abo- 
lizione dello staffile digestivo ! » opuscolo di Tor- 
ta ! Leggete V Abolizione!... Leggete il Giornale 
dei Citrulli, coU'artieolo di Famone che ha per 
titolo : « L'appetito dei Citrulli è indipendente dal- 
l'appetito di Diol... » 

FRA TRIPPA 

alzando la voce, gesticolando 
sul parapiglia dei Citrulli 
e dei venditori ambulanti: 

I vantaggi del digiuno sono incalcolabili !... 

I VENDITORI. 

Lo stomaco universale, i suoi diritti... 

ANGUILLA. 

È troppo tardi, mio caro Fra Trippa ! È inutile 
che ti spolmoni !... 

MASTICAFIELE. 

Silenzio, stomachi putrefatti !... Intestini vili !... 
Avanti guatteri I Accorrete !... Caricate la folla!... 
Su! Su!... A colpi di spiedo!... Infilzateli tutti, 
perdio I... Infilzateli ! 

ANGUILLA 

Eh! Eh!... Coraggio, Masticafiele ! Date voi 
l'esempio del coraggio ! [Sghignazza). 



30 RE BALDORIA 



MASTICAFIELE. 

Perchè no?... Aiutatemi, caro Anguilla I 

VENDITORI AMBULANTI. 

« Lo stomaco dei Citrulli !... » 

ANGUILLA 

a sé ?tesso: 

Lo stomaco dei Citrulli?... Ah! ahi... È più 
profondo e piìi vorace del mare... più delle fauci 
della tigre... più della lussuria della donna!... 
Più di tutti gli abissi incolmabili di cui parla la 
Bibbia!... 

FRA TRIPPA 

traendo in disparte Anguilla: 

Ma il loro appetito è ancor più grande del loro 
stomaco! {Si solleva sulle spalle di due guatteri, e 
grida, rivolgendosi ai Citrulli) Dovete digiunare ! 
Dovete mangiar di magro ! {Sottovoce ad Anguilla) 
Un buon mezzo per utilizzare gli avanzi di pesce ! 

GLI AFFAMATI. 

No ! No !... Non mangeremo più di magro ! Mai 
più ! Nemmeno il venerdì ! Il nostra stomaco è li- 
bero... indipendente persino da Domineddio! 

FRA TRIPPA 

Quand'è così, me la svigno ! 

Si allontana attraverso la folla 
dei Citrulli, tanto lesto che va 
a dar di naso e col ventre con- 
tro un uomo che entra por- 
tando un cartellone colora- 
to e gridando a squarciagola. 



ATTO PRLMO 31 



LO STRILLONE 

regge, in cima a una lunga can 
na, un cartellone su cui sono di- 
pinti dei piatti fumanti e dei muc- 
clii di frutta, con iscrizioni nere. 

Ecco il menu di Sua Maestà Re Baldoria !... Co- 
lazione: Consommé Fra Trippa!... Stufato ai Ci- 
trulli!... Polpettine alla Regina Salsetta!... Fa- 
giolini verdi con crostini!... Tacchini allo spiedo!... 



VENDITORI AMBULANTI 

sopraggiungendo di còrsa e 
urtando l'uomo dal cartellone: 

(( L'Appetito ! » Leggete l'opuscolo intitolato 
<( L'Appetito ! » 

LO STRILLONE. 

Questa colazione costa alla cucina dello Stato 
Intestinale la piccola somma di duecento soldi !... 
Duecento soldi soltanto ! 

GLI AFFAMATI. 

Abbasso il menu del Re ! Accoppate il bandi- 
tore !... Egli insulta i nostri stomachi esausti ! 

TORTA. 

' Ah! noi... E una colazione rìpugnante !... Io 
non l'assaggio neanche !... Dello stufato ai Citrul- 
li ? !.. . Porcheria ! Una simile colazione non può 
averla ideata che quell'animale di Masticafiele i... 



32 RE BALDORIA 



SOFFIONE. 

Ed è indegna della Forchetta Reale ! È uii'i£;no- 
minià ! . . . Un ' indecenza ! . . . 

FAMONE. 

Quel menu non potretò'essere più volgare... Il 
Re diventa tirchio ! Accoppate il banditore ! Ac- 
coppatelo I 

Parapiglia. 

RE BALDORIA 

avanzandosi verso la ribalta co 
suoi consiglieri, mentre il «orteo 
siila a destra ed esce dalla scena: 

È vero!... Quel menu è ignobile... indegno 
della Reale Forchetta!... Ah! povero Panciar- 
guta ! Dove sei?... Tu, ahneno, sapevi comporre 
delle liste ammirabili, per i miei pasti ! {Rivol- 
gendosi a Masticaftele, malinconicamente) Tu, sai 
soltanto sbraitare !... Sei uno zotico ! {Leggendo il 
cartellone, che ballonzola al disopì^a del parapi- 
glia generale). Persino l'ortografìa, è sbagliata! 
Che orrore !... Ah ! Chi mi rifarà i bei menus del 
mio Panciarguta?... {Battendo sulla spalla a 
Pancotto) Ti ricordi del pranzo di Pasqua del- 
Tanno scorso?... 

MASTICAFIELE. 

La Maestà vostra non ha dimenticato, forse, che 
la salsa tartara che si fece per quel banchetto 
costò, essa sola, diecimila scudi d'oro che si do- 
vettero prendere nelle casse dello Stato ! . . . Spese 
simili mi sono vietate, oggigiorno ! 

Brontola sordamente, bilioao. 



ATTO PRIMO 33 



PANCOTTO 

che, in estasi, non l'ascolta: 

Ecco... ecco delle cifre abbaglianti che giova 
far rifulgere con gran pompa sulle moltitudini, 
per empir di stupore gli stomachi furibondi degli 
Affamati ! {Facendo schioccar la lingua) Ah ! co- 
m'era contenta, la folla, al vederci mangiare alla 
tavola reale ! Ci contemplava attraverso le vetrate, 
e aveva sorrisi di profondo benessere !.. Vedo an- 
cora, nella mia memoria, quegl' innumerevoli volti, 
pallidi ma felici, che ammiravano in estasi la no- 
stra sublime, la nostra incommensurabile ingor- 
digia, seguendo cogli occhi l'andirivieni delle no- 
stre forchette e le nostre bocche instancabili che 
masticavano senza posa e che sputavan lontano 
i noccioli delle frutta candite!... Frattanto, gli 
araldi s'aggiravano in mezzo alla folla con vasti 
stendardi di velluto roseo sui quali la lista delle 
vivande reali era ricamata a lettere d'oro incro- 
state di pietre preziose... Lo stile di quelle liste 
era sì dolce e saporoso che tutti gli affamati ne 
gustavano lungamente la lettura, leccandosi le 
labbra come fanno i gatti I 

ANGUILLA 

sghignazzando: 

Di', piuttosto, leccandosi le orecchie ! La fame 
infatti, allungava loro smisuratamente la lingua!... 

RE BALDORIA 

E i banditori cantavano le meraviglie della li- 
sta reale in un tono di melopea sì soave e con 
accenti sì melodiosi, che la folla ne era deliziata 



S4 RE BALDORIA 



come da un bel sogno tutto rorido e profumato 
di salse ideali !.., 

PANCOTTO 

estasiato, stralunando gli 
occhi pieni di tenerezza: 

Eran tempi felici, quelli!... I Citrulli solevano 
addormentarsi ascoltando il serico frusciare dei 
vostri fritti, che si rosolavano lentamente nelle 
ampie padelle... 

RE BALDORIA 

preoccupato e pensieroso: 

Allora, i Citrulli eran più pallidi e più esausti 
che non appaiano oggi. La Provvidenza digestiva 
dell'universo li gratificava, fin dalla nascita, di 
un'anemia estenuante e di certe febbri intermit- 
tenti che esaurivano la loro volontà e annebbiavano 
i loro cervelli... Ma purtroppo gli Stagni del Pas- 
sato non esalano più quei terribili vapori gialli 
la cui virtù a. volta a volta soporifera ed esaltante 
dava loro aspetti di sonnambuli o ài anne- 
gati !... Si vedevano, nelle belle serate plenilu- 
nari, andare in processione per le campagne fan- 
tasmi bianchi e barcollanti che tendevan le brac- 
cia verso l'infinito, cantando lamentevoli strofe 
d'amore per assopire la loro fame incurabile 1... 
Essi sogiimvano giorno e notte, allora... 

ANGUILLA. 

Hanno sognato troppo lungamente 1... 

RE BALDORIA. 

Non si sogna mai abbastanza. Il sogno arrug- 
ginisce lo stomaco... Guardateli, ora... Stanno 



ATTO PRIMO 35 



troppo bene. . . Le loro guancie sono più rosee che 
una volta... 

ANGUILLA. 

È la febbre, che colora i loro zigomi... 

PANCOTTO. 

Persino 1 poeti ci hanno abbandonati l Le loro 
canzoni servivano a calmare un poco la cupa di- 
sperazione degli stomachi ! I poeti, infatti, sono 
talvolta degl'insuperabili incantatori di seicenti... 

I venditori ambulanti rienti'ano 
violentemente spingendo e urtando 
da ogni parte il banditore del menu. 
che cade sotto le loro percosso, 

I VENDITORI. 

Crepa! Crepa, finalmente, stomaco vile I... 

RE BALDORIA 

con tristezza: 

È finita, ormai, l'efficacia del cartellone am- 
maliatore !... È finito, il rimedio del digiuno!... 
A proposito: dov'è Fra Trippa?... Bisogna pre- 
gare per la pace eterna di Panciarguta e del suo 
augusto Intestino... Gl'intestini defunti si ven- 
dicano spesso dei nostri stomachi indifferenti e 
obliosi... 

MASTICAFIELE. 

Tranquillizzatevi, Maestà... La Regina Salsetta 
pregherà per lui, nel suo castello dei Prosciutti... 



36 RE BALDORIA 



RE BALDORIA. 



A proposito... Dov'è il mio corriere?... 

Si volge, e visto un valletto che 
tien sollevato per le due coc- 
che inferiori 11 proprio grembia- 
le, rigonfio di pergamene aiTO- 
tolate, va lentamente a sedersi 
su uno sgabello, invitando con 
un cenno il servo ad avvicinarsi. 



IL SERVO. 

Sire... Ecco il messsaggio di Sua Maestà la Re- 
gina Salsetta... 

RE BALDORIA. 

No ! Dammi le relazioni dei Grandi Cuochi del 
Regno. Anzitutto, gli affari intestinali dello Sta- 
to... Poi, mi occuperò delle tenerezze coniugali !... 
{Svolge le pergamene) Ah ! La mia povera Sal- 
settina cara ! [Pensieroso] Come deve mangiar 
male, poverina, priva di cuochi, priva di prov- 
viste, in quel castello deserto ! . . . {Comincia a leg- 
gere una delle pergamene, e subito impallidisce) 
Grande scompiglio nelle cucine!... Ribellione dei 
Cuochi e del Guatteri !... I fornitori sono fuggi- 
ti !... Le cantine, vuote !... I granai, incendiati !... 
{Singhiozza) Ah ! pietà... pietà di me !... Che farò, 
ora ?... Consigliatemi voi ! {A Masticafiele e a Pan- 
cotto) No... no... è inutile ch'io mi rivolga a 
voi... Siete due imbecilli !... Non avete saputo 
preveder nulla di quanto accade!... Dov'è, dov'è, 
il mio saggio Fra Trippa? 



ATTO PRIMO 37 



PANCOTTO. 

Ha seguito il corteo funebre, per impedire agli 
Affamati di divorare le torcie di strutto... 

RE BALDORIA 

si stacca dalla cintola la «Suc- 
culenta » e la dà al valletto. 

Prendi la mia spada ! Quest'elsa mi tortura 
l'epigastro. Io non posso riflettere se non ho com- 
pletamente libero lo stomaco! {Si sbottona il giu- 
stacuore e dà sfogo a rumorose flatulenze) Ah ! 
{Con un sospiro di benessere) Ora, datemi la per- 
gamena della Regina. (La prende, la svolge, e 
legge ad alta voce : a Mio grosso prosciutto ama- 
tissimo... Ho dovuto allontanarmi da te, per sfug- 
gire alle conseguenze possibili dello spirito di ri- 
bellione che sconvolge l'intestino del Regno... Im- 
magina quanit'è profondo il mio dolore, per questa 
separazione inevitabile ! Sono venuta, sola, in di- 
ligenza, alla mia villa dei Prosciutti... Per for- 
tuna c'è Cocomero... Tu conosci, Cocomero... È 
quel giovane cuoco, tanto gentile, a cui decre- 
tasti una onorificenza, l'anno scorso, dopo il 
banchetto di Pasqua. — Cocomero mi fa delle 
salse deliziose e mi serve a tavola con molta gra- 
zia. Tutte le mie dame mi hanno abbandonata, 
e quindi il mio piccolo cuoco deve moltiplicarsi... 
Ieri quel bricconcello scovo un cassone pieno di 
cose squisite che vorrei poter dividere con te ». — 
{Il Re sospira) u Perchè non ti decidi a piantare 
in asso tutti codesti stomachi putrefatti e a ve- 
nirtene qui a mangiare con me delle saporitissime 
pernici, in una dolce intimità amorosa, come du- 



3S RE BALDORIA 



rante il nostro viaggio di nozze ?... Ah ! vieni, vieni 
ad amarmi a tavola; vieni a baciarmi con le tue 
belle labbra sugose di prelibati salmi 1... Sono an- 
cora molto stanca pel lungo viaggio. Le mie na- 
tiche son tutte pèste e indolenzite pei sobbalzi di 
quella maledetta diligenza... A tavola, non ho 
nemmeno la forza di sollevare la forchetta, e Co- 
comero deve masticare accuratamente i bocconi 
più gi^ossi, per introdurmeli poi nella lx)cca con 
le sue labbi'a... Mi dà l'imbeccata, come fanno gli 
uccelli !... Vieni, vieni presto, mia grossa polpetta 
dorata, ad aniarmi a tavola e a mangiarmi a let- 
to !... La tua Salsetta ». — Che stomaco raffinato 
quello di mia moglie ! Che delizioso stomaco, amo- 
roso, intelligente e profumato !... Davvero, biso- 
gna ch'io ^raggiunga la Regina!... Laggiiì man- 
gerò meglio che qui 1 

MASTICAFIÉLE. 

Ah! per carità!.. Non ve ne afìdate, Sire!.. 
Pensate che lo Stomaco Universale dipende diret- 
tamente dal vostro ! Se ve ne andaste, lasciere- 
ste l'Intestino del regno fra i denti degli Affa- 
mati. 



ANGUILLA 



sottovoce al Re: 



Affrettatevi a raggiungere la Regina, sire... 
Pensate che Cocomero potrebbe mangiarsela... 
Ella dev'essere piìi appetitosa che mai !... 

Duvante la lettura, la folla 
8i è lentamente diradata. 



ATTO PRIMO 



39 



RE BALDORIA. 

Mio Dio ! . . . Che devo fare ! {Rivolgendosi a 
volta a volta a Pancotto, a Mastica-fiele e ad An- 
guilla) Tacete, voi... Tacete! Vi domando un con- 
siglio. . . uno solo. . . e voi me ne date cento ! A 
chi devo credere ? A che mi serve avere dei con- 
siglieri?... [Gridando] Silenzio ! Ho biseco di ri- 
flettere ! 

Chiude gli occhi, si addormenta 
e subito comincia a russare. Ma 
gi'ida altissime lo svegliano di 
soprassalto. Riapre gli occhi e 
trema al veder sopraggiungere la 
folla degli Affamati che spinge 
avanti un pastore cencioso. 

IL PASTOIE VEDETTA. 

Sirel... Sirel... 

RE BALDORIA. 

Che c'è di nuovo ?... Non mi è lecito nemmeno 
di lasciar riflettere il mio stomaco ! 

IL PASTORE. 

Tutti i vostri vassalli s'avanzano. Ero in sen- 
tinella sugli spalti della Porta Anale, quando a 
un tratto scorsi il loro miserevole corteo sulla Via 
Intestinale. 

RE BALDORIA. 

No! Non è possibile!... Se tu menti ; se gli 
occhi t'hanno ingannato, ti condannerò ad una 
solenne bastonatura... anzi, alla tortura!... Siano 
preparati i cavalietti ! 



40 RE BALDORIA 



MASTICAFIELE. 

Mettete al fuoco gli schidioni... Allo spiedo, 
questo guastafeste ! 

RE BALDORIA. 

Guai a te, se menti ! . . . Guai a te !.. . {Minac- 
cioso) Mi fa fremere, la tua notizia-... Infatti 
come potrò dar da mangiare a tutta quella gen- 
te?... L'oro che resta nei miei scrigni è pochis- 
simo... Appena tanto da pagare i miei guatteri, 
ministri del mio stomaco, con gli stipendi arre- 
trati a cui hanno diritto. . . Ah ! Masticafiele ! Ma- 
sticafiele, mio!... ci credi tu?... Dobbiamo pro- 
prio credere a questo annunzio ? 

PANCOTTO 

s'avvicina stropicciandosi alle 
gramente le mani. Egli non 
ha udite le parole del Re. 

I vassalli ! . . . Arrivano 1 vassalli ! Che fortuna ! 
Finalmente, si farà colazione ! 

MASTICAFIELE. 

Eh ! via !... Si mangerà peggio del solito ! 

ANGUILLA. 

Non mangerete affatto ! 

RE BALDORIA. 

Ebbene, per conto mio, non credo punto alle 
frottole di questo cretino ! 



ATTO PRIMO *1 



IL PASTORE. 

Sire ! Ve Io giuro ! . . . Li ho visti avanzarsi in 
file compatte, molto lentamente... Sono stanchis- 
simi. I loro cavalli, stremati, barcollano e in- 
ciampano ad ogni passo, perdendo sangue dalla 
bocca... Ne pèrdono tanto, del sangue, che anche 
di lontano si può scorgere una lunga traccia ros- 
sa, sulla bianchezza della Strada Intestinale... Al- 
cuni uomini, poi, sembrano agonizzanti per stan- 
chezza o per fame, e, oppressi dal peso della co- 
razza, stanno chini sul cavallo, abbracciandone 
convulsivamenie il collo ! 

RE BALDORIA 

picchiandosi la fronte: 

Diamine!... Tutto ciò è naturalissimo. [Conta 
sulle dita) Da otto giorni non mangiano, quei di- 
sgraziati ! 

FRA TRIPPA. 

Avevate promesso loro di mandare dei distacca- 
menti di guatteri, con degli asini carichi di vetto- 
vaglie da distribuire sul monte Cremoso, al passo 
dell' OmbeUco e lungo tutta la Strada Intestinale ! 

RE BALDORIA 

irritato: 

Non fu possibile farlo !... Ed ora, bisognerà dar 
loro da mangiare !... Stiamo freschi ! Io non ho 
di che sfamarli ! . . . Che cosà accadrà ? 

PANCOTTO. 

Per colmo di sventura, sono ingordi, voraci... 
E son digiuni già da otto giorni !... 



4S RE BALDÒRIA 



MASTICAFIELE. 

Il rimedio è semplice. . . Basta non riceverli ! 

RE BALDORIA 

tutto tremante, col 
capo fra le mani: 

Mio Dio ! . , . che awerrà di me ? Che consiglio 
mi dai, mio buon Pancotto?... 

PANCOTTO. 

Siate prudente, sire... Se non li riceverete, si 
ribelleranno in massa !... E, Io sapete, son nu- 
merosi e forti 1 

RE BALDORIA. 

Mastioafiele mio ! consigliami tu !... 

MASTICAFIELE 

rivolgendosi al pastore: 

Dimmi : quanto tempo occorrerà loro per giun- 
gere alla Porta Anale ? 

IL PASTORE. 

Almeno un quarto d'ora. 

MASTICAFIELE. 

Ebbene, sire... Ordinate subito che la Porta sia 
barricata col carro funebre di Panciarguta, che 
ora dev'essere precisamente laggiù !... 



ATTO PRIMO ^3 



RE BALDORIA. 

Povero Panciarguta !... Sarebbe un sacrile- 
gio!... 

MASTICAFIELE. 

Ragione di Stato intestinale !... Se me lo per- 
mettete, sire, io farò ammucchiare davanti alla 
Porta Anale tutti gli accessori del funerale, e tutto 
ciò che contengono le cucine: i grandi spiedi, gli 
alari monumentali, le batterie di paiuoli e le più 
gigantesche oasseruol-e. I fornelli, d'altronde, ba- 
steranno ad ingombrare e ad ostruire la porta, e, 
dagli spalti bersaglieremo gl'intrusi con carote e 
patattì... 

ANATRA. 

Non ci son più carote ! . . . Non abbiam più nem- 
meno una patata !... E ir carro funebre è già stato 
riconidotto alla rimessa... 

IL PASTORE. 

D'altronde, i Vassalli devono già esser giunti 
alla Porta Anale... 

RE BALDORIA. 

Dunque mentivi, poc'anzi ! 

MASTICAFIELE. 

Allo spiedo!... Allo spiedo, il mentitore!... 



M RE BALDORIA 



RE BALDORIA 

spaventato: 

Ed io non ho ancora fatto colazione !... 

Trema, sbarrati gli occhi, 

PANCOTTO 

s'avanza, facendosi largo a 
gomitate.per aprire un pas- 
saggio a Torta, a Soffione e 
a Béchamel, che lo seguono. 

Sire ! Sire ! Tre Guatteri vi domandano udienza, 
in nome dei vostri Gitimlli amatissimi, dei quali 
sono ambasciatori ! 

RE BALDORIA. 

Vengano avanti!... Come si chiamano? 

FAMONE 

ai Citrulli: 

Gridate, perdio ! . . . Gridate ! 

GLI AFFAMATI. 

Sono i Guatteri, nostri rappresentanti !... Viva 
Soffione! Viva Torta! Viva Béchamel! Vivano i 
Guatteri !... 

RE BALDORIA. 

Ebbene... che cosa volete?... Presto!... Par- 
late ! . . . {fissandoli) Ah ! vi riconosco. Siete i tre 
guatteri esiliati da Panciarguta dopo una som- 
mossa che sconvolse le cucine 1 



ATTO PRIMO 45 



MASTICAFIELE. 

E foste giustamente incolpati di un tentativo di 
avvelenamento perpetrato contro il nostro Re!... 

TORTA, SOFFIONE, BECHAMEL. 

È questa un'infame calunnia che non può in- 
taccare la nostra dignità universalmente ricono- 
sciuta di mastri di cucina ! 



BECHAMEL 

a Soffione: 

Suvvia ! Parla tu solo. . . 



TORTA V 

Sì... Così non si perderà tempo. 

SOFFIONE. 

Ed è appunto nella nostra qualità di mastri di 
cucina, che noi veniamo, sire, a proporvi una 
soluzione del problema che turba tutti gli sto- 
machi. Questa soluzione potrà salvare lo Stato da 
una deplorevoile crisi intestinale ! . . . - 

RE BALDORIA. 

Ma voi dovrete anzitutto dimostrare la vostra 
competenza di mastri di cucina... Infatti, durante 
il governo culinario di Panciarguta, foste adibiti 
soltanto a forbire le marmitte. 

SOFFIONE. 

Questo, perchè Panciarguta non voleva colla- 
boratori. Gli premeva di serbare per sé solo tutta 



4B RE BALDORIA. 



la responsabilità e tutti gli onori del suo grado 
supremo... Nessuno de' suoi dipendenti poteva 
permettersi di ammannire una salsa!... 



RE BALDORIA. 

Dunque, come avete potuto diventar mastri di 
cucina?... 

SOFFIONE. 

Abbiamo tanto osservato, e sì attentamente, 
l'operar sapiente ed ispirato di Panciarguta, che 
ormai ci sentiamo capaci di comporre dei pasticci 
inimitabili e delle salse paradisiache !... D'altron- 
de, vi son note, Maestà, le condizioni disperate 
dell'Intestino Universale, e sapete che disordine 
regna nelle cucine... 

RE BALDORIA. 

Basta ! Lo so. Questi non sono che antipasti 
nauseabondi. Passiamo alle portate consistenti... 
Che cosa mi offrite ? 

SOFFIONE. 

Voglia la , Maestà Vostra cederci la proprietà 
assoluta del Castello Reale, e mettere a nostra di- 
sposizione gli scrigni del tesoro culinario, i refet- 
tori, i pollai, i frantoi, i granai, le panetterie, le 
dispense, i parchi del bestiame... tutti i domini, 
insomma, del defunto Panciarguta... per venti- 
quattr ' ore soltanto . 

RE BALDORIA. 

Voi burlate!.. E che fareste, se vi acconten- 
tassi ?... 



ATTO PRLMO 47 



SOFFIONE. 

Ci obbligheremmo, pena la vita, ad offrire a 
Vostra Maestà, ai vassalli, ai ministri e a tutti i 
Citrulli affamati un banchetto pacificatore degli 
stomachi e degli animi, un gran banchetto defini- 
tivo, tale da soddisfare tutti gli appetiti ! 

RE BALDORIA. 

E che farò, io, in quelle ventiquattr'ore ? 

SOFFIONE. 

Faremo trasportare nel parco il vostro trono... 
La temperatura è mite, e, al rezzo di questa quer- 
cia, per esempio, starete ottimamente... {Il Re 
tace, profondamente perplesso) D'altronde, voi 
continuerete, sire, a governare, ad aimninistrar 
la giustizia e a riceveregli omaggi dei Citrulli, se- 
condo le vostre regali abitudini... 

RE BALDORIA. 

Ah ! come sono infelice ! . . . I miei nemici mi 
canzoneranno, si burleranno di me...^ Diventerò 
ridicolo, agli occhi del mio popolo !.. Ma, d'altra 
parte, dite, come potrete saziare, voi, tutti gli 
affamati?... 

SOFFIONE. 

Li sazieremo tutti, li rimpinzeremo di vìvan 
de... siatene certo! E il banchetto, anzi, sarà 
tanto copioso, che essi potranno rendervi gli onori 
supremi col puro incenso dei loro stomachi rico^ 
noscenti 1 



48 RE BALDORIA 



RE BALDORIA. 

La vostra proposta è generosa... Ma io non 
posso consegnarvi le cucine e le cantine prima 
d'aver dato da mangiare ai vassalli, che son di- 
giuni già da otto giorni! 

SOFFIONE. 

Badate, sire... Tardare è spesso funesto!... 
L'Intestino del Paese è nelle nostre mani... Se 
rifiutate di affidarci immediatamente tutti i do- 
mini di Panciarguta, non sappiamo che cosa potrà 
avvenire di voi ! . . . Pensate. . . Tutto è pronto. . . In 
un attimo, noi possiamo scaraventare contro di 
voi la rivoluzione di tutti gli stomachi ! 

RE BALDORIA 

pallido dal terrore : 

Ebbene. . . sì !.. . Accetto ! Accetto, miei cari 
Guatteri... Ah! no... Scusate! volevo dire miei 
cari Cuochi !... Fate... fate ! Sono contentissimo ! 
Il Castello è aperto!... Potete entrarvi {Si fruga 
nelle tasche) Ecco la chiave del tesoro... E tu, 
Masticafiele, apri le cantine a questi signori... 
E tu. Pancotto, conduci i miei nuovi, dilettissimi 
Cuochi nel mio orto degli asparagi!... E voi, servi, 
affrettatevi a scacciar la folla dal giardino rea- 
le!... 

MASTICAFIELE 

verde di bile, feroce lo sguardo: 

Ma... Sire... Sire!... È possibile? 



ATTO PRIMO 49 



RE BALDORIA. 

Sì !.. . Silenzio ! Obbedisci ! 



PANCOTTO 



a Masticaflele e a quanti al: 
tri accennano a protestare- 



Tacete, ed obbedite al Re ! 



Soffione si dirige verso il castello, se- 
guito dai sottocuoclii e dai guatteri. 



RE BALDORIA. 

ai servì : 

Andate a prendere il mio trono e portatelo 
qui!... Badate che non si rompa l'urna di por- 
cellana su cui sogliono posare le mie natiche au- 
guste... E mettetevi dell'acqua tiepida, profumata 
di rose ! {Rivolgendosi a Torta) Il trono potrà 
esser messo là... all'ombra di quella quercia, dove 
dite voi.. 

TORTA. 

Sì... e ne sarete contento... L'aria fresca vi 
stuzzicherà 1 ' appetito. . . 

RE BALDORIA 

sospirando": 

Oh ! l'appetito non mi manca, stamane l 

TORTA. 

E le vostre guancie acquisteranno un bel colo- 
rito... 



50 hE BALDORIA 



FAMONE 

A Soffione, che torna dal Castello 
giocherellando orKOgliosamente 
con un gran mazzo di chiavi d'oro : 

Dunque, è oosa intesa... Io verrò al castello con 
voi, non è vero ? 

SOFFIONE. 

Aspetta... aspetta ancora un poco, mio caro 
Famone !... Bisogna che io riunisca, prima, il 
consiglio dei Guatteri... Ma stasera tu avrai sicu- 
rissimamente la tua carica... Te lo prometto. 

FAMONE 

irritato : 

Bada alla pelle ! I -Citrulli mi obbediscono.. Io 
posso farli insorgere contro di voi 1 

BECHAMEL 

a Soffione: 

Suvvia! Spicciati!... Pianta quell'imbecille!.. 
È un ciarlone, un millantatore, un ambizioso vol- 
gare... 

SOFFIONE 

a Béchamel: 

Zitto !... Lo sai anche tu, che Famone è il capo 
riconosciuto dei nostri Citrulli I... 

Béchamel e Soffione ritorna- 
no al castello. Faraone si al- 
lontana dalla parte di destra: 

BECHAMEL 

Me ne infischio!... Vieni via! Piantalo!... 
Torta è del mio parere.... 



ATTO PRIMO M 



RE BALDORIA 

posando la mano sulla spalla di Torta: 

I vostri compagni mi sembrano molto intelli- 
genti, E anche voi, dovete essere intenigentissimo! 
Ma, insomma, sarei curioso di sapere come po- 
trete cavarvela... Infatti, a proposito di banchetti, 
non negherete che vi siano molte difficoltà da vin- 
cere, per riuscire a far le cose ammodo... 

Il Re, ragionando famigiiàrmente 
con Toi'ta, si dirige a braccetto 
con lui, verso la quercia, che è a 
sinistra, e all'ombra della quale 
i servi stanno disponendo fretto- 
losamente il trono, con la sua 
impalcatura e i suoi gradini. 

FRA TRIPPA 

venendo da sinistra verso la ribalta e 
chiamando con un cenno Anguilla: 

Vuoi venire con me, per tenermi compagnia ?... 
Posso offrirti da... 

strizza l'occhio, si accarezza la pan- 
cia con un gesto da ghiottone soddi- 
sfatto, facendo schioccar la lingua. 

Che nessuno lo sappia ! . . . E svignamocela pri- 
ma che il Re ci veda!... È un imbecille, quel 
povef'uomo ! E non si può aspettar nulla di buono 
da un Intestino reale che si abbandona tanto fa- 
cilmente a dei parvenus della cucina ! . . . 

Si allontanano rapi- 
damente da sinistra. 

RE BALDORIA 

contemplando il suo trono: 

Benissimo!... Perfettamente! {Sale con lentez- 
za sul palco, premendo forte coi piedi sui gra- 
dini, per constatarne la solidità. A quando à quan- 



59, RE BALDORIA 



do, si passa una mano sullo stomaco come 
per reprimere dei singhiozzi dolorosi e dei crampi 
di appetito. Finalmente, siede sul trono, e, im- 
pugnata coita destra la forchetta d'oro, appoggia 
il pugno sulla coscia destra, come se tenesse uno 
scettro). Tu, mio carissimo Masticafiele, siedi qui, 
presso il mio piede sinistro... Nessuna azione vio- 
lenta s'impone, per ora... E tu potresti compro- 
metter tutto, se io ti lasciassi i pieni poteri di 
primo ministro. 

Questi pieni poteri appartengono a ie, mio dol- 
cissimo Pancotto... Siedi anche tu, caro, qui, da 
quest'altra parte, presso il mio piede destro... 
Sì ! D'altronde, non avrete nulla da fare, né l'uno 
né l'altro, poiché gli avvenimenti s'impongono e 
noi dobbiamo obbedir loro. 



MASTICAFIELE 

inchinandosi e bronto- 
lando rabbiosamente. 

Prendi ! Eccoti il coltello dell'autorità.. 

Tende a Pancotto il coltellaccio 
dal manico incrostato di rubini e 
va a sedersi alla sinistra del Re 



PANCOTTO. 

Oh! te lo puoi tenere... Io non ho nulla da 
tagliare, con quell'arnese ! Ah ! Se avessi il col- 
tello delle frutta ! . . . 

RE BALDORIA 

sbadigliando malinconicamente: 



Hai ragione, Pancottino mio 1 



ATTO PRIMO 53 



MASTICAFIELE 

burbero: 

Prendi, ti dico... Prendi il coltello! 

Tutti gli altri: sottocuoclii, cortigiani, 
valletti, portatori di spiedi, ecc., si 
dispongono a destra e a sinistra, sui . 
gradini tlel trono. Il trono è appog- 
giato a una grande guercia, di sbieco, 
sul margine del viale, a sinistra. Il 
palco è disposto in modo da non na- 
scondere la scalea del castello che 
forma lo sfondo della scena. I vassalli 
entrano a due a due, barcollando sui 
• loro gi'andi cavalli arrembati per la 

stanchezza e ischeletriti dalla fame. 
I loro corpi scarni e curvi ballonzolano 
sulle grandi selle, cedendo al peso 
delle enormi corazze in forma di pa- 
iuoli. I cavalli sfiancati, hanno attra- 
verso l'addome un semicerchio san- 
guinolento, impresso dagli speroni. 
Sogliola, voltando la propria cavai 
calura verso i gradini del trono, prò 
rompe in tonanti e furiose escla 
mazioni che a poco a poco flauteg- 
giano in un rantolo d'agonizzante. 

SOGLIOLA. 

Onore e gloria alla Maestà di Re Baldoria, Bu- 
dello sacro del mondo, Intestino degrintestini, 
grande Stomaco del regno dei Citrulli ! {La stan- 
chezza gli fa abbassare gradualmente la voce, ed 
egli deve aggrapparsi alla ciminiera del cavallo^ 
per non cadere) . Oh ! sire ! Dateci da mangia- 
re !... Dateci da mangiare, per pietà ! 

Mentre parla Sogliola, gli altri 
vassalli, entrati in scena, si dispon- 
gono a destra e a sinistra del 
trono, piegando sui cavalli, al collo 
dei quali si aggi-appano, per nma- 
nere in sella. L'ansimar sibilante 
degli uomini e dei ronzini accompa- 
gna il cresccMcZo violento eTagonìz- 
zaro sospiroso della voce di Sogliola. 



54 UE BALDORIA 



TRIGLIA 

Spronando violentemente la pro- 
pria cavalcatura, si spinge innanzi, 
ritto sulle staffe, e la sua rauca vo- 
ce si frantuma in iscoppi brevi che 
finiscono in un penoso balbettìo. 

Sire ! Sire !... A voi salgano gii omaggi dei no- 
stri ampi stomachi devoti e riconoscenti !... In- 
testino degl' Intestini!... Ma... [Un grido arro- 
gante) per pietà... per pietà... ve ne supplichia- 
mo... in nome delle vostre viscere benedette da 
Dio, dateci da mangiare !... Del pane ! Del pane, 
TpoT carità 1... Da otto giorni, non assaggiamo 
cibol... È un'infamia! È un tradimento!... 

SOGLIOLA. 

Sire ! . . . voi d prometteste, nelle vostre più re- 
centi pergamene, di mandarci incontro delle mi- 
lizie recanti vettovaglie in abbondanza !... Voi ci 
prometteste, sulla fede del vostro suggello om- 
belicale, di far preparare per noi delle fermate 
ristoratrici, di cento in cento leghe, sulla grande 
Strada Intestinale... e non abbiam trovato nulla 
di tutto questo !... Così, furono imperdonabilmente 
offesi dei Re, dei Principi e dei Cavalieri che 
provengono in linea diretta dall'Intestino di Dio!... 
{Alzando la voce) Dateci di che pranzare, imme- 
diatamente, ammutineremo contro di voi tutte 
le cucine della terra!... Poiché, sappiatelo, tutti 
gli stomachi sono sconvolti e indignati pel di- 
giuno disonorante che la vostra forchetta impone 
loro ! 

RE BALDORIA. 

Anche il mio stomaco regale è in ribellione 
contro il digiuno ! Sentite come parla I {Alzando 



ATTO PRIMO 55 



la voce e facendo gesti pacificatori) Il digiuno è 
veramente disonorante !... Miei cari vassalli, miei 
amati protettori, figli, fratelli e nipoti del mio 
Stomaco augusto... sappiate che è stato prepa- 
rato per voi un banchetto sontuoso e succulento... 
Ma bisogna attendere ancora un poco ! . . . Ho per- 
duto, ahimè! il mio grande Panciargutà, e il 
mio nuovo ministro delle cucine è alquanto im- 
pacciato ! 

SOGLIOLA 

piegato sul collo dei 
suo ronzino, singhiozza 

Ah I pietà !... Io muoio I... Fra poco, vomiterò 
forse le budella, per mangiarmele!... {al suo 
cavallo) E anche tu, mio povero Fieno, stai per 
morire 1... 

Alcuni cavalli dei servi s'ingi- 
nocchiano, indi crollano morti. 

SARDELLA 

avanzandosi verso il trono su 
un cavallo appiattito e traspa- 
rente per fame e per stanchezza. 

Ho qui, nella mia bisaccia d'oro, tre pergamene 
del Re Petardo e del Principe Baccellone, delle 
quali bisogna ch'io vi dia lettura immediatamente. 

RE BALDORIA. 

Ah ! no !... Queste non sono faccende urgenti!... 
Ne parleremo alle frutta !... {A Masticafiele) Leggi 
codeste pergamene a Pancotto, mio primo mini- 
stro degli affari digestivi ! Tu, Pancotto mio dolce, 
ascolta con la massima attenzione, ma astienti 
dal prendere decisione alcuna... 



56 RE BALDORIA 



SARDELLA 

il cui cavallo cade e muore: 

Ecco le pergamene di cui vi ho parlato ! . . . 

MASTICAFIELE 

svolgendone una: 

A Sua Maestà Re Baldoria, Budello sacro, In- 
testino degl'Intestini, Stomaco augusto del popolo 
dei Citrulli, onore supremo, gloria trionfale, pie- 
nezza felice e tutta saporita ! 

SARDELLA 

lasciato il suo cavallo morto, sti- 
ra penosamente le gambe e le 
braccia, si trascina tastoni in- 
torno ai gi-adini del trono, e, rac- 
colto con fìnta indifferenza un og- 
getto, lo nasconde sotto la corazza. 



Svignamocela ! 



TRIGLIA 



balzando immedia- 
tamente da cavallo. 



Che hai trovato, Sardella? 



SARDELLA. 

Oh, nulla !... Un sasso color di rosa. 

Tien celata dietro il dorso 
la carota raccolta, alla qua- 
le ha già potuto mordere. 

RE BALDORLi 

sceso cautamente dal trono, men- 
tre Masti cafiele alla sua destra 
conìinua la lettura, e Pancotto alla 
sua sinistra ascolta sonnecchiando: 



Leggete... Leggete 



Con un rapido gesto strappa di ma- 
no a Sardella la carota e la divora. 



ATTO PRIMO 57 



SARDELLA 

ardenti gli occhi d'un odio feroce; 

No! No!... Rendetemela! {Insegue il Re) Io 
muoio di fame ! 

RE BALDORL\ 

con un gesto di mistero, teso 
perpendicolarmente l'indice at- 
traverso le labbra e subito 
circondato da tutti i vassalli e 
dai loro servi a piedi e a cavallo: 

Ascoltatemi !... Voi non sapete che io, Re Bal- 
doria... io... 

MASTICAFIELE 

assonnato, si ostina a ripetere 
le prime frasi della pergamena 

Budello sacro! Intestino degl'Intestini! 

RE BALDORIA. 

Non sapete che io... io !... sono completamente 
digiuno da due giorni ? ! {Tutti cadono bocconi, 
p-esi da convulsioni violente) Questa è... (a parte) 
una menzogna, ma una menzogna utile ! {Alzando 
la voce) Sì ! miei cari vassalli !.. Anch'io, muoio 
di fame ! , , *• 

Tutti crollano al suolo, svenuti: 

SOGLIOLA 

rimasto ultimo a cavaUo 

Ah!... Siamo perduti!... Il Re non ha man- 
giato!... Il Re muore di fame!... 

Allarga le bracda sul collo del 
cavallo, al quale si teneva ag- 
grappato, e ruzzola a terra, 
alla sua volta privo di sensi. 



ATTO SECONDO. 
I CUOCHI DELLA FELICITÀ UNIVERSALE. 



La stessa spianata del primo atto. — Calda notte 
d'estate, solcata da stelle cadenti. In fondo, le tenebre 
fìtte sono violentemente squarciate dalle vetriate 
fiammeggianti del castello, le cui muraglie spiccano 
con crescente precisione sullo sfondo azzurreggiante 
del cielo. Sul sentiero di ronda, dietro agli spalti, 
dei guatteri passeggiano come sentinelle, portando 
sulla spalla una lunghissima forchetta d'argento 
che sembra infilzare le stelle ammiccanti. 

A sinistra, a venti passi dalla ribalta, s'eleva il 
trono provvisorio di Re Baldoria, eretto su di un 
ampio palco circolare, i cui gradini sono coperti d'un 
tappeto infangato. Davanti al trono, a sei passi dalla 
ribalta, un grosso tronco d'albero morto protende le 
sue tre braccia pietrificate, simile a un candelabro. 

A destra, a tre passi dalla ribalta, una panchina di 
marmo, circolare, sormontata da un busto di Pan- 
ciarguta, coronato di ravanelli. 

Dei corpi umani coricati dormono avvolti in man- 
telli, stretti l'uno all'altro, a gruppi di tre o quattro. 

Echeggia ad ogni minuto, or lontana or vicina, la 
parola d'ordine; aSauce Tartare.., Tar...tare ! n che 
i guatteri in sentinella dietro ai merli si lanciano da 
un punto all'altro del castello. 



RR BALDORIA 



L'IDIOTA 

entra da sinistra esaminando dei 
sassi che trae di tasca ad uno ad uno 

I Citrulli chiamano queste cose Meteore o Bo- 
lidi... Sono briciole di pane siderale!... Ah! 
quante stelle cadenti, nel cielo 1... Le vecchierelle 
dicono che ogni desiderio formulato mentre una 
.stella cade... Ci credo.. Anzi, voglio provare {In 
attesa, rivolta al cielo la faccia) Eccone una ! Ah ! 
com'è grande e luminosa! {Si ode il grido dei 
guatteri in vedetta: <( Sauce Tartare.... Tartare ! » 
Desidero una donna che sappia sorridere e pian- 
gere senza orgoglio e senza smorfie., con la va- 
porosa delicatezza di un paesaggio primaverile... 
Una donna la cui chioma vibri, alla carezza, come 
le corde di una cetra!... Ebbene?... Dov'è?... 
Non vedo donna alcuna ! Desideriamo ancora ! . . . 
Ah! {Una seconda stella cadente solca il cielo)... 
Desidero con tutte le mie viscere di rivedere una 
volta ancora la mia povera mamma... {Pensoso, 
chino il capo) per inginocchiarmi davanti a lei e 
baciare le sue pallide mani per l'eternità... Mam- 
ma ! Mamma !... Mamma mia, sì buona e si tri- 
ste... dove sei?... Oh ! dimmi se sei felice, final- 
mente !... L'hai avuto, il paradiso che meritasti? 
{Una terza stella cadente) Oh ! stella ! Bella stella 
cadente ! Vorrei che tu mi fulminassi... che tu 
mi ardessi il cuore !... Voglio morire ! {Una voce 
lontana grida ancora: a Sauce Tartare... Tar... 
tarel ») Vogho morire, per riveder mia madre! 
Darei il mio sangue, darei tutta un'eternità felice, 
per una carezza di mia madre 1... {L'Idiota si al- 
lontana lentamente. I corpi addormentati si con- 
torcono, in preda agV incubi, e iloro sussulti co- 



ATTO SECONDO ()3 



incidono col cader delle stelle. Le vetriafe fiam- 
meggiano sempre più) Io ti adoro, mammina mia, 
lo sai... Ma adoro ancor più te, o becchino che 
un giorno mi seppellirai! 

Mentre l' Idiota si allontana, si 
scorge una piccola fiamma scivolar 
giù dai merli, seguendo la scala 
esterna che scende a zig-zag lungo 
la muraglia della torre maggiore 
del castello. Un cuoco, avvolto il ca- 
po in un grembiale bianco, s'avanza 
verso la ribalta, facendo oscillare 
una lanterna al disopra dei dormenti: 

SOFFIONE. 

Vermicello!... Vermicello! Svegliati! 

VERMICELLO 

sussultando: 

Eccomi ! Tutto va male. . . Malissimo, anzi ! . . . 
Famone parlò ieri sera ai Citrulli in rivolta, sulla 
Piazza degli Olii!... Essi sono furibondi contro 
di voi!... Vogliono sforzar la porta del castello, 
e massacrarvi !... È già troppo l'avere aspettato 
per otto giorni ! Dicono tutti che voi li avete tra- 
diti ! 

SOFFIONE. 

Sacr... ! Come fare?... Bisogna calmarli!... 
Fra poche ore, il Banchetto sarà pronto ! Guar- 
da ! {Indica le vetrate fiammeggianti) Sono i for- 
ni ! Devi dire a tutti che io sto sorvegliando la 
cottura di ventimila vitelli ! 

VERMICELLO. 

Non mi avete portato nulla ? 

Presso di lui, Anitroccolo e Cro- 
stino si destano e si sollevano. 



^^ RE BALDORIA 



SOFFIONE 

affrettandosi : 



Prendi ! Manma ! 



Gli getta un pezzo di carne 
sanguinolenta. Vermicello la 
fa a pezzi, servendosi d'un 
sasso, e la divora golosamente. 



FAMONE 

destandosi, all'altra estremità della 
scena, stirandosi ed annusando: 



Ahimè!... Non c'è altro che l'odore!... Sogno 
sempre di un arrosto I... Otto giorni senza man- 
giare!... È troppo!... {Svegliando Balena, Maz- 
zapìcchio e Pappane) Sono traditori ! .E noi ci 
Siam lasciati infinocchiare da loro ! . . . 

VERMICELLO. 

Guardate... Guardate come lavorano, nelle cu- 
cine {Indicando le vetrate rosseggianti) Si dice che 
più di ventimila vitelU furon messi a cuocere nei 
camini ! . . . 

FAMONE. 

Imbecille ! Ti ,par forse di sentirti riempire lo 
stomaco, a guardare quei vetri fiammeggianti ? 
I Guatteri si burlano di noi, rimpinzandosi di vi- 
vande squisite... In fin dei conti, che cosa ab- 
biam guaxiagnato, nel cambio?... I Guatteri, come 
Re Baldoria, ci lasciano morir di fame !... E voi, 
siete tutti vigliacchi, o venduti, come quegl' impo- 
stori che ora tengono il coltello pel manico ! . . . 
Vigliacchi, o venduti ! Vi lascio la scelta 1 



ATTO SECONDO 65 



MAZZAPICCHIO. 

Sì... noi non possiamo più patteggiare con 
loro... Non abbiamo avuto che delle promesse !... 
Ah ! destituire Re Baldoria, fu un errore !... Dio 1 
Che crampi ha il mio stomaco ! 

BALENA. 

D'altronde, il momento non avrebbe potuto es- 
ser scelto peggio... L'inverno sarà terribile... Si 
sgnton già i miasmi degli stagni che appestano 
questo paese infernale ! . . . Mio figlio Miserocchio 
si contorceva, ieri sera, in preda alle convulsioni 
degl'indemoniati!... Ah! se potessimo emigrare, 
e andare a raggiungere le nostre mogli 'e i nostri 
figliuoU nel regno dei Baccelloni ! 

VERMICELLO. 

La sera, bisogna accendere dei grandi fuochi 
intomo alle capanne, per tener lontani i fanta- 
smi frenetici che s'insinuano nei corpi addormen- 
tati e ne succhiano il sangue ! 

BALENA. 

Sii Ma non si sa dove trovar legna!... Bal- 
doria ce ne faceva distribuire, nell'autunno... e, 
lui regnante, si mangiava, almeno, di tanto ih 
tanto... 

ANATRA. 

Ah ! quei maledetti vassalli !... Fu per dar da 
mangiare a loro che si tagliarono i viveri a noi!... 
Io ne ho visti alcuni che dormivano beatamente 
sotto le stelle, satolli. 



66 RE BALDORIA 



BALENA. 

Non è vero ! Sono affamati quanto noi! Ne ho 
visti due cadere affranti dalla stanchezza, stre* 
mali dalla fame. E rantolavano ! 

FAMONE. 

Un altro, preso dalle vertigini è ruzzolato, 
morto, in un fossato, sotto le mura. Il suo cada- 
vere pareva un'aringa, tanto era scarno e stec- 
chito ! In verità, son essi, i traditori, quei ma- 
ledetti Guattari ! 

CROSTINO. 

Zitto ! Potrebbero udirci 1 

FAMONE. 

Che importa?... Già da troppo tempo ruminia- 
mo in silenzio le loro promesse ! Io griderò loro 
sotto al naso che siamo stanchi di aspettare ! 

MAZZAPICCHIO. 

Sì ! Sì !... Bisogna mostrar loro i denti 1 

VERMICELLO. 

No ! Conviene aspettare ancora im poco ! 

ANGUILLA. 

Zitti!... Calma, amici! Non litighiamo! Noi 
dobbiamo essere uniti ! 



ATTO SECONDO 67 



RE BALDORIA 

dimagrato, fiacche le gambe, i)al- 
lido il viso d'un pallore cadaverico, 
inzaccherate le vesti, si avanza 
attraversando la scena da sinistra 
a destra. Egli s'appoggia alla spalla 
di Fra Trippa, la cui pancia trionfa- 
le stona fra le scarne ligure dei cor- 
tigiani e di tutti i Citrulli affamati. 

Per di qua!... Seguitemi. 

VERMICELLO 

Com'è coraggioso !... Non ha nemmeno il man- 
tello ! Eppure non fa caldo, stamane!.. E bar- 
colla, poveretto ! 

FAMONE. 

Si capisce che ha dormito male, la notte scor- 
sa... Per letto, non ha avuto che un mucchio di 
foglie fradicie ! . . Così è ricompensato di aver pre- 
stato fede a quegli infami Guatteri I... Pare feb- 
bricitante. La fame deve avergli impedito di chiu- 
dere occhio ! 

ANGUILLA. 

Ah ! che funebre corteo di fantocci mutilati ! 
{Tutti s'inchinano con religioso rispetto, in silen- 
zio) Non può più reggersi !... Guarda, Famone, 
come gli si piegano le gambe ! 

FAMONE. 

Pj un buon re, infelicissimo... Il suo cuore fu 
sempre troppo nobile e generoso ! 



6C! RE BALBORTV 



ANGUILLA. 

Oh! via!... Non è altro che un imbecille!... 
Infatti, avrebbe potuto imitare Fra Trippa, infi- 
schiandosi di voi e di tutti quanti. 

VERMICELLO. 

È vero... Quel furbacchione di Fra Trippa ha 
saputo conservare la sua pancia di una volta ! 

CROSTINO. 

Cretino! Idiota!... Perchè insultare il ventre 
di Fra Trippa? Fra Trippa è malato d'idropisia, 
poveretto ! Ed è un santo !... Quanto al Re, è bene 
ch'egli soffra un po' come soffriamo noi!.,. È 
giusto! Dopo tante indigestioni!... 

RE BALDORIA 

a Fra Trippa: 

Ah! 1 miei cari Vassalh!... Volevano dappri- 
ma ribellarsi contro di me, e dichiararmi guer- 
ra! Ma, io mi sono affrettato a spiegar loro il trat- 
tato che ho concluso coi Guattari, e, pur senza 
comprender bene la faccenda, essi m'hanno se- 
guito, tutti, come tanti cagnolini! La fame li 
ha abbrutiti ancor più di me !.. . 

Già da sedici giorni, essi non assaggiano car- 
ne ! {Rivolgendosi ai Vassalli). Seguitemi! Andia- 
mo a riposarci, laggiù, rhentre si aspetta l'ora del 
pranzo ! {A Fra Trippa) Essi hanno riposta in me 
ogni loro speranza !... Ah ! mio caro Trippa ! non 
abbandonarmi ! . . . Mi sento mancare ! Il tuo ven- 
tre mi sostiene, mi riposa la vista e calma la 



ATTO SECONDO 



69 



mia disperazione ! . . . A proposito : non mi hai 
detto mai in che modo^esci a conservarlo sempre 
sì bello e tondo, mentre a me s'incavano le guan- 
cie da mi'ora all'altra... 

FRA TRIPPA. 

Eh! Eh! Dio mi protegge! 

ANGUILLA 

dando il braccio a Sogliola, che si 
trascina dietro, tirandolo per la bri- 
glia, il proprio cavallo ischeletrito. 

Sire... Fra Tlippa è iinfarcito di succulente 
preghiere, come un tacchino può essere infarcito 
di tartufi... Le preci gli gonfiano il ventre e .lo 
fanno tondeggiare come una cupola... Ieri sera, 
vi posai sopra il capo, durante l'acquazzone, e 
la sentii rombare, quella bella pancia, come una 
navata di cattedrale, durante una messa solenne ! 

RE BALDORIA • 

ridendo dolorosamente: 

Ah ! mio caro Trippa ! Hai udito ? E tu, Anr 
guilla, come puoi aveiPe ancora dello spirito, men- 
tre dura questa esauriente carestia ? 

ANGUILLA 

imitando i gesti un- 
tuosi di Fra Trippa 

Eh! Eh! Dio mi protegge!... La fame illu- 
mina violentemente i cervelli, come il sole fa delle 
vetrate su cui batte ! . . . Vogliate posare il vostrt 
augusto orecchio sul ventre di Fra Trippa, e vi 



70 RK BALDORIA. 



convincerete ch'io dico la verità ! Coricato sul 
fianco, aderente l'orecchio all'ombelico del vostro 
cappellano, voi udrete, ve lo giuro, come talvolta 
i pastori e le vedette, il confuso scalpiccio di un 
esercito in marcia.. Alludo alle anitre {fa schioc- 
car la lingua) e a certe pernici profumate di timo 
che il nostro reverendo Fra Trippa va a snidare 
ogni sera nel tronco di un albero fèsso. Ieri, per 
esempio... 

MASTICAFIELE. 

Sì!... Sì!... Fa il sornione, e di nascosto si 
rimpinza di vivande prelibate, quel briccone I 

RE BALDORIA. 

Zitto, amico mio!... {A Fra Trippa, con un 
sorriso equivoco) Il nostro Fra Trippa è un san- 
to ! Ogni notte, gli Angeli del Paradiso vengono 
a servirgli dei pranzi divini ! 

FRA TRIPPA 

intrecciando le dita e stropiccian- 
do le palme, come per spremere 
il succo d'un arancio celestiale: 

Gesù non dimentica gl'innocenti e gl'i uccel- 
lini !... 

ANGUILLA. 

Gesù fa ingrassare i tordi apposta per voi ! 

RE BALDORIA. 

Ah ! {abbandonandosi, con sospiri e brividi) 
Muoio ! 



ATTO SECONDO 71 



FRA TRIPPA 



vacillando sotto il 
peso morto del Re: 



Soccorso!... Aiutatemi! Egli è svenuto! 



RE BALDORIA 

risollevandosi lentamente, strofi- 
nandosi con una mano il venti-e, 
con l'altra gli occhi, circondato dai 
valletti e dai vassalli, che accorro- 
no tumultuosamente alle sue grida: 

Non è nulla!... Un piccolo svenimento, e 
nulla pili ! 

Si rimette in cammino lentamente 
seguito dal suo corteo di scheletri. 

TRIGLIA. 

Pranzeremo, finalmente?... Ah! come soffro!... 
Codesti villani stanno meglio di noi !... Sono abi- 
tuati, essi, a patir la fame... e non hanno cavalli 
e servi da nutrire ! 

Vanno tutti a riposarsi sulla pan- 
china circolare che è a destra. Il 
re si mette a sedere e sonnecchia,, 
tenendo ritta la sua forchetta sulla 
coscia ossosa, a guisa di scettro. 



FAMONE. 

Che imbecille, questo re! È troppo onesto!... 
Ah ! voi non meritavate di avere a che fare con 
un simile pecorone, vilissimi Guatteri ! [Levando 
il pugno verso il castello) Égli avrebbe potuto as- 
sicurarsi i viveri, nascondendone in qualche luo- 
go una quantità sufficiente... Ma, d'altronde, peg- 
gio per lui se non l'ha fatto ! Noi dobbiamo pen- 



73 RE BALDORIA 



sare ai nostri guai!... Amici miei... Miei cari 
Citrulli, ascoltatemi ! Mi fu detto che nel castel- 
lo... {tutti i Citrulli si accalcano tumultuosamente 
intomo a Famone) Mi fu detto, ed io ne son certo, 
che i Guatteri sacri, vostri ambasciatori, si sbel- 
licano dalle risa, burlandosi della vostra credula 
pazienza I . . . Mi fu detto, e ne sono convinto ! 
che, seduti a tavola, essi gavazzano sguaiata- 
mente, rimpinzati di cibi, fumando con solennità 
nelle loro pipe ! 

MAZZAPICCHIO. 

Ebbene ? Che si deve fare ? Che cosa ci consi- 
gli ?... Si mangerà, o si resterà ancora digiuni ?... 

l'idiota 

scompigliando gli Affamati, ter 
ribile a vedersi tanto è scarno e 
pallido, si avvicina a Famone. 

Nel paese dei Sogni Azzurri, dove trascorse fe- 
lice la mia gioventù, ci si nutre di soavi musiche 
e di parole carezzevoli come velate di chiaror 
lunare, quali: Bellezza!... Speranza!... Idea- 
le !... Stelle d'oro !... Anche noi, dovremmo pro- 
vare un simile sistema almeno per alcuni giorni ! 
Io potrei cantare, per esempio, certe canzoni che 
hanno la virtù di sopire tutte le sofferenze morali 
e intestinali... 

GLI AFFAMATI 

respingendolo: 

Vanne al diavolo, stomaco fradicio !... Scacciate 
di qui codesto Idiota, che vien sempre a turbare 
i nostri pasti e le nostre digestioni, co' suoi fu- 



ATTO SECONDO 73 

nebri ritornelli ! Costui si è sempre burlato delle 
nostre angoscie digestive ! . . . Egli non ebbe mai 
fame ! Scacciatelo ! . . . Accoppiamolo ! . . . Fu sem- 
pre magro, costui! Non ha stomaco!... È uno 
stregone ! Un dannato ! . . . {Scacciamo a calci 
V Idiota) Via !... Via !... Presto !... E tu, Famone, 
consigliaci! Che si deve fare?... 

FAMONE 

Io propongo che siano mandati al Castello dei 
parlamentari degni di voi. 

GLI AFFAMATI. 

Va tu solo!... Tu sei il nostro ambasciatore e 
il nostro capo ! 

VERMICELLO. 

Ma come si fa?... Essi hanno barricati gl'in- 
gressi ! 

MAZZAPICCHIO.. 

Distruggiamo le barricate della scalea!... Bi- 
sogna, ad ogni costo, che essi ci spieghino esat- 
tamente il loro modo di agire ! 

VERMICELLO 

Aspettiamo ancora un poco! 

l'idiota 

malinconicame}\to, in disparte: 

Che stupida cosa, il voler rendersi utili al 

prossimo ! D'altronde, costoro non sono miei si- 



74 RE BALDORIA 



mili !... Oh ! no !... (Sz allontana) Non parlerò più, 
ormai, che agli uccelli dei boschi e alle nuvole ! 

Allontanandosi, osserva 
i tronchi degli alberi. 

FAMONE 

sale i gradini della scalea e bussa tre 
volte col pesante picchiotto d'argento. 

Olà ! . . . Soffione ! . . . Torta ! . . . Béchamel . Guat- 
teri ! Grandi Cuochi ! Protettori dei nostri mise- 
rabili stomachi ! . . . Olà ! 

VERMICELLO. 

Forse dormono... 

FAMONE. 

No. Non vedete? I forni fiammeggiano anco- 
ra !.. Olà ! Soffione ! Io vi domando spiegazioni in 
nome di tutti i Citrulli ! La carestia, là fame, de- 
vastano il paese ! 

GLI AFFAMATI. 

Benissimo ! Bravo 1 

MAZZAPICCHIO. 

Grida più forte ! 

FAMONE 

alzando la voce: 

In nome di tutti i Citrulli, vi domando spiega- 



ATTO SECONDO 75 



zioni !... Insamma, quando mangeremo?... V'im- 



pongo di rispondei'ci 



La folla degli Affamati ondeggia 
e romoreggia tumultuosa, sforzan- 
dosi di avTicinarsi alla scalinata. 
Frattanto l'Idiota si è arrampi- 
cato sul tronco di un albero morto. 

GLI AFFAMATI 

scorgendolo subitamente, si accal- 
cano contro il tronco con violenza 
e lo sqiiassano senza abbatterlo. 

Giìi di lì, brutto muso inutile ! E zitto!... Fa- 
mone sta per parlare ai Guatteri ! 

l'idiota 

con accento inspirato, ma dominando, 
calmissimo, il tumulto dei CitruUi: 

Non di carni sanguinolente, né di pane, avete 
bisogno, ma di Stelle... di tènere stelle, tutte di 
miele e d'oro, soavi alle nostre labbra!... 

MAZZAPICCHIO. 

brontolando: 

Che mistificatore!... Scandi! Giù di lì! 

l'idiota. 

Oh! poveri amici miei!... Non mi capite?... 
Sono Idee, ch'io vi offro!... Idee vestite d'im- 
magini e di simboli ! Infatti, miei cari, le idee non 
possono andar nude pel mondo... Hanno anzi bi- 
sogno di belle vesti di luce, tagliate con elegante 
precisione !;.. Esse non vi somigliano affatto, miei 
cari Citrulli !... Mentre voi barcolliate come bria- 



76 RE BALDORIA 



chi, le Idee, le mie Idee danzano voluttuosamente 
sulle cime della terra, come eroi dopo la batta- 
glia. Le vedete? Capite? No !... Ah! come sono 
infelice !... Lo so, lo so, che voi vorreste vederle 
vestite di camiciofti simili ai vostri... Sacchi fo- 
rati che possono adattarsi tanto allo scheletro che 
all'idropico ! Ed io, per voi, non sono altro che 
un burattinaio!... Non avete torto... Non c'è che 
fare ! Ma il mio povero cuore è straziato, perchè 
vi amo immensamente ! Il mio cuore è un ocea- 
no di lagrime... Il mio cuore è una nube squar- 
ciata dalla passione, che vi inonda tutti, senza 
ristorarvi, senza dissetarvi!... Ah! come vorrei 
piangere con voi, su di voi, sul mio povero amore 
inutile ! . . . 

FA MONE 

furibondo: 

A che prò esserci sbarazzati delle donne, se ci 
son rimasti tra i piedi i poeti coi loro piagni- 
stei?!... 

l'idiota 

alzando la voce: 

Io t'invoco e t'abbraccio, o gran popolo tumul- 
tuoso dei Citrulli!... Io ti amo al pari del vento, 
il gran pirata che sempre cavalca in groppa alle 
nubi !... Ed amo meno di te il gran mare rivo- 
luzionario, il mare divoratore di navi, che sussulta 
nei golfi, tormentato dagl'incubi, sotto l'ossessione 
degli astri !... Citrulli! Voi cadete talvolta dai 
rami della vita, fatalmente, come frutta mature, 
ed io vi amo così!... Il mio cuore vi accarezza 
voluttuosamente, perchè siete simili agli animali 
malefici che minano sordamente le querele gigan- 



ATTO SECONDO 77 

teschè i cui fogliami sono alle stelle come morbide 
culle!... Venite, venite, dunque, sotto l'ampio 
tetto della mia anima!... Io vi ricovererò come 
il povero Fosco... quel cane rognoso e guercio 
e zoppicante, che mi seguiva dappertutto, sotto 
i trivelli diacci del funebre inverno... Ah! come 
piansi di amore e di tristezza, nel curare le piaghe 
del suo doiìso!... Ma non sapeva ringraziarmi, 
quella povera bestia ! I suoi occhi orrendi trasu- 
davano, senza che egli lo sapesse, sangue di odio 
e sanie di ferocia ! Citrulli ! e voi siete come 
quel cane, poiché nemmeno voi sapete ringraziar- 
mi ! 

FAMONE. 

Taci ! taci, perdio ! stomaco vile I... E voi, non 
gli badate 1 Dice che siete cani rognosi I 

l'idiota 

ai Citrulli attenti: 

Una sera d'inverno, dopo aver lungamente me- 
dicate e ristorate le sue piaghe, ad una ad una, 
io lo sentii rantolare orribilmente sotto le dita 
bianche e crocchianti della Morte, che gli sof- 
fiava sul muso ombra verde e gelo... La notte 
calava sulla campagna lugubre, e Fosco agoniz- 
zava. Oh ! con quanta tenerezza io baciavo tutte 
le sue piaghe, spiando nel suo occhio un qualche 
lontano bagliore d'affetto ! E, nelle tenebre, gri- 
dai: (( Stelle tutelari F riscaldatelo !... Non vedete. 
Stelle, che sta per morire, il mio povero cane? 
Oh ! fate ch'egli abbia per me uno sguardo dolce, 
per un momento, prima di estinguersi !... » E 
ad un tratto, vidi agitarsi la sua coda !... Era 
quella la sua benedizione... Tutta la bontà del 



78 RE BALDORIA 



Cielo', tutte le carezze appassionate che gli Angeli 
traggono perdutamente sulle chiome delle co- 
mete, e tutti i profumi dei Paradisi in fiore inon- 
darono la mia anima, s>tiem,perarono le niieMnì- 
dolle... Il mio cuore fu preso dalle vertigini ! 
Strinsi fra le mie braccia — come un bimbo ado- 
rato, capite ? — quel gracile cadavere, e ne lambii 
il dorso piagato, e mangiai di baci, lungamente, 
i suoi occhi ! Povero Fosco ! {S'interrompe, sof- 
focato dal pianto) Ma io non sono che un idiota, 
per voi... e non mi comprendete !... Infatti, sono 
incapace di preparare cna salsa; rinaffierei di 
lagrime ! 

FAMONE 

Non vuoi tacere, stomaco angusto ? 

l'idiota. 
È vero... Il mio stomaco è sì piccolo, che un 
fiore una lagrima basta ad empirlo... Ma, per 
compenso... {Cessando di piangere e alzando la 
voce orgogliosamente, brandisce il suo troncone 
di spada contro Famone) il mio cuore è possente 
e profondo come l'oceano !... Ora, io voglio ra- 
pirvi alla terra, e voi non potrete resistermi I 
Ho una spada... la spada delle mie battaglie con- 
tro l'Ignoto, combattute attraverso i tempi, da 
una metamorfosi all'altra!... Io piango unica- 
mente per dissetare il mio cuore ! Son disceso dal 
cielo, recando fuoco astrale, e sono, fra i vostri 
stomachi impuri, un'idea vagabonda e guerrie- 
ra!... Un santo!... Un interprete del Divino!... 

FRA TRIPPA 

destandosi: 

È una bestemmia ! Una ignominia!... Costui 



ATTO SECONDO 



79 



insulta la religione dei nostri stomachi !... A 
morte !... 

RE BALDORIA 

sonnecchiando: 

Sì ! Sì !.. . Uno schidione per infilzarlo ! . . . È 
mi empio ! 

SI riaddormenta. 

l'idiota 

continuando impassibile: 

Noi siamo pochi, eletti fra gli eletti ; siamo 
Santi, ritti sulle cime del mondo, e comunichia- 
mo fra noi per mezzo dei nostri pensieri, che vi- 
vono immortali ! {Dopo una pausa) mia cetra !... 
Gonfiati di ebbrezza sonora, e canta come una 
volta !... Balza innanzi, irrigidendo i tuoi muscoli 
d'oro, vibranti di desiderio...; balza innanzi, in 
alto, lontano, assai lontano, e ricadi sui piedi 
giunti de' tuoi accordi ! Oh ! ch'io possa veder 
passare la tua chioma scintillante di melodie at- 
traverso le nubi, sulla vetta ideale del mondo, tra 
la folla delle stelle accorse in tumulto per udir- 
ti!... 

FAMONE. 

T'impongo di tacere !... Citrulli ! Atterrate l'al- 
bero, e trucidate codesto stomaco infracidito... 
{Gli Affamati si scagliano contro Valbero, che tre- 
ma, ma non cade) Prendi questo !... 

Gli scaglia una scodella che lo 
colpisce alla fronte e lo insanguina. 



l'idiota 



brandendo alto il suo 
troncone di spada: 



Con questa spada, soltanto con questa spada... 
che non è nemmeno una spada... che non è più 



^0 He baldoria 



che un troncone... una, spina di pesce... e che a 
voi sembra una sega... [Con voce tonante) Con 
questa spada... 

GLI AFFAMATI. 

Ecco !... Guardate lassù, tra i merli !... Sono 
i Guatteri ! {Si vedono conere, tra i merli, delle 
ombre in agguato) Seghiamo l'albero ! E si porti 
qui una balestra per uccidere codesto corvo di 
malaugurio ! 

l'idiota. 

Con questa spada, io sono invincibile e disprez- 
zo ogni ostacolo ! {Il sole all'aurora illumina in 
questo momento la parte superiore della scena 
e fa risplendere il mozzicone di spada che l'Idiota 
brandisce) Tutte le barriere del mondo, io le elevo 
a voler mio, a modo mio, per rovesciarle con un 
soffio !.. Io scavalco i miei nemici, costringendoli 
prima d'immolarli, a star curvi sotto le mie ca- 
priole ! . . . Inoltre, so issarmi come un verme, su 
per le liscie pareti delle scogliere!... Ah!. ch'io 
possa raggiungere quella cresta sublime, e là 
saprò sospendermi coi denti, per dar riposo alle 
mie mani contuse e ròse da terribili sforzi ! ... È 
così ch'io mi arrampico ogni sera, su, su, fino 
al Maniero dell'Impossibile !... 

VERMICELLO 

vedendo Famone e Mazzapicchio, 
che si dirigono verso ì\ Castello: 

Ascoltatelo ! È un mistificatore divertentissimo ! 
Fra poco danzerà sulla corda 1... 



ATTO SECONDO 81 



l'idiota. 

Nel Maniero dell'Impossibile, io vissi cent'an- 
ni... Cent'anni, prima di gimigere al continente 
dei Citrulli ! . . . È un palazzo dalle mille porte di 
bronzo, che tuonano, ad ogni ora, come martelli 
sull'incudine, masticando, polverizzando il si- 
lenzio etemo ! . , . È un palazzo orgogliosamente 
aggrappato all'estremità di un promontorio male- 
detto !... Le sue torri veementi, tutte chiomate di 
stelle, piegano all'impeto del vento, come teste 
allibite... Eppure, il maniero sfida eroicamente, 
di fronte, l'Oceano senza limiti e i Soli dementi 
che ogni sera lo minacciano con un gran gesto 
rosso, prima di varcare l'orizzonte !... Durante 
la notte, il palazzo beve a lunghi sorsi, dalle 
profonde fauci di 4utti 1 suoi sotterranei e dalle 
mille e mille sue avide finestre la pienezza furi- 
bonda dell'Oceano, co' suoi pesanti sghignazza- 
menti e co' suoi tonanti singhiozzi!... Talvolta, 
con uno scatto di reni, l'Oceano solleva fino al cielo 
il suo dorso crestato, di camaleonte colossale, 
tutto rorido di braci violette; poi protende mo- 
struosamente il collo e 'il grugno di fumo sino alla 
sommità della torre suprema e scocca alfine un 
gran bacio nerastro sulla eccelsa vetrata d'oro ! 

Così, ogni notte, l'Oceano s'impadronisce del 
Maniero, facendo ondulare pesantemente il pro- 
prio ventre multiforme di cetaceo nella profon- 
dità rombante delle immense sale!... Là, nelle 
sere d'estate, rese più vaste dai miei desideri ge- 
sticolanti, io vidi, sotto i musicali soffitti, pas- 
sare innumerevoli fantasmi femminili, piii lievi e 
pili awiluppanti d'un profumo, e poi vanire len- 
tamente nel crepuscolo dei corridoi !... Passavano, 



82 RE BALDORIA 



quei fantasmi, come nostalgiche melodie !... E 
fu là, che io dissetai la mia anima sulla bocca ri- 
storatrice dell 'Intangibile... Ed ella è là, tese le 
braccia da sempre, la mia schiava sovrana !... Io 
sono dunque l'eletto del Destino, l'unico padrone 
del mondo ! . . . 

FAMONE. 

È pazzo!... Somministrategli dei chicchi d'elle- 
boro! Si dice padrone del mondo !... È un pre- 
tendente al trono dei Citrulh !... Lapidatelo!... 
Taci, ora; devo parlare io!... 

Torta, Soffione, Béchamel appaiono 
per un istante dietro una vetrata 
che fiammeggia, rossa, indi spariscono 

GLI AFFAMATI. 

Parla, parla, Faraone !... 
l'idiota 

continuando: 

Sì !.. . Io sono il signore del mondo ! Io sono 
l'eletto deL cielo ! Io sono il Re dei Re, per la 
magia del mio verbo, pel mio soffio ispirato che 
feconda lo spazio!... Sole! io sono il tuo si- 
gnore ! 

In questo momento preciso, il 
sole investe l'Idiota di un'aurea 

floria. La folla, colpita dalla 
izzana coincidenza, ha grida 
di ammirazione ed applaude. 

GLI AFFAMATI. 

Ah ! Egh è un mago ! È un giocoliere !... Com'è 
curioso!... Ascoltiamolo!... 



ATTO SECONDO 83 



l 'IDIOTA. 

Voi plaudite al Sole ? Benissimo ! . . . Ciò significa 
che ho saputo distrarre ed ammaliare i vostri sto- 
machi ! Ascoltatemi, dunque, poiché io posso ren- 
dervi felici ! 

GLI AFFAMATI 

Parla I Parla ! Ti ascoltiamo in silenzio ! 

l'idiota 

Ebbene... rispondetemi! Dove sono le vostre 
spose? Dove sono le vostre compagne tristi, con- 
sunte, rachitiche... e le loro facce color d'acqua 
che s'annoia, e le loro rughe scavate dalla piog- 
gia degli anni?... Dove sono?... Se ne andaro- 
no?... Rallegriamocene!... Voi, infatti, avete di 
meglio, negli scrigni delle vostre memorie ! Ognuno 
di voi ha una donna giovane e flessuosa che viene 
a visitarlo nei sogni e a bagnar di tenerezza il 
suo corpo schiacciato dal sonno!... Tutti, tutti, 
l'avete, questa donna !... Ognuno di voi, certo, si 
sentì dalle pietose labbra di lei ristorar di baci 
le palpebre riarse ! E ad ognuno di voi s'involò 
il cuore, all'alito primaverile di quella donna, 
e certo voi non dormiste pivi, la notte, poiché 
l'amore vostro incendiava le tenebre !... 

GLI AFFAMATI 

ansimanti per angoscia: 

Sì ! Noi la conoscenrnio, quella donna ! Ma 
dov'è ? 

l'idiota. 
Io vi condurrò a lei ! Io 1... Vi condurrò a lei, 



84- BE BALDORIA 



lassù, lontano lontano, al Maniero dell'Impossi- 
bile ! 

Lunga pausa, durante la quale il 
Re, Fra Trippa, i Vassalli e tutto 
il loro seguito russano- rumorosa- 
mente su tutti i toni, in mezzo 
alla folla degli Affamati, immo- 
bilizzati dall'angoscia e dall'estasi. 

Olà, miei nemici ! Voi che mi sbarrate la via !... 
Rinvigoritevi i muscoli, spalmandoli di preziosi 
unguenti !... Ecco! Io do fiato al mio corno di 
guerra, e canto i vostri rossi funerali!... Nessuno 
potrà sfidare il mio assalto formidabile e il mio 
veemente coiraggio ! . . . L'Intan|gibile m'aspetta! 
Via ! Fuggite, tenebrosi Eunuchi ! Badate ! Col- 
pisco I La mia spada fracassa una testa glorio- 
sa !... Venite! Accorrete in folla! Siate cento, 
siate mille ! A voler vostro ! E colpite' !..-. La mia 
corazza è rotta... Che importa?... Non è facile 
uccidermi, ed ecco già ridotte a metà le vostre le- 
gioni I... Tagliate in due parti il mio corpo... ma 
guardatevi, poiché la mia stoccata è infallibile !... 
Mi mutilate di una gamba ? di un braccio ? Pren- 
dete, prendete anche l'altro braccio e l'altra gam- 
ba ! Ah ! Il mio ventre è lacerato, rosso come una 
tovagha dopo un'orgia ! Lungi da me questo cen- 
cio scarlatto! ! Il mio cuore è piìi vivo che mai ! . . . 
Avanti, dunque ! Alla riscossa, vecchi Eunuchi 
stremati ! La mia testa è ancora mia !... Non ci 
tengo, perchè il suo peso mi trattiene sulla terra, 
tanto essa è piombata di saggezza avita ! . . . Ta- 
gliatela ! Suvvia!... Grazie!... Strano! Ella se 
ne va verso lo zenit, tratta da un filo invisibile ! . . . 
Ma ho ancora le mie labbra sfolgoranti di calore 
vermiglio e il mio braccio instancabile ! . . . Questo 
mi basta! Avanti! Nessuna tregua!... Eunuchi 



ATTO SECONDO 85 



tenebrosi, custodi dell'Intangibile ! Credete forse 
di potermi impedire di giungere alle torri subli- 
mi?... Ecco! Le mie labbra v'inondano di un 
sangue più ardente della lava !... Badate 1 La niia 
bocca è un crepaccio di vulcano ! . . . Non vi sentite 
passare sul volto il mio alito soporifero, che len- 
tamente vi opprime le palpebre e intorpidisce i 
vostri corpi tatuati di sangue?.... Le mie rosse 
labbra si scaglieranno rombando nelle orbite dei 
vostri elmi, e verranno a suggere il miele delle 
vostre pupille, deliziandosene... Eunuchi tenebrosi, 
custodi dell'Intangibile !... 

FAMONE 

agli Affamati attenti: 

Imbecilli ! Stomachi angusti ! Intestini inodori ! 
Voi siete indegni del Banchetto sublime! Infatti, 
eccovi conquisi da un parolaio che si burla della 
vostra dabbenaggine. 

VERMICELLO. 

Ah ! lasciatemi ascoltare l'Idiota... È davvero 
divertentissimo ! 

FAMONE. 

Non c'è modo di fare intendere la ragione a 
questi poveri stomachi schiacciati ! 

S'allontana per aggirarsi 
lungo le mura del Castello: 

l'idiota. 

Eccomi finalmente davanti alla porta del Ma- 
niero... Ancora un nemico da vincere... il piìi 
possente... l'Eunuco di statura colossale, armato 
di gladio e di mazza!... Citrulli, CitrulU miei... 
Ascoltate ora il discorso sottile ch'io rivolgo a 



86 RE BALDORIA 



quel custode: «Eccoti solo, davanti a me, unico 
rimasto ritto fra la messe falciata de' tuoi fratelli 
d'armi !... Sei formidabile, nel tuo enorme guscio 
di ferro, e mi sbarri la via... Ma io so che tremi, 
al vederti balzare intomo il mio braccio minac- 
cioso, il rosso serpente che io sono diventato!... 
Lo spavento ti gela le midolle ! Ed invano allon- 
tani da te le mie labbra scarlatte, che ti tormen- 
tano con la loro rabbia avvelenata, mormorando 
un canto di morte !... Sappi dunque, tu, custode e 
difensore dell'Intangibile, Eunuco della Bellezza 
Sublime... tu che mi somigli .come un fratello, 
tu, mio Io terrestre, sappi dunque che ho per te 
un bacio sovrumano !... Vieni, fratello, imbeviti 
di morte, premendo la tua bocca su la mia 1 » 

Ebbrezza ! Ebbrezza immensa ! La mia anima 
conitempla alfine la Bellezza sovrumana, di cui ha 
sete da sempre !... Citrulli, non la vedete, dun- 
que ?... Ah ! lo so... I miei occhi di lince vi pre- 
cedono! Aspettate!... Voi potrete ammirarla fra 
poco ! 

CROSTINO. 

Dov'è? Io non la vedo. 

MAZZAPICCHIO. 

Mostratemela ! 

l'idiota. 

Lassù... Guardate !... Quel fantasma azzurro il 
cui incedere lento ed ispirato sembra scandere 
nella brezza strofe d'amore!... Udite? Udite il 
risonar melodioso de' suoi passi ? {Tende l'orec- 
chio) E udite anche i colpi fragorosi che il mio 



Ano SECONDO 87 



braccio vibra sulle torri, con la frenesia convulsa 
di un avoltoio crocifisso?... Ah! non è un so- 
gno !... Ve lo giuro, o Citrulli ! In realtà, il sole 
è scomparso, e noi siamo tutti immersi in un 
divino chiaror di luna, ebbro di follia e di bianco 
eroismo ! 

Finalmente... finalmente, io sono, ai suoi gi- 
nocchi, sulla suprema terrazza dell'Impossibile!... 
Oh! mio braccio superstite... povero serpente 
scarlatto... disseta alfine del tuo sangue la volu- 
bile snellezza de' suoi piedi !... mie labbra scar- 
latte, baciateli, quei piedi, delicatamente, fre- 
mendo d'ebbrezza e di terrore !... 

Io ti adoro, o Bella dalle labbra misericor- 
diose, che galleggi, come un fiore, su la bevanda 
sidrale di cui la luna empie le coppe delle val- 
late!... Guarda con pietà, o Bella, i resti com- 
passionevoli d'un gran corpo d'eroe !... Solo per la 
speranza di contemplare il tuo bel corpo snello 
e scherzevole di getto d'acqua sprizzante sotto la 
luna, io conquistai, colla spada, coi denti, la 
scalea formidabile, trucidando i tuoi annosi cu- 
stodi ! Solo per la speranza di ristorare il mio 
cuore sulla tua fresca nudità ondeggiante e velata 
d'astri, sulla tua nudità di fiume notturno, o 
Bella, io seminai dappertutto lembi della mia car- 
ne! {Le sue dita errano languidamente sulle corde 
della cetra) Nella rossa battaglia, le mie labbra 
cantarono strofe stridule e roche, e^ a volta a 
volta, ritornelli voluttuosi la cui mollezza spos- 
sava le tue saracinesche di bronzo ! Un solo grido 
frenetico delle mie labbra infranse, come conchi- 
glie, tre corazze ben temprate ! Il fiato delle mie 
labbra saprà impregnarti d'amore il seno im- 
macolato e tu chinerai il capo verso le tue mam- 



RE BALDORIA 



melle arso dal mio fuoco, lentamente, cedendo al 
pesO' della chioma armoniosa!... 

Oh ! l'ebbrezza d'affondare il mio desiderio fra 
le tue labbra, nella tua carne, come fa il nuo 
tatore cotto dal sole, che immerge la sua arsura 
nei gehdi gorghi di un gran fiume! {Suonando la 
cetra) Le mie labbra vogliono calmarsi alfine fra 
le tue con la stessa angoscia soave che provano 
i cofnvallescenti affondando in un sonno risto- 
ratore !... 

Oh ! siano benedetti gli astri, miei custodi e 
mie guide ! Siano mille volte benedetti per avermi 
condotto nella penombra fresca che versano le tue 
ciglia ! » 

Mazzapiccliio.Balena e Pappone 
si scostano dagli altri e sì 
avvicinano al Castello, intorno 
al quale si aggira Faraone. 

Guardate, Citrulli miei ! La Bella mi sorride ! 
« mio divina fanciulla ! carezza vivente ! Io 
lasciai nella battaglia il mio ventre !... Ridammelo 
tu, che puoi tutto!... Signora che puoi ogni 
bene, sappi che combattendo per te io persi il 
braccio sinistro, e la testa, e tutt'e due le gambe ! 
Oh ! non puoi tu raccogliere sui declivi della mon- 
tagna i brandelli del mio corpo, per restituir- 
meli?... Vuoi, vuoi, mia dolce amica?... » Ecco! 
Un gran silenzio ! Poi, ad un tratto, il mio cranio 
piomba giù dall'alto del firmamento, rimbalzando 
sonoro sulle pietre come un vaso d'argento!... 
Le mie gambe ! Il mio ventre ! Tutte le membra 
del mio corpo mi ritornano a volo... ed io sono 
ricomposto, miracolosamente ritto, lagrimante per 
gratitudine fra le braccia della mia Signora ! — 
(( Non piangere ! ella mi dice. Canta, piuttosto ! ». 



ATTO SECONDO 89 



Io canto come so meglio, e, a quanto sembra, 
sì bene, che la bella si mette a danzare ! Le stelle, 
sedotte dalla mia voce, cadenzano il loro incedere 
luminoso col ritmo stesso degli aerei passi della 
mia Bella. I fiumi maculati d'ombra e di luce, 
come grandi levrieri, strisciano flessuosamente in- 
tomo al Maniero e si stendono davanti alla soglia 
di esso ! . . . Finalmente ! Finalmente ! Ella mi si 
abbandona fra le braccia ! 

Riprendendo fiatO', io osservo le suture strane 
del mio corpo, e specialmente il mio ventre se- 
miaperto. Mi vedo simile a un salvadanaio, e rido, 
rido sgangheratamente!... La mia gran risata 
sparpaglia tutte le stelle e solleva in turbini la 
polvere della Via Lattea ! 

Tutti gli Affamati si sono ad- 
dormentati e russano, in alter- 
na cadenza, come il Re ed i 
Vassalii.L'Idiota li guarda, poi 
battendosi la fronte, come col- 
pito da un'idea utile, riprende : 

miei cari Citrulli, svegliatevi ! svegliatevi 1... 
Io vi divertirò, recitandovi, da solo, il dialogo del 
Poeta e della Donna Ideale... Lo posso, perchà 
sono ventriloquo... Il mio ventre è pieno di veci 
come 1 castelli abbandonati ! 

Tutti vsi svegliano, tranne il Re 
ed i vassalli, che russano sem- 
pre più forte. Mentre parla, l'I- 
diota si leva il giubbetto e lo 
adatta intorno al troncone di 
spada, in modo da formare una 
specie di grossolana pupattola. 

Immaginate, miei cari Citrulli, che questa sia 
la Donna Ideale... [Con voce femminile, da ven- 
triloquo) « Oh ! amor mio !.. Io ricomposi il tuo 
corpo smembrato, coi miei baci... Ti restituii per- 
sino la testa... e tu ti burli di me?... » 



90 ■ RE BALDORIA 



GLI AFFAMATI 

ridendo rumorosamente: 

Ah !... Com'è divertente costui !... È un mago 1 
l'idiota 

con voce naturale: 

(( Non sarebbe affatto cortese, da parte vostra, 
far tagliare a pezzi dai vostri eunuchi un poeta 
della mia specie, invece d'aprirgli semplicemente 
la porta ! » 

mazzapicchio 

con vivo interesse, av- 
vicinandosi all'albero: 

Ah ! ah !.. . Che buffone ! 
l'idiota 

con voce femminile 
« Sono aiiche discesa parecchie volte per venire 
a vedere se il cancello era ben chiuso... ed ho 
comandato ai miei eunuchi di ucciderti ! {Fingen- 
do la ferocia per teìiera civetteria) di ucciderti a 
colpi di stramazzone ! » {Con voce naturale) (( Ah ! 
Ma perchè? » {Con voce femminile) a Per divertire 
follemente il mio cuore che t'ama!... Ero felice 
di vederti agonizzare per me ! I popoli ti ammi- 
ravano !... Io soffrivo delle tue ferite — oh ! quan- 
to ! — ma avrei voluto che fossero ancor più stra- 
zianti ! » {Si ode russare rumorosamente il Re. 
L'idiota riprende, corrucciato, con voce naturale:) 
« Ah ! se ne divertiva, il tuo cuore ?!... Ebbene ! 
divertiti ancora ! {L'Idiota schiaffeggia sonora- 
mente la pupattola) Ecco! Prendi! Prendi... » 

GLI affamati 

ridendo soddisfatti: 

Sì!... Sì!... Picchia forte!... 



ATTO SECONDO 91 



l'idiota 

con voce femminile: 

(( Ahi ! Ahi !.., Sì, amor mio !... Hai ragione !... 
Battimi ! Battimi più forte ! » {Con voce iiaturale) 
«Ah! ti fanno piacere, gli schiaffi?!.... Allora, 
non te ne do piìi ! Andiamo a letto, piuttosto ! » 

Gli Affamati si sbellicano dalle 
risa, L'Idiota fa sforzi per non 
ridere egli pure, e, per tenersi il 
venti-e, lascia cadere la pupattola. 

GLI AFFAMATI. 

Continua ! Continua I... Ci diverte assai, la tua 
burletta ! 

l'idiota. 

Per ridere a tutt'agio, io chiudo gli occhi ! Ah !. 
Ah ! [Spalanca gli occhi) Dov'è ?... Dov'è, ora ?... 
La mia divina Intangibile è scomparsa !... Il mio 
riso ha fatto svanire l'Ideale ! {Finge di singhioz- 
zare) Presto ! Datemi il mio elmo e la mia spa- 
da!... Bisogna ch'io vada a esplorare l'orizzon- 
te!... Dov'è?... Ecco, laggiù, su quell'altipiano... 
il castello... la torre... E dei guerrieri !... Quante 
tenebrose coorti di guerrieri !... Ebbrezza delle 
ebbrezze !... Eccola ! Eccola !... Sì ! Guardate, là, 
quel bianco fantasma che incede a morbidi passi... 
Ella scivola più che non cammini, facendo mol- 
leggiare il suo gracile torso sulla rotondità volut- 
tuosa delle anche... Guardate ! Il sole è scom- 
parso per la seconda volta ! , . .. Un molle e serico 
chiaror di luna modella esattamente le sue reni 
falcate e il suo seno palpitante ! Io vado ! Mi 
lascio ruzzolare in fondo alla vallata, per poi ri- 
salire verso di lei !... Poiché ho fame dell'Intan- 
gibile, e poiché la Fame... la Fame è immortale 
e divina !... 



9% RE BALDORIA 



BALENA. 

Taci, perdio!... {A gran voce) Stomaco vile! 
La fame è esecrabile e maledetta!... Costui in- 
sulta i nostri stomachi ! 

ANITROCCOLO. 

Sì, Egli pretenderebibe che non mangiassimo 
mai più !.. . È un impostore ! . . . 

FAMONE 

seguito da Mazzapicchio e 
armate d'una enorme sega: 

È un poltrone seccante e malefico !... Amici !... 
Io sego questo tronco ! 

VERMICELLO. 

No! No!... Uccidereste l'Idiota!... Pietà!... 
Era sì dolce, la sua voce ! 

Parapiglia. Mazzapicchio s'ira- 
padroiiisce della sega e con tre 
colpi fa cadere l'albero morto 

FAMONE. 

Prendigli la cetra ! 

l'idiota 

cade, ruzzola sulle schiene accal- 
cate dei Citrulli, gesticola freneti- 
camente, indi rimane come schiac- 
ciato contro il sedile di pietra, ri- 
gide le braccia lungo i fianchi, 
straziato il volto dai pugni dei Ci- 
trulli. Il Re si desta di soprassalto. 

Sire ! Sire !... Aiuto !... Datemi la mia cetra !... 
Rendetemela ! Non mi resta altro, al mondo ! Non 
la rompete!... Che cosa volete farne?... Non è 
una graticola ! . . . Ah ! ve ne supplico 1 Restituite- 
mela !... Oh ! cetra mia, amante mia melodiosa I 



ATTO SECONDO 93 



Morirai lungi da me ! [Singhiozza) mia cetra 
guizzante e leggiera... io non accarezzerò pili i 
tuoi fianchi flessuosi di fanciulla, vibranti e con- 
vulsi d'amore sotto le mie dita ardenti !.. mia 
c€tra, ora garrula di risa ed ora querula, io 
non potrò più cullarti fra le mie braccia, e rad- 
doppiare di strofa in strofa il tuo folle slancio, 
di qua, di là, sempre piìi lontano, sempre più in 
alto, fino alla' vetta vertiginosa della mia voce 1... 
mia cetra delirante d'amore, io non accarez- 
zerò più l'arruffìo delle tue cardie elettrizzate dagli 
uragani e roventi di lussuria !.. Mi ricordo an- 
cora delle tue belle risate stridenti, quando cer- 
cavo d'introdurti per forza nella testa un po' di 
logica, girando violentemente le chiavette di me- 
tallo che moderano la tua discordante follia!... 
[Singhiozza). 

FAMONE. 

Sire ! Sire I... Bisogna condannare a morte 
l'Idiota, che non ha mai fame... e che non fu 
mai grasso ! . . . Egli va gridando insulti contro 
gli stomachi dei Citrulli e contro tutte le leggi 
intestinali !... 

MAZZAPICCHIO. 

che ha afferrato l'Idiota e 
lo spinge davanti al Re: 

Costui non parla che di Stelle, di Nuvole e di 
Comete !... Egli conversa familiarmente col Sole, 
e parla del Mare come d'un suo parente... È un 
accolito del Demonio che .attirerà su di noi ma- 
lefìzì d'ogni sorta ! 

L'idiota oscilla, barcolla sulle sue 
lunghe gambe stecchite, e cade 
su uno sgabello davanti al Re. 



94 RE BALDORIA 



MASTICAFIELE. 

Su ! Sta ritto, stomaco angusto l. . . Non sai forse 
di essere al cospetto di Sua Maestà Re Baldo- 
ria?... 

L'Idiota si rizza, ri- 
dendo amaramente. 

RE BALDORIA 

invitandolo, con un cenno, a sedersi: 

Calmati, Masticafìele mio!... Non ravvisi dun- 
que Alidoro, il mio poeta favorito !... Dio ! com'è 
cambiato!... Siedi, Alidoro ! {Con un sospiro) Tu 
mi vedi ora sì decaduto e povero da non poter 
più nutrire i miei poeti di corte !... 

MASTICAFIELE.- 

Son bestie velenose, striscianti ed inutili I... 

RE BALDORIA. 

No, amico mio... Una volta, te loro canzoni 
cullavano i nostri stomachi e facilitavano le no- 
stre laboriose digestioni!... Povero Alidoro! 

GLI AFFAMATI, 
incitati da Mazzapicchio e da Faraone: 

Bisogna condannarlo ! . . . Questo maledetto scri- 
bacchino è amico del diavolo ! 

RE BALDORIA 

con furberia, 8trizzart- 
do l'occliio, all'Idiota: 

Lo giudicherò e lo condannerò immediata- 



ATTO SECONDO 95 



mente !... Dammi il braccio, Alidoro... Fra poco... 
[sottovoce) fra poco, pranzeremo ! 

L'Idiota sorride malinconicamente 
tergendosi la fronte insanguinata 
con una foglia d'oleandro. Il Re 
sale sul palco e siede sul trono, 
L'Idiota, Anguilla, Masticafiele, 
Pancotto, i Vassalli e il loro segui- 
to si dispongono, seduti o sdraiati, 
sui gradini, e s' addormentano 
tutti. Fra Trippa è scomparso. 

FAMONE 

spìnto verso il fondo della 
scena dalla folla degli Affamati. 

Olà ! Guatteri ! Cuochi del Banchetto Univer- 
sale ! Rispondetemi !... In nome di tutti i Citrulli, 
voglio sapere come adempite alla vostra mis- 
sione ! . . . Quando. . . quando mangeremo ? . . . Ri- 
spondete ! 

MAZZAPICCHIO. 

Non rispondono, quei vili stomachi ambiziosi ?... 
Bisognerebbe assediare il Castello con molte zat- 
tere... poiché essi potrebbero svignarsela, con gli 
scrigni, sugli Stagni del Passato e rifugiarsi nei 
Mulini del Demonio! Che ne dici, Famone? 

FAMONE 

ridendo a crepapelle: 

Eh! via!... Essi non oseranno mai avventu- 
rarsi su quegU stagni maledetti ! [Abbassando 
la voce, e con gesti di mistero) Santa Putredine, 
la patrona degh stagni, veglia giorno e notte !... 
Tutto ciò che ella tocca, Citrulli o emimali, si 
decompone subito, a membro a membro, in mille 
fetidi lembi... e nessuno, mai, ritornò da un si- 
mile viaggio ! [Si ode un tintinnìo di coltelli) Udite? 



96 RE BALDORIA 



Udite questo rumor di coltelli?... E' un segnale !.. 
I Guatteri vogliono parlamentare ! Finalmente ci 
chiamano ! 

Soffione, Torta e Béchamel appari- 
scono uno dopo l'altro fra i merli di 
zucchero del Castello. Hanno ampi 
grembiali di amoerro bianco, nivei 
e monumentali berretti da cuoco, e 
stando ritti ed immobili brandiscono 
le loro emblematiche casseruole 
d'oro dal manico lunghissimo. 

GLI AFFAMATI. 

Ah!... Ah!... 

Emettono un urlo di gioia ammira- 
tiva, che si prolunga all'infinito, ripe- 
tuto da migliaia di Citrulli invisibili. 

RE BALDORIA 

destandosi ancora di sopras- 
sai to,tutto convulso d alla gioia, 
dalla fame e dall' angoscia; 

Presto ! . . . Presto ! . . . Si mangia ? . . . Che feli- 
cità !.. . Finalmente ! . . . Senza stoviglie ? . . . Che 
importa?... Qua! Qua!... A me! {Continuando 
il sogno) Date qua ! 

Si stropiccia gli occhi, si trova deluso 
e si lasca ricadere contro la spalliera 
del trono, come esanime. I Vassalli si 
destano per un momento, poi ripiom- 
bano nel loro sonno convulsivo, come in 
pi'eda agli spasimi di un avvelenamento. 

ANGUILLA 

all'Idiota: 

Dammi un tuo dito, ch'io lo succhi ! 

Si sforza di ridere. 
GLI AFFAMATI. 

Silenzio ! {Si accalcano nel viale centrale, (in 
sotto le mura del Castello, attenti, a bocca aper- 
ta). Stanno per parlare !... Cielo! Cielo!... Par- 



ATTO SECONDO 97 



lano!... Presto! Ascoltiamo!... Torta apre la 
bocca !... Ah ! Sbadiglia soltanto !... 

ANITROCCOLO. 

Sbadiglia dalla fame, come noi !... 

VERMICELLO 

Poveretti!... Affamati come noi... e intenti a 
lavorare per l'Appetito Universale !... E dire che 
potrebbero consolarsi lo stomaco con delle buone 
saLse !... {Credendo di udir parlare i Guatteri, che 
tacciono ancora) Bravi ! [Gridando) Benissimo ! 

CROSTINO. 

Ma che cosa dicono?... 

TORTA. 

Citrulli amatiss.imi !... Io mi sento troppo de- 
bole 1... Il' calore dei forni m'ha spossato... e 
son digiuno da otto giorni !.., Cedo la parola a 
Soffione, che ha tenuto in serbo un po' di gas, 
per gratificarvene ! 

CROSTINO 

Bravo !... Come parla bene ! 

DENTACUTO 

Solo a udirlo, sento empirmisi lo stomaco!... 

VERMICELLO 

Anch'io 1... E' vero !... Viva Torta }... Bravo ! 

ANITROCCOLO. 

Ah ! com'è bello !... E come sa brandire la sua 
casseruoila ! 

7 



98 RE BALDORIA 



ANGUILLA 

in tono beffardo, osservando 
di lontano la folla dei CitrulU : 

Ma voi non l'avete mai visto tener lo spiedo e 
ripulir le pentole!... {S'avanza tra la folla) Non 
l'avete mai visto triturar la carne, il nostro gran 
Torta!... 

CROSTINO 

con aria dì stupida ammirazione: 

No..,. Come fa?... 

ANGUILLA. 

Ah ! {sogghignando) Se vedeste, che gesti sa- 
pienti ed eleganti !... Nessuno sa maneggiare la 
mezzaluna con la stessa grazia 1... Silenzio ! Parla 
Soffione ! 

SOFFIONE. 

Mangerete fra poco!... Fra pochi minuti!... 
{Tutti fanno schioccar la lingua) Per essere fe- 
lici e meritare il Paradiso, bisogna mangiar bene ! 
E per mangiar bene, bisogna che le vivande siano 
cotte a puntino, cucinate con scienza e con molte 
precauzioni !... 

FAMONE. 

Sì!... Sì!... Sbrigatevi!... Non vi occupate 
troppo dèlia cottura !... Si muore tutti di fame !... 
Presto ! vi scacceremo dalle cucine ! 

SOFFIONE. 

Silenzio!... Lasciami parlare, mio caro Fa- 
mone !... 

FAMONE. 

Basta ! Hai parlato abbastanza 1 



ATTO SECONDO 90 



PAPPONE. 

Abbasso SoflBone !... 

MAZZAPICCHIO. 

Abbasso i Guatteri ! 

SALAME 

mostrando i pugni: 

■ Ohe! Soffione!... Gettami una costoletta, se 
vuoi ch'io batta le mani !... 

VERMICELLO. 

Lasciate parlare Soffione!... Silenzio!... 

SOFFIONE. 

Miei cari Citrulli ! Voi soli sapete mangiare e 
bere !... Il vostro appetito è santo ! Io mi prostro 
davanti alla vostra sacra fame ! La rispetto, e 
mi guarderò bene dal contrariarla ! . . . 

SALAME. 

Tu divaghi, amico!... Gettami una costoletta 
ti fischio ! . . . 

SOFFIONE. 

Voi soli sapete apprezzare la bontà di una salsa 
alla Béchamel!... Poiché siete tutti buongustai... 
e capaci tutti di distinguere un cuoco ammodo 
da un inetto o da un avvelenatore ! . . . 

FA MONE 

con rabbia 

Ma voialtri vi burlate di noi ! 

VERMICELLO. 

No! No!... Soffione è il protettore degli Affa- 
mati !... Viva Soffione ! 



100 RE BALDORIA 



SALAME 

minacciando Vermicello: 

Vigliacco! Ti sei venduto ai Guatteri!... Che 
cosa t'hanno dato ?... 

SOFFIONE. 

Ognuno di voi avrà la sua parte d'arrosto e 
il suo piatto di salsa ! . . . Ognuno di voi avrà san- 
guinacci ed acque minerali per digerir meglio !... 

SALAME. 

Benissimo ! . . . Ma presto ! . . . 

ANGUILLA 

con ironia; 

Soffione parla già di digestione ! E' una ma- 
niera spiritosa di scavalcar la tavola del Banchetto 
senza toccare i piatti !... Poveri Citrulli !... 

La folla è inebbrlata. Ad un tratto, si 
ode un grido e un gran l'umore di corpi 
che stramazzano al suolo. I Citrulli si 
volgono tutti verso il fondo della scena, 
dovè si vede il re cadere col capo in avanti 
e rimanere immobile come un cadavere 
fra Masticailele e Pancotto. Nello stesso 
momento, un gran fracasso di casseruole 
innumerevoli si ripercuote e si propaga 
lungamente oltre il parco, all'infinito. 
Sembra che tutte le batterie di cucina del 
Regno siano agitate da legioni di demoni. 

ANGUILLA 

slanciandosi verso il palco: 

Re Baldoria è svenuto 1 

GLI AFFAMATI 

(Parapiglia terribile). 

Soccorretelo ! . . . Soccorretelo ! . . . 



Ano SECONDO JOl 



ANGUILLA 

palpando il corpo del Re: 

S'è ferito alla testa!... Ah! no!... È morto! 
{Grida della folla) Udite ! Ecco che si ripete il ru- 
more delle casseruole!... Come sapete, tutte le 
casseruole della terra sbattono fragorosamente 
l'una contro l'altra, quando i monarchi che re- 
gnano sui CitruUi esalano l'ultimo sospiro!... 
{Si ode di nuovo il gran fragore metallico, che si 
propaga alVinfinito. I Citrulli s'inginocchiano tutti^ 
battendosi la pancia tre volte). Santa Putredine, 
scordati di noi ! . . . 

FA MONE 

alzandosi pel prìmo e mo- 
strando i pugni ai Guatteri: 

Sono i Guatteri, che l'hanno avvelenato !... Ne 
ho le prove !.. 

SOFFIONE 

È una calunnia ! . . . Lo amavamo tanto, dal 
giorno in cui si sacrificò all'Appetito Universale ! 

ANGUILLA 

chinandosi sul cadavere del Re : 

Il Re è morto di, fame I... Santa Putredine, scor- 
dati di noi ! 

GLI AFFAMATI 

battendosi il ventre: 

Santa Putredine, scordati di noi ! 

FAMONE. 

Sì!... I Guatteri sono responsabili della morte 
del Re!... Ammazziamoli! Vendichiamo Re Bal- 
doria ! 

SOFFIONE. 

Domando la parola per l'ultima volta ! 



102 RE BALDORIA 



GLI AFFAMATI 

ansanti, furibondi: 

Silenzio !... Ascoltiamo ! 

SOFFIONE 

a gran voce: 

Vi dicliiaro che il Re è morto per una indige- 
stione ! 

FAMO.NE. 

Non è vero !..-. Mentite !... 

ANGUILLA. 

Il Re è pili pallido e più scarno di noi !... An- 
ch'egli non mangiava da otto giorni !... 

VERMICELLO. 

Lasciate parlare Soffione !... Rispettate la libertà 
della parola 1 

SALAME 

minacciando ancora Vermicello : 

Amici ! Vi denuncio quella canaglia di Vermi- 
cello, che si è venduto a:i Guatteri ! 

ANGUILLA 

alzando la voce: 

Anche i Ministri, sono morti!... Anche i Vas- 
salU !... Anche i Valletti !... 

FAMONE 

respingendo Anguilla, solleva e tiene alto 
al di sopi-a della propria testa il cadave- 
re di Re Baldoria, mostrandolo alla folla. 

Ecco! Ecco il delitto flagrante dei Guatteri!... 
Soffione! Torta! Béchamel!... Voi siete respon- 
sabili della morte del Re !... 

Citrulli affamati ! non è già il cadavere di un 
monarca, quello ch'io vi mostro, ma il cadavere 
scarnito d'uno di noi ! Dal giorno in cui acconsentì 



ATTO SECONDO 103 



a sacrificare all'appetito dei Citrulli l'orgoglio 
della sua forchetta d'oro e le ambizioni del suo au- 
gusto ventre, Re Baldoria entrò nelle nostre file ! 
Consideriamolo dunque, senza rancore, come un 
nostro simile ! 

Guardate tutti questo cadavere già róso dai 
vermi !... In verità vi dico : ecco il vostro destino... 
Così sarà di voi... se non truciderete i traditori 
che opprimono i vostri stomachi sacri e i vostri 
liberi intestini !... Citrulli ! Citrulli miei ! Giuriamo 
tutti di vendicare Re Baldoria e di liberare il regno 
dalla tirannide dei Guatteri ! Giuriamolo sul suo 
cadavere ! 

GLI AFFAMATI. 

Bravo !... Viva Famone !... 

SOFFIONE. 

Citrulli ! Citrulli miei ! Ascoltatemi, prima di 
sacrificarmi all'ambizione di costui, che è un ca- 
lunniatore I... 

Ascoltatemi !... [Famone cerca d'interromperlo, 
ma i Citrulli gVimpongono silenzio) Dunque, voi 
credete che abbiamo soppresso il Re, col veleno 
o con la fame !... Infatti, tutto ci accusa !... Tutte 
le apparenze stanno contro di noi !... Ebbene, Ci- 
trulli... miei Citrulli amatissimi!... Ve lo giuro! 
Re Baldoria è morto per le conseguenze di una 
colossale indigestione... {pausa) che fece l'amio 
scorso affamando i suoi sudditi ! 

GLI AFFAMATI 

perplessi: 

Forse è vero, infatti!... Era troppo grasso!... 
Pesava centocinquanta chilogrammi ! 

VERMICELLO. 

Vi ricordate del menu reale della Pasqua del- 



104 RE BALDORIA 



l'anno scorso ?... Le casse dello Stato furano vuo- 
tate per pagare quel banchetto !... E, alle frutta, 
il Re per poco non vomitò anche le budella ! 

SOFFIONE. 

Quell'indigestione reale impoverì per tre anni 
il regno dei Citrulli ! Da quel giorno, il Re soffrì 
di crampi spasmodici che finirono coli 'esser causa 
della sua morte ! . . . 

GLI AFFAMATI 

• respingendo violentemente Fa- 
mone che vorrebbe parlare: 

Sì !... Soffione dice la verità !... Vivano i Guat- 
teri ! 

BALENA 

a Mazzapicchio: 

Presto ! Andiamo a prendere i cadaveri, e get- 
tiamoli negli stagni !... 

SOFFIONE. 

No !... Fermati, Balena !... I morti possono ser- 
vire a qualche cosa ! . . . Siate calmi e sereni come 
una volta, e riflettete se non sia opportuno salare 
quei cadaveri accuratamente, per farne carne in 
conserva!.. Non siete già vegetariani, ch'io mj 
sappia!... 

FAMONE. 

No! No!... Di quella carne, non ne vogliamo! 
È avvelenata ! . . . Nulla ! Nulla, vogliamo di Re 
Baldoria ! Nemmeno la sua carogna ! Non vogliamo 
niente che sia defunto ! 

SOFFIONE. 

Ebbene: supponiamo che si rimanga privi di 



ATTO SECONDO 105 



vettovaglie ! Questo non è possibile... ma suppo- 
niamolo !... 

FAMONE. 

Voi... voi, sareste immolati, se un simile caso 
si verificasse !... Noi aspettiamo tutto dairav\^e- 
nire, e nulla vogliamo del fetido passato ! 

SOFFIONE. 

In nome dei Guatterà, io vi consiglio di porre in 
salamoia il Re, i Vassalli, i Ministri e i loro se- 
guiti, componendoli nei loro bagni d'oro massiccio, 
riempiti di aceto... Sarà soltanto per previdenza, 
poiché avrete tutti di che rimpinzarvi sontuosa- 
mente ! Ve lo giuro sul nostro onore ; ve lo giuro 
sulle mie coscie, che offro anticipatamente a chi 
non riuscirà a satollarsi ! 

GLI AFFAMATI. 

Bravo! Bene!... Approviamo la salamoia del 
Re, dei Vassalli e dei Ministri !... È una saggia 
idea!... I Guatleri sono prudenti e magnanimi... 

ANGUILLA. 

Soffione non ha torto, di voler seppellire Re 
Baldoria nei nosiri stomachi !... Come avrebbe 
potuto sognare quel gran Re, un più glorioso 
sepolcro ? 

I tre Guatteri scambiano fra loro dei 
cenni, e tosto i servi di cucina escono 
dal Castello e si dirigono a due a due 
verso il palco. Poi, dispongono con cura 
tutti i cadaveri su barelle di rami e di 
fronde e li trasportano entro il castello, 
dalla porta centrale, che si richiude pe- 
santemente alle loro spalle. Famone li 
segua correndo, per entrare con loro 
ma è respinto dai Vassalli, e lo si vede 
tempestare furiosamente sulla gradi- 
nala, urlando di rabbia e agitando 1 pugni. 



106 RE BALDORIA 



FAMONE. 

Canaglia! Intjestim traditori e presuntuosi... 
parlate ! Diteci quando si pranzerà I 

SOFFIONE 

ritto fra i merli del castello: 

Sarebbe invero da gente grossolana, precipi- 
tarsi a tavola, senza saper prima, in modo parti- 
colareggiato, quali gioie ci attendano!... Bécha- 
mel, che è uno specialista, vi dirà sapientemente 
il menu del Banchetto meraviglioso che vi of- 
friamo ! 

GLI AFFAMATI. 

Sì! Sì!... Silenzio! 



Silenzio sepolcrale. 

BECHAMEL , 

con voce acidula e bian a: 

Dopo alcuni antipasti stuzzicanti e pimentati, da 
me composti per ridestare gli stimoli dell'appetito 
dei vostri stomachi assopiti, vi serviremo una mi- 
nestra di mia invenzione, un brodo sì soave e 
sostanzioso che indurrebbe un martire crocifisso 
a rinnegare la sua fede ! . . . 

GLI AFFAMATI. 

Bravo !... Bene !... 

Fanno schioccar la lingua-. 

BECHAMEL. 

È un brodo inventato apposta per voi, Citrulli 



AITO SECONDO l07 



carissimi, ed io non vi ho nemmeno intinto il dito, 
per non usurparvene la divina primizia ! 

GLI AFFAMATI 

con profonda soddisfaàcne : 

Ah!... Ah!... 

BECHAMEL. 

È un brodo ideale, che 



ATTO TERZO. 
L'ORGIA. 



L'interno del Castello di Re Baldoria. Un angolo 
dell'antica armeria, trasformata dai Guatteri in re- 
fettorio, pel Banchetto dei Citrulli. La sala si pro- 
lunga di scorcio fra le quinte, a sinistra, e si capisce 
che è immensa. In fondo, chiusa, la grande porta 
che dà sulla scalinata e sul viale centrale del parco. 
Presso la porta, a destra, una grande finestra aperta, 
dalla quale si scorgono le collinette del parco, for- 
micolanti di una folla che gesticola furibonda, in- 
sanguinata dalla luce del tramonto. 

Nella parete obliqua di destra, la porta chiusa 
del grande laboratorio astrologico di Turchino, adat- 
tato dai Guatteri a servir da cucina. I battenti isto- 
- riati sono sormontati da due grandi capitelli ornati 
d'iscrizioni cabalistiche. Nella parete di sinistra, 
pure obliqua, ampie vetrate aperte sugl'immensi 
Stagni del Passato. Siccome le pareti laterali sono 
oblique, lo spettatore può vedere, a destra, dalla 
toppa di un'enorme serratura, rosseggiare i forni 
delle cucirle, e a sinistra, dalle finestre aperte, le 
lontananze verdastre degli Stagni del Passato. 

In mezzo alla scena, l'estremità di una tavola 
gigantesca, che si prolunga di sbieco, a sinistra, 
nell'invisibile profondità dell'armeria. Fra la tavola 
e la ribalta, fìanuneggia un gran braciere destinato 
a riscaldare le vivande. Tre grosse catene pendenti 
dal soffitto invisibile tengono sospes » al disopra 
dell'estremità della tavola una grande conca di 
ottone, piena d'olio, da cui emergono, accesi, nume- 
rosi lucignoli di stoppa. 

E' un tramonto d'agosto. Caldo soffocante. 



112 RE BALDORIA 



FAMONE 
apparisce, ombra gesticolante, nella cor- 
nice della finestra ch'è in fondo alla 
scena. Egli è ritto sul culmine di una 
collina tutta irta di pugni alzati, e il suo 
profilo convulso spicca, come ritaglia- 
to, sul rosso del sole. Grida entusia- 
stiche e applausi coprono a quando 
a quando la sua voce formidabile. 

Qualche fetta di salame !... Un pezzo d'ar- 
rosto !... Un conìglio ben cotto !... Oppure una 
buona costoletta, prima di mezzanotte !... Altri- 
menti... Tolta! Béchamel! Ascoltate!... Altri- 
menti, proporrò di sfondar le porte e di massa- 
crare i Guatteri traditori ! 

TORTA 

passeggia per la sala, concitato e 

fiero, brandendo la sua casseruola: 

d'oro dal lungo manico e gri- 

- dando comandi, come un generale. 

Suvvia ! Presto, perbacco !... Preparate ! le sco- 
delle, fannulloni ! Maledetti lavapiatti ! 

Minaccia con la casseruola i servi che 
s'alTaccendano lungo la tavola, portando 
barelle su cui s'ergono colonne di scodelle. 

GLI AFFAMATI 

di fuori: 

Viva Famone ! Famone è il nostro capo!... 

BECHAMEL 

uscendo dalle cuòine: 

Che fare, per calmarli? 

SOFFIONE 

tendendo minacciosamente 
^ il pugno verso la finestra: 

È impossibile ! Quel furfante di Famone è ineso- 
rabile!... [Alzando le spalle con ira e dispetto). 



ATTO TERZO 113 



D'altronde, la colpa è tua, Béchamel !... Io ti ho 
sempre raccomandato di non irritare quell'ambi- 
zioso ! . . . 

BECHAMEL. 

Non si potrebbe costruire una zattera con le 
tavole d£gli Affamati, e fuggire sugli Stagni dei 
Passato?... 

TORTA 

uscendo dalle cucine: 

Che bestialità!... Tu non pensi alla tua pan- 
cia!... La zattera non tarderebbe ad affondare! 

SOFFIONE 
a Béchamel, ch.e si avvicina alla finestra: 
Vacci tu solo, sugli Stagni !... Imbecille !... 
Dovrai vogare per mille leghe, prima di giungere 
ai Mulini del Demonio!... La mia pancia è pe- 
sante ! Io non ho mai digiunato... e ho paura 
di Santa Putredine!... Brr!... A Santa Putre- 
dine, preferisco Famone ! 

BECHAMEL 

affacciandosi alla finestra: 

Citrulli miei amatissimi ! Non date ascolto a 
Famone ! . . . È un ambizioso ! Un allucinato ! 

GLI AFFAMATI 

di fuoi'i, con urli prolungati: 

Non insultare Famone, vile intestino fradicio!... 
Famone è l'unico nostro capo !... 

SOFFIONE 

a Béchamel : 

Taci, imbecille ! 



114; RE BALDORIA 



BECHAMEL . 

facendo grandi gesti pacificatori 
Sì! Sì!... Famone è un graiid'uomo !... D'al- 
tronde, -è nostro amico ! E mi guardi il Cielo 
dal dir male di lui !.. Volevo semplicemente farvi 
notare ch'egli è incompetente, in materia culi- 
naria!... Egli non s'intende affatto né d'arrosti, 
né di salse ! 

Urli di protesta della folla 

FAMONE 

di fuori. 

Citrulli, "udite?... Ancora lo stesso stile di 
Panciarguta ! . . . Sono stomachi dispotici e mono- 
polizzatori ! . . . Ah ! è tempo di rovesciare tutte le 
dittature degl'intestini orgogliosi!... C^e fando- 
nia, il segreto delle salse ! . . . Chi di noi non sa- 
prebbe ammannire una salsa alla Béchamel?... 

GLI AFFAMATI 

di fuori: 

È vero !... È vero 1... 

FAMONE 

di fuori: 

Sappiate, o Citrulli, che è venuto il giorno in 
cui tutte le tendenze dello^ Stomaco Universale 
devono liberamente esplicarsi, mirando alla dige- 
stione generale !... 

BECHAMEL. 

Ebbene: io, Béchamel, ti sfido, o Famone, a 
dire la ricetta del mio brodo ideale ! . . . Il segreto 
di quel brodo é soltanto mio !... 



i 



ATTO TERZO 115 



SOFFIONE 

afferrando Béchamel a mezzo il corpo 
e portandolo lontano dalla finèstra; 

Taci, perdio!... Bisogna essere un pazzo, per 
dire di queste sciocchezze ai Citrulli !... 

BECHAMEL. 

Ma è la verità... 

SOFFIONE. 

Ci vuol altro che la verità, in momenti come 
qucisti 1... 

BECHAMEL 

si avvicina a Torta, che ritto sulla 
soglia della cucina urla comandi con 
voce rauca, agitando la propria cas- 
seruola d'oro nel fiammeggio rosso 
dei forni, davanti ai quali i servi van- 
no e vengono in infernale tumulto, 

I CitruUi, mio caro, non hanno bisogno di man- 
giar bene ! Si accontentano di frasi !... Da otto 
giorni, gran Dio!..., quante parole hanno tran- 
gugiato!... Piantiamoli! Svignamocela, con gli 
scrigni d'oro ! Si fa presto, a costruire una zat- 
tera !... Vuoi?... 

TORTA. 

Al diavolo tu e la zattera ! . . . {Rivolgendosi ai 
servi) Presto! Sbrigatevi!... Dove sono, i dieci- 
mila capponi magri ? Badate alla cottura !... Met- 
tete da parte il sugo che ne cola e inaffiateli con 
dell'olio da lumi!... Disossate i vitelli e prepa- 
rate il lardo per le fricassèe 1... 

FAMONE 

di fuori: 

Ce ne infìschiamo, noi, degU specialisti \... Noi 
non domandiamo brodi meravigliosi !... Vogliamo 



116 RE BALDORIA 



un buon an'osto di montone ! . . . Un arrosto è un 
arrosto!... {Rivolgendosi ai Citrulli) I Guatteri 
hanno già dimenticato, a quanto pare, il loro du- 
plice programma digestivo e intestinale che ha 
per principio essenziale la socializzazione dei 
mezzi di produzione culinaria !... Sì ! Noi vogliamo 
socializzare i fornelli, le marmitte, le casseruole 
e le graticole ! 

TORTA 

gridando : 

Mettete al fuoco diecimila capponi, e presto al 
lavoro per preparar le salse !... Aprite le madie !... 
Al pane I Al pane ! 

SOFFIONE 

alla finestra: 

Sì !.. . Famone ha ragione ! . . . Béchamel ha 
parlato mate ! . . . Noi mantcCTemo tutte le nostre 
promesse! Calmatevi, dunque!... Ancora pochi 
minuti!... E mentre aspettate, Citrulli cari, fiu- 
tate lo squisito profumo di minestra calda di cui 
abbiamo impregnate le campagne !... Guardate!... 
II sole al tramonto è roseo e grasso come le fette 
di prosciutto che stiamo per servirvi 1... 

FAMONE 

con ira repressa: 

Il sole al tramonto ha odore di carneficina I... 
Bada, Soffione !... Noi abbiamo una fame da 
lupi... E saremmo capaci di cavar la carne dalle 
pentole^ con le nostre mani, e di strappar le trippe 
dalle pancie dei traditori ! . . . 

Bisogna — capite ? — bisogna. . . che tutti coloro 
che son vuoti siano empiti immediatamente !... 
Olà ! Soffione !... Mostraci la tua pancia !... Ah ! 



AITO TERZO . 117 



ah! com'è tonda!... Udite, Guatteri ! Tutti co- 
loro che son pieni così devono vuotarsi nelle boc- 
che degh Affamati ! 

ANGUILLA 

sghignazzando, confuso tra la folla: 

Come se ogni bocca fosse una cloaca!... 

FAMONE. 

Infatti, che significa questo nuovo ritardo?... 

SOFFIONE. 

Mi duole assai di dovervi dire che l'ultimo so- 
spiro di Re Baldoria ha rovesciato tutte le casse- 
ruole che erano al fuoco !... Noi abbiamo dovuto 
improvvisare tutta una parte del pranzo ! . . . Ma 
il ritardo è di pochi minuti !... E, davvero, noi 
non ne abbiamo colpa !... 

La folla schiamazza: 
FAMONE. 

Altre mistificazioni !... Non ci credete !... Finia- 
mola!... Il sole tramonta... È passato un altro 
gilornol 1 . . . Avanti! All'assalto!... La violenta, 
o Citrulli, è la fonte di ogni diritto !... La vio- 
lenza ! . . . 

MAZZAPICCHIO. 

Dove sono gli spiedi?... Datemi intanto quel- 
l'attizzatoio!... 

FAMONE. 

La violenza... è una levatrice dalle braccia in- 
sanguinate che da un grembo morente trae fuori 
l'avvenire, pargolo radioso I 

Applausi. 



118 RE BALDORIA 



SOFFIONE. 

Tutto è perduto!... È colpa tua, Béchamel!... 
Tu non sai essere un oratore abile !... Al diavolo 
la tua salsa ed il tuo brodo !... 

TORTA 

a Soffione: 

Parla ancora, tu, per tenerli a bada !... 

SOFFIONE. 

Eh! via!... L'ho già consumato tutto, il mio 
gas oratorio!... I Gitrulli ne son gonfi come pal- 
loni !... Non c'è più modo di trattenerli !... Biso- 
gna pure ch'essi salgano !... 

MAZZAPICCHIO 

appiè della scalinata, con accento feroce: 
Che viene a fare Fra Trippa qui fra noi ?... 

BALENA 

di fuori: 

E Anguilla che fa, in mezzo a noi?... Ammaz- 
ziamoli tutti e due !... Sono cortigiani del defunto 
Re Baldoria ! Sono traditori !... 

FRA TRIPPA 

di fuori: 

Scusa, Balena... Io non tradisco nessuno!... 
Sono il vostro pastore spirituale!... E avendo 
udito ululare i lupi... 

ANGUILLA 

di fuori: 

Hou ! Hou 1 

Imita l'ululare dei 
■ lupi e fa gesti buffi: 



ATTO XERZO 119 

FRA TRIPPA. 

... san venuto di corsa, di lontano, per difen- 
dervi per farmi mangiare in vece vostra, se così 
vuole Iddio ! 

TORTA 

a Soffione, che sta in agguato 

Vedi ? Vedi che il gas fa ancora effetto ?! 

ANGUILLA 

ai Citrulli: 

Immolatemi... ma salvate Fra Trippa, che è un 
Santo !... 

Sostiene comicamente un'invisibile 
lotta di generosità con Fi-a Trippa 

FRA TRIPPA. 

Voglio morire per te ! 

ANGUILLA. 

Fra Trippa è un santo !... Il suo ventre, o Ci- 
trulli, sarà per voi un baluardo !... 

FAMONE. 

Abbian salva la vita tutti e due, poiché sono 
amabili e furbi!... Ci divertiranno! 

La sera è calata, caldissima, soffocan- 
te. Si ode vibrare contro la porta del 
castello un gran corpo metallico. 

Avanti! Avanti, Citrulli!... Battete come batto 
io !... Cosi !... Con tutte le vostre forze ILa porta 
non potrà resistere ! 

TORTA 

di dentro: 

Aspettate ancora un momento !... Vengo ad apri- 
re 1... Pazienza! {La folla gli risponde con urli 



120 RE BALDORIA 



interminabili) Cielo!... Quanti sono!.-.. Se ne ve- 
dono sopraggiungere da ogni parte... da ogni punto 
dell'orizzonte ! Son più di centomila !... (/ Citrulli 
vanno moltiplicando formidabili colpi contro la 
porta del castello, che scricchiola) Béchamel ! Sof- 
fione !... Dove siete?... 

I Guatteri spingono delle 
madie davanti alla porta. 

SOFFIONE 

nascosto nella cucina e spian- 
do dalla porta socchiusa: 

Torta !... Vieni qui !... Presto, imbecille !... La 
porta sta per cadere ! . . . 

TORTA 

guardando dalla finestra. 

Siamo perduti ! . . . I Citrulli sono inferociti ! . . 
E sono armati di spiedi e di attizzatoi ! [Si ode, 
nel giardino, un fortissimo schianto) Sono tanto 
accalcati, che i loro capelli si aggrovigliano come 
le erbe di una prateria al soffio del vento!... E 
atterrano tutti gli alberi del viale ! . . . 

Gran crollo di corpi accalcati sulla sca- 
linata; poi un colpo terribile sui bat- 
tenti, cne si schiudono lentamente, for- 
zati dalla folla degli affamati. Torta si 
eclissa, dalla porta semiaperta della cu- 
cina, che richiude violentemente dietro 
di sé. Si ode nella cucina un rumore 
cupo di mobili rimossi che si urta- 
no, e, nel giardino e sulla scalinata, 
uno scalpiccio d'esercito in marcia. 

FAMONE 

entrando pel primo, armato 
di un enorme spiedo, d'oro: 

Dove sono? {Vedendo chiudersi i battenti della 
porta delle cucine) Ah ! Vigliacchi 1 



ATTO TERZO 121 



MAZZAPICCHIO 

entrando furente: 

Ammazziamoli ! 

FAMONE 
balza sulla tavola, e, brandendo il suo spiedo: 

Fermatevi ! . . . Non sfondate quella porta ! . . . 
Mettiamoci a tavola ! 

MAZZAPICCHIO 

si precipita contro la porta chiusa e si 
sforza d'abbatterla a spallate, mentre 
l'immenso gregge degli Affamati inva- 
de tumultuosamente le profondità in- 
visibili della sala, con la veemenza d'u- 
na fiumana che abbia rotto ogni diga: 

Io non obl)edisco a nessuno ! . . . Perchè subirem- 
mo l'autorità di Famone, dopo esserci sbarazzati 
dei Guatteri?... [Respinge violentemente i Forti, 
che lottano fra loro per guardare tutti dalla toppa 
dell'enorme sen^atura) Lasciatemi guardare !... 

ANGUILLA 

spinto, con Fra Ti-ippa, contro 
le vetrate di sinistra, legge tran- 
quillamente le iscrizioni latine 
di cui sono fregiati i capitelli, 

« Non pluribus, sed paucis spiritis haec porta 
aperta erit !» Ah ! ecco la porta del laboratorio di 
Turchino ! Perchè hanno fatto scendere l'astrologo 
dalla sua torre?... Come poteva egU formulare i 
suoi oroscopi, senza più contemplare le stelle? 

FRA TRIPPA. 

Tanto più che il frastuono, il rumor di ferraglia 
di una sala d'armi dovevano disti'arlo continua- 
mente... Guardate che panoplie !... Il povero Re 



123 RE BALDORIA 



Baldoria aveva la mania di sfoggiare agli occhi 
de' suo cari Citrulli la propria biancheria, i propri 
pensieri, la propria alcova... tutto ! Persino le sco- 
perte de' suoi scienziati ! Turchino ne è morto di 
dolore ! 

ANGUILLA. . . 

Finabnente, potremo assaggiiare qualcuna delle 
salse uscite dai suoi lambicchi ! . . . Purché la scien- 
za non serbi per noi qualche vendetta postuma ! . . . 
[La sua attenzione è attratta dal tafferuglio degli 
Affamati) Come sono stupidi !... Aspettami, Fra 
Trippa !... 

Con tre agili salti, Anguilla sale, approfit- 
tando delle spoi-genze, fino allo stipite su- 
periore della porta, e siede su uno del 
capitelli. Gli Affamati non se ne accorgono. 

SOFFIONE 

di dentro, gridando. 

Torta! Presto!... Sbrigati, a mettere in sala- 
moia delle carogne di Vassalli ! L'arrosto non ba- 
sta !... I Citrulli stanno per sfondare la porta !... 
Rinforziamola con questa credenza ! Io parlerò 
loro un'altra volta ! {Alzando la voce) Ancora po- 
chi minuti, Citrulli, e sarete serviti!.. 

GLI AFFAMATI. 

Abbasso i mistificatori ! 

SOFFIONE 
dietro la porta, a Béchamel e a Torta: 

Come !... Soltanto questo !... Ah ! tu ne hai 
messo da parte, intestino usuraio ! Presto ! Porta 
tutto, ti strappo le budella!... 



ATTO TERZO 123 



MAZZAPICCHIO 

rivolto a Balena, che appoggiato 
alla porta, guarda intento dal 
buco della grande serratura: 

Levati di lì, Balena, che mi ci metto io ! 

BALENA. 

Aspetta !... Tanto, sei miope... Ti dirò quel che 
vedo... Aspetta!... I Guatteri si arrabattano da- 
vanti alle rosse bocche dei forni!... E s'azzuf- 
fano, e si picchiano con le casseruole ! . . . Ah ! che 
spettacolo divertente ! 

MAZZAPICCHIO. 

Levati di lì, Balena!... Io sono arrivato prima 
di te !... Ho maggior diritto... 

BALENA 

aggrappandosi alla porta, mentre 
Mazzapicchio lo afferra perla gola: 

Tutti noi abbiamo uguali diritti di controllo sui 
Guatteri ! 

MAZZAPICCHIO. 

Ma c'è un solo buco ! 

BALENA. 

Guardiamo uno dopo l'altro I 

MAZZAPICCHIO. 

Comincio io! Tocca a me ! 

VERMICELLO. 

No 1 Bisogna consultar la sorte l 



124 RE BALDORIA 



MAZZAPICCHIO. 

Si perderebbe tempo ! 

FRA TRIPPA. 

La sorte è cieca ! 

MAZZAPICCHIO. 

Levati di lì, Balena... o t'accoppo con un pu- 
gno!... 

Balena afferra per la gola Mazzapic- 
chio. Lottando ferocemente, tutti e. 
due ruzzolano fra i piedi degli altri 
Affamati, che si sono precipitati verso 
la toppa della serratura. Il tumulto li 
separa. Grida e bestemmie minacciose. 

ANGUILLA 

ridendo sgangheratamente, sul capitello: 

Io vedo tutto assai meglio di voi ! 

MAZZAPICCHIO 

alzando il capo: 

Ah!... Quel furbacchione d'Anguilla!... Che 
cosa vedi ? 

ANGUILLA 

con aria d'importanza e beffarda: 

I Guatteri s'inseguono a vicenda, brandendo le 
accette ! Si azzuffano ! [Si ode un gran fragore di 
ferri urtantisi) Dio ! . . . Tutti gli alari sono ribal- 
tati ! . . . E i capponi son ruzzolati nella cenere 1 . . . 
I Guatteri s'ammazzano ! Soffione brandisce un'e- 
norme coccoma ! . . . 

MAZZAPICCHIO. 

Chi è il pili forte? 



ATTO TERZO 125 



ANGUILLA 

contorcendosi sul capitello, 
in preda a un folle ilarità: 

C'è troppo fumo !... Non vedo più nulla !... Ah ! 
sì!... 1 servi si son divìsi in due campi!... Si 
accoltellano ! Si squartano ! . . . Due son caduti nel 
fuoco!... Torta e Soffione schiacciano Béchamel 
sotto le loro ginocchia !... 

MAZZAPICCHIO. 

Benissimo! Meglio così!... Ammazzatelo!... 
Soffione ! Tu devi immergere Béchamel nella sua 
caldaia delle salse I 

ANGUILLA. 

Ora entra un gran cuoco !... Ah ! com'è magro, 
in confronto dei Guattari !... Somiglia a Famone ! 

BALENA. 

Dov'è, Famone?... {Volgendosi verso la parte 
invisibile dell' armeria) Non si vede più... Non è 
più qui ! 

ANGUILLA. 

Dunque è lui, quel gran cuoco ! Sì, è Famo- 
ne !.. . È penetrato nella cucina per aprirci la 
porta!... 

MAZZAPICCHIO. 

E per uccidere Soffione ! 

ANGUILLA. 

Si ! Ecco !... Famone si è scagliato contro Sof- 
fione che si difende con un enorme trepiedi ! 



126 RE BALDORIA 



MAZZAPICCHIO. 

Ammazzalo, Famone!... Vendica gli Affamati! 

ANGUILLA. 

Sciocchezze!... Famone se ne infischia, di 
noi !... Egli è geloso dei Guatteri, e vorrebbe scac- 
ciarii dalle cucine !... E i Guatteri, alla loro volta, 
son gelosi l'uno dell'altro 1... Sono tutti traditori 
e ambiziosi !... {Sogghignando) Ah ! così va be- 
ne !... Bravi !... Si sono rappacificati I... 

MAZZAPICCHIO. 

Canaglie !... E Famone, che fa?... ' 

ANGUILLA 

contoicendosi dal ridere: 

Distribuisce strette di mano ! 

GLI AFFAMATI. 

È un traditore ! 

ANGUILLA. 

Ora si riposano, nelle loro poltrone, come tanti 
arcivescovi I... Sofiìone, panciuto e maestoso, fa 
la ruota come un pavone ! . . . Sono tutti allegris- 
simi ! 

MAZZAPICCHIO. 

Stomachi vili e fradici ! . . . Buttiam giù questa 
porta, e inchiodiamo al muro, per le zampe, quelle 
oche che abbiamo ingrassate noi stessi !... 

ANGUILLA. 

Adesso, s'incipriano il viso con della farina ! 



ATTO TH^ZO 127 



VERMICELLO. 

Sarà per rinfrescarsi le guancie, riarse dal ca- 
lore dei fornelli !... Deve fare un caldo infernale, 
là dentro ! 

ANGUILLA. 

No ! T'inganni 1... Quegl' impostori s'infarinanp 
il viso per sembrar pallidi e morenti di fame come 
noi !... Ecco ! Ecco 1 Stanno per aprir la porta 1... 
I servi scostano le madie... I Guattari si sono 
riuniti intorno allo spiedo maggiore, sul quale 
fu messo a cuocere un bue intero I . . . Sembrano 
vecchi medici a consulto presso il letto di un 
monarca moribondo ! . . . Ah ! che cosa curiosa ! . . . 
Se vedeste il bue!... Pare un colosso addormen- 
tato, che si contorca fra lenzuola di porpora, sotto 
l'oppressione di un incubo ! I medici gli tastano 
il polso!... L'ammalato non si muove più!... 
Ecco: i Guatteri sollevano il grande spiedo! 

GLI AFFAMATI 

tumultuando, impazienti e allegri: 



Ah ! Ah ! 



ANGUILLA. 



Tolgono dal fuoco anche gli altri spiedi !... I 
Guatteri e i Servi s'avanzano tutti, ora, recando 
buoi e vitelli arrostiti, fumanti e rossi !... Li por- 
tano su barelle, come feriti I 

Anguilla si volge verso l'interno 
del refettorio e si mette a caval- 
cioni sul capitello, mentrei battenti 
si aprono sotto di lui, gettando 
a terra una parte degli Affamati. 



128 RE BALDORIA 



SOFFIONE 

compare trionfalmente sulla soglia del- 
la cucina, maestoso sotto il gran bei-ret- 
to d'ermellino e nell'ampio grembiale 
d'amoeiTO candido, brandendo la casse- 
ruola d'oro. Lo segue un corteo jeratico 
di guatteri e di servi, che recano buoi e 
vitelli fumanti e che si fermano, batten- 
do i piedi come un esercito davanti ad un 
ostacolo. Questo movimento d'insieme 
dev'essei-e eseguito dagli attori con la 
regolarità matematica dei fantocci Hol- 
den. Ma i loro gesti devono essere 
duri còme quelli dei fantocci meno 
perfezionati che si vedono nelle fiere : 

Olà ! Servi !... Picchiate sui paiuoli !... Sbatac- 
chiate coperchi e casseruole I... 

Scoppia un gi-an fi-agore di metalli ur- 
tati violentemente. Anguilla dà buffone- 
scamente dei buffetti sul muso del bue 
che fumiga fra le sue gambe ; poi estrae 
carne pesta e castagno ' dalla bocca 
dell'animale e le assapora in estasi. 

ANGUILLA 

dal capitello: 

Ah ! Com'è buono, il ripieno I 

SOFFIONET 

lanciandogli un'occhiata furibonda: 

Servi! Piìi forte!... Ancora tre volte! 

Il fracasso si ripete, formidabile. Poi, 
Soffione riprende alzando la voce: 

Citrulli amatissimi ! Stomachi benedetti e li- 
beri Intestini !... In nome dell'eterno protettore 
delle vostre sante digestioni, io vi annuncio che 
il Pranzo dei Pranzi è servito !... 

Gloria risonante e succulenta pienezza a voi 
tutti, amatissimi Citrulli, per tutti gli orifizi dei 
vostri corpi ! {Con un sorriso paterno) Ed ora, 
mettetevi a tavola !.., 



ATTO TERZO 129 



FRA TRIPPA 

ritto su uno sgabello: 

Te Deum laudamus... {Borbotta distrattamente 
il resto della preghiera) Deo gratias !... 

GLI AFFAMATI 

con urli prolungati: 

Ameni... 

FRA TRIPPA 

battendosi il ventre con compunzione: 

Santa Putredine, scordati di noi ! 



GLI AFFAMATI 

... Scordati di noi ! 



ridiventando serit 



MAZZAPICCHIO 

facendosi largo fra gli Affamati si avvi 
Cina alla tavola e s'impadronisce de 
posto d'onore. Egli aggrotta le folte so 

Eracciglia, gonfiando le gote infiammate 
a sua bocca, larga e tumida, si tor 
ce in una smorfia di feroce golosità: 

Noi siamo i più intrepidi mangiatori del Regno 
dei Citrulli ! Noi siamo stomachi eletti ! Dunque, 
accomodiamoci qui, presso le cucine! {Siede pe- 
santemente su uno sgabello che si spezza sotto 
di lui) Corpo di mille pentoloni mal forbiti ! {Ag- 
grappandosi alla tavolai Per me, ci vuole quel 
seggiolone l 

Afferra il seggiolone monumentale del- 
l'astrologo Turchino, lo porta al posta 
che ha scelto e lo occupa orgoglioso 
mente con la gran mole del sub coi-po. 

FRA TRIPPA. 

Amen! Amen dico vobis... Quel trono è vera- 
ménte degno di voi. 



130 RÈ BALDORIA 



VERMICELLO 

cacciato indietro, gesticolando con 
Crostino, Anitroccolo e Dentacuto: 

No ! No ! Anche noi vogliamo sederci vicino 
alle cucine! È un'ingiustizia!... La sorte, sol- 
tanto la sorte deve decidere dei posti migliori ! 

ANGUILLA 

in tono beffardo 

Ma non vedi che la sorte si è già pronunciata 
in nostro favore, coll'elargirci dei muscoli che tu 
devi rispettare anche se non vuoi?... {Facendo 
Vatto di chi mostra possenti bicipiti) Indietro!... 
Ammucchiatevi in fondo alla sala, vili stomachi 
infraciditi!.. Ed ora, giìi il cappello!... Ecco le 
barelle dei feriti ! 

MAZZAPICCHIO. 

Presto, Anguilla !... Vieni a sederti alla mia de- 
stra! {Volgendosi a Vermicello) E... cessate di 
sbraitare, miserabili abortii... Pezzenti! Pidoc- 
chiosi !... 

CROSTINO. 

È un'ingiustizia!... Voi abusate della vostra 
forza !... 

ANGUILLA. 

Diamine 1... A che ci servirebbe la forza, se non 
ne abusassimo?.,. 

FRA TRIPPA 

untuosamente 

Calma!... Cahna!... 



ATTO TERZO 131 



DENTACUTO. 

No!... È un',infamia !... Abbasso Anguilla, il 
baciapile... il collotorto ! . . . Ci sgraffignerà tutte 
le nostre porzioni ! . . . [Minaccioso] Il tuo spirito 
di cortigiano ti costerà caro 1... 

ANGUILLA 

Eh ! no, amico mio! {strizzando rocchio a Maz- 
zapicchio, che ride a crepapelle) Io ho sempre vis- 
suto e danzato sulla corda del mio spirito, come 
il ragno vive e danza sul filo della sua bava !... 
Io traggo da me stesso la corda a cui sto sospe- 
so... E il mio spirito è più inesauribile della tua 
stupidità ! 

VOCI LONTANE 

che giungono afflevolite dalle profon- 
dità invisibili deU'irainenso refettorio: 

Soffionie ! Soffione! Non abbiamo scodelle!... 
Dacci delle scodelle !... 

SOFFIONE 

con la mano alla bocca per 
rendere più sonora la voce: 

Citrulli! Citrulli amatissimi! Prendete!... 
Eccovi le scodelle !... 

Le lancia, una dopo l'altra, con 
destrezza, facendole correre sul 
loro orlo come cerchi. Si odono 
rotolare le scodelle sull'impiantito 
disuguale del refettorio, e ognuna 
impiega un quarto d'ora per giun- 
gere all'altra estremità della tavola. 

MAZZAPICCHIO 

si leva, e volgendosi verso la parte 
invisibile del refettorio, teso il pu- 
gno e congestionata la faccia, gnda: 



132 RE BALDORIA 



Anguilla è sotto la mia protezione !.... Stomachi 
angusti, intestini mocciosi, guai a voi, se... 

Accenna a lasciare il suo seggiolone per 
slanciarsi contro coloro che protestano. 

CROSTINO 

con voce sottile: 

Si! Sì, Mazzapicchio!... Noi rispettiamo i tuoi 
desideri !... 

È preso da un tremito sì violento, che la 
tavola trema sotto il suo gran corpo flac- 
cido. Tutti i forti ridono clamorosamente. 

ANGUILLA 

dopo una pausa, si alza improv- 
visamente, e facendo mille smor- 
fie, grida con voce eroica : 

Vili! Vili! Vili!... 

Gran risata generale. 

TORTA 

dopo aver lungamente aspettato, du- 
rante il tumulto dei Citrulli, si avanza 
infine solennemente, fra la tavola e 
le finestre, camminando all'indietro, e 
taglia' e distribuisce porzioni di un bue 
fumante portato da otto servi su una 
barella cosparsa di foglie aromatiche. 

Calmatevi !... Ognuno avrà la sua porzione !... 

Ce n'è per tutti !... 

Simmetricamente, Béchamel s'avanza dal- 
l'altro lato della tavola, anch'egli cammi- 
nando all'indietro e dirigendo un'altra 
barella, mentre il cumulo dei buoi e dei 
vitelli arrostiti va di continuo elevan- 
dosi, sulla soglia delle cucine, contro la 
prospettiva dei forni infernalmente accesi. 

MAZZAPICCHIO 

strappando a Torta una seconda porzione: 

Ma sì, mio caro Torta!.. È giusto, che tu mi 
serva meglio degli altri 1... 



ATTO TERZO 133 



TORTA 

Ma... caro Mazzapicchio... bisogna che ognuno 
si accontenti di una porzione sola ! {Tremando) 
Se no, gli altri protestano !... È una legge gene- 
rale [abbassando la voce) Devo osservarla, pena 
la morte. Te ne prego, Mazzapicchio... Noi sia- 
mo responsabili... Fra un quarto d'ora, servire- 
mo le carni reali e principesche. [Sottovoce) Te 
ne darò più degli altri. 

MAZZAPICCHIO 

« ad alta voce: 

Io ho diritto a una porzione doppia di carne 

fresca... Non sono piìi grosso e piìi forte degli 

altri?... 

VERMICELLO 
alzandosi con tutti i Deboli che gridano: 

No ! No !... Noi non permettiamo questa ingiu- 
stizia!.. 

MAZZAPICCHIO 

senza curarsi di loro: 

Io rinuncio alla carogna reale ! Re Baldoria 
e i suoi vassalli erano già putrefatti prima di mo- 
rire ! 

CROSTINO 

Giustiizila ! . . . Mazzapicchio deve restituire la 
seconda porzione !... 

I DEBOLI. 

dal fondo: 

Sì!... Sì!... 

ANGUILLA. 

Ebbene : scegliamo un arbitro ! Io propongo il 
saggio Fra Trippa, che mi sembra il personaggio 
più adatto... 



134 BE BALDORIA 



I DEBOLI. 

Noi... Sii... Noi... Noi... 

MAZZAPICCHIO. 

Silenzio ! Do la parola a Fra Trippa 1 Egli ri- 
solverà la questione !... 

FRA TRIPPA 

si alza rosicchiando un cosciotto: 

Incipio. . . Pax Vobiiscum ! . . Preferisco coniin- 
daje col darvi qualche piccolo consiglio intorno 
all'aorte di mangiar benel... E, anzitutto, un po' 
di storiet... I miei superiori, pentole di santità, 
affermavano che è sovranamente utile insegnare a 
tavola la scienza della perfetta digestione, perchè 
venga ingollata insieme coi brodi e colie salse... 
poiché, vedete, gli uomini non hanno che un ori- 
fizio che sia veramente aperto : la bocca ! Quanto 
alle orecchie loro, allo spirito loro e al loro 
cuore, non sono che immondi vicoli chiusi !... 
Teindete dunque la bocca, per ascoltarmi !... 

BALENA 

battendo forte col pugno 
in mezzo alla tavola: 

Questo arrosto è bruciato I... Non ne voglio !... 
Dov'è, quel briccone di Béchamel, che mi ha ser- 
vito? 

FRA TRIPPA 

interrompendosi per dar ragione a Balena: 

Avete ragione ! Codesti Guatteri non s'intendo- 
no affatto di buona cucina !... E d'altronde non 
è possibile cucinar bene un pranzo per migliaia di 
stomachi 1... 



ATTO TERZO 135 



VERMICELLO 

a Fra Trippa 

Non è di questo, che devi parlare !.. Ne abbia- 
mo udite abbastanza, delle chiacchiere!... Devi 
dirci piuttosto se è vero che i Forti abbiano di- 
ritti maggiori dei nostri !... 

VOCI LONTANE 

daU'estremità invisibi- 
]e dell'immensa tavola 

Ah! Ah!... L'ho avuta!... Anche a me, una 
scodella!... Maiale!... Quella toccava a me!... 
No! È mia!... L'ho presa io!... 

FRA TRIPPA. 

. Tacete !... E aprite tutti la bocca, per udir be- 
ne !... Vi avverto che stimo necessario un lungo 
preambolo... Udite !... Una volta, or sono venti 
secoli almeno, i popoli innumerevoli che (;oiJri- 
vano, come ammassi di vermi e d'insetti immondi, 
la crosta putrescente della terra, sguazzavano ijel- 
l'ozio e nell'abbondanza. Tutti, persino i villani, 
avevan tanto di pancia, e, beatamente satolli, 
andavano a zonzo pei campi chiomati di auree 
spiche, coir andatura barcollante delle anatre... 
I bifolchi sembravano rotolare, dietro ai loro ara- 
tri, sulle zolle rimosse, come barih pieni per metà, 
e la terra, graffiata appena, si affrettava ad espet- 
torare alimenti copiosi, che essi raccoglievano 
senza maraviglia... In verità, le salse piovevano 
dal cielo, in quei tempi, e il Sole, cuoco impa- 
reggiabile, arrosliàva per gli uomini carni ideali!... 

VERMICELLO. 

Panzane!... Fandonie!... È un ciarlatano, co- 
stui 1... 



186 RE BALDORIA 



ANGUILLA. 

Zitto, Vermicello !... E tu continua, Fra Trippa! 

FRA TRIPPA. 

Anguilla caro, dammi un po' d'arrosto !... L'ap- 
petito mi fa perdere il filo del discorso... [Afferra 
a volo un pezzo di carne che gli è lanciato da An~ 
guilla, lo inghiotte, e continua, a bocca piena) 
Dunque, tutti digerivano con pena, come si confà 
ai veri signori, e la loro sazietà aveva esplosioni 
sì rumorose da coprir la voce del tuono ! . . . 

ANGUILLA 

con compunzione nostalgica: 

Oh, suoni soavi che non s'odono piiì !... 

FRA TRIPPA. 

Nelle grevi notti d'estate, i signorf digerivano 
poderosamente, alla finestra, scoperto il petto, U- 
bera la pancia, accarezzandosi lo stomaco, che vi- 
brava più d'un coperchio di caldaia... Tanto, 
che talvolta sembrava loro di vomitare la luna, 
enorme e calda, fra uno scoppio e l'altro del loro 
formidabile singhiozzo... E quei rumori si riper- 
cuotevano allora sì sonoramente, d'eco in eco, 
sulle montagne vicine, che i fanciulli dormenti 
nei neri tuguri si destavano di soprassalto e gri- 
davano « Al fuoco ! Al fuoco ! . . . » 

I FORTI 

rovesciato il capo all'ìndietro, e pre- 
mendosi con la sinistra aperta il ven- 
tre sussultante, levano alto il gomito 
bevendo, grugnendo e ridendo entro 
1 capaci boccali, da cui il vino rigurgita. 

Ah! ah! ah!... Che storia divertente!... 



ATTO TERZO 137 



FRA TRIPPA. 

... E intanto, i carri in cammino per le strade 
buie sì smarrivano, in fondo alle valli paludose, 
andando verso quei rombi inesplicabili ! . . Voi sa- 
pete tutti, Citrulli, come_i Romani adorassero 
nel Deus Crepitus una divinità sublime, nutrita 
di fave dal culto dei credenti, la quale ebbe in 
tutta l'antichità una potenza pari a quella di 
Giove tonante !... 

ANGUILLA 

bevendo, ridendo e romoreggiando: 

Salve, Deus Crepitus!... 

FRA TRIPPA. 

Ma io, per non smarrirmi, mi turo le orecchie 
e colgo a volo una storia istruttiva quanto mara- 
vigliosa, della quale esprimerò poi tutto il sugo 
morale ! . . 

Era l'epoca, quella, delle colossali indigestioni, 
divenute leggendarie, che scoppiavano, come ura- 
gani di felicità, specialmente nei ricchi mona- 
steri. Fra tutti i più fonnidabili ghiottoni che 
illustrarono quella santa età, l'abate Gozzoviglia, 
priore dei frati Mangioni, si distinse per un'im- 
presa che è rimasta nella storia... Ve la raccon- 
terò... Sappiate dunque che quell'abate, messosi 
a tavola una notte di Natale, mangiò per quaranta 
giorni e quaranta notti — dormendo e ruminando 
col naso nel piatto, per qualche ora soltanto, e 
bevendo come la gobba di un domedario — fin- 
che venne la festa di San Biagio, il qual santo — 
miracolo inaudito — gli trovò asciutta la gola! 

Fu un'indigestione prodigiosa, che tutti i oro- 



138 BE BALDORIA 



nisti registrarono tra i fatti più memorabili del- 
l'umanità. 

BALENA 

ad Anguilla: 

Questo pane è tutto crusca! Puah !... E questo 
arrosto è stomachevole!... Per noi, avrebbero 
dovuto preparare un pranzo speciale ! . . . Che ne 
dici?... 

ANGUILLA 

a bocca piena: 

Certamente !... Era loro dovere, usarci dei ri- 
guardi !... Su chi possono fare assegnamento, in 
caso di guerra, se non sui Forti?... 

BALENA. 

Codesti Guatteri non sanno trattare da gente 
ammodo !... Non potremmo essere serviti peggio 
di così !... 

FRA TRIPPA. 

Cercate, amici, di ricostruire coU'immagina- 
zione la magnifica Badia dei frati Mangioni, tutta 
bianca fra il verde e sonnecchiante al sole come 
una gatta d'Angora, in un paesaggio mansueto 
d'alberi in fiore, attraverso i quali il rovaio si 
mutava in un alito tiepido e profumato... E im- 
maginate, anche, lo splendore delle cucine di 
quel convento, costellate di lucenti casseruole e 
munite di marmitte enormi, disposte sui fornelli 
in lunghe file, dalle quah si sprigionavano fumi 
appetitosi... Tra quei fornelli, i frati-cuochi s'ag- 
giravano solennemente, attizzando le braci, simili 
a papi guerrieri nell'atto di dar fuoco ai cannoni, 
sulle fumanti mura d'una città assediata I... 



ATTO TERZO 139 



ANGUILLA 

beffardo: 

Risparmiaci i versi indigesti, Fra Trippa ! 

FRA TRIPPA. 

Giorno e notte, la Badia russava satolla, in una 
soave placidezza benedetta dal Signore, effondendo 
per tutta la contrada il buon odore delle virtìi 
cristiane. Infatti, nelje cucine, le grasse pernici 
religiosamente infarcite di tartufi, esalavano di 
continuo la profumata anima loro dalle sante fe- 
rite del loro martirio. 

Ma che potrò dirvi, o Citrulli, della divina at- 
mosfera stagnante nel refettorio tranquillo, le cui 
finestre respiravano la molle beatitudine degli 
orti?... Vi era effuso un silenzio delizioso, tes- 
suto dal dolce ronzìo delle preghiere che mormo- 
ravano insieme le marmitte crogiolanti sui for- 
nelli e le labbra dei frati inzuccherate di santità. 
E fu in quel refettorio, che il santo priore Gozzo- 
viglia, sprofondato in una gran poltrona, mise 
in movimento, al suono delle campane di Natale, 
le sue instancaijili ganasce. Il gran pondo della 
pancia enorme e di un'accidia invincibile lo te- 
neva immoto come un'oca dalle zampe inchioda- 
te... 

Abati, preti e monaci si affrettarono allora a 
crocifiggere lungo le pareti le nere sottane e le 
cocolle sinistre, per servire il gran prelato... Si 
diedero a correre tutti pet i lunghi corridoi, uno 
dietro all'altro, scamiciati e ansanti come per un 
salvataggio o per un incendio, portando alti, con 
gesti da giocolieri, grandi piatti colmi di ghiot- 
tonerie ! . . . 

Gozzoviglia, a pancia all'aria come un grosso 



140 RE BALDORIA 



maiale color di rosa, protendeva, ora a destra ora 
a sinistra, il suo grugno grinzoso sorretto dai fe- 
stoni di una quadruplice pappagorgia, e le pie- 
tanze prelibate svanivano come: miraggi nei de- 
serti sconfinati del suo yentre!.. Non si era mai 
vista, ne mai più si potrà ammirare una simile 
ingordigia ! 

Fraticelli smilzi, dal muso acuto apparivano e 
sparivano ratti fra i battenti degli usci, puntando 
l'orecchie come fanno i conigli. Si chinavano a 
raccogliere ordini, e li facevano echeggiare per 
tutta la badìa, dalle cantine ai granai... 

Dieci giorni dopo, i frati-cuochi e tutti gli altri 
fratocci, fralticelli e fraticini eran stremati dalla 
fatica, ma Gozzoviglia continuava a mangiare"! 
Si decise allora di andare a chiedere aiuti al 
convento delle suore Grassoline, che era sottopo- 
sto alla saggia direzione del nostro priore, e le 
vezzose monachelle dal seno petulante e appetitoso 
accorsero trotterellando, — furbi visetti rosei 
sotto le candide cuffie. — Ognuna portava fra le 
braccia ignudé e ben torniite grandi vasi pieni 
di consente benedette, di amorose creme e di 
eucaristici biscottini... I frati Mangioni, la cui 
virilità era tutta nello stomaco, ne avrebbero 
fatto volontieri un unico pasto... 

Ogni sera Gozzoviglia dormiva per un'ora, col 
naso nel piatto e con la bocca aperta, anchilosatà 
dai crampi della stanchezza. Ma poi, ristorato da 
certe energiche frizioni dei frati infermieri, egli 
poteva rimettere in moto i suoi possenti muscoli 
boccali e riprendere il pranzo interminabile... Al- 
lora, nel silenzio gorgogliante di preghiere, sonori 
flati e borborigmi profondi scoppiettavano come 
archibugiate... 



ATTO TERZO 141 



VERMICELLO. 

Ma noi ce ne infischianio, di quell'età felice !... 
Taglia corto alla tua storia meravigliosa, e con- 
cludi ! 

FRA TRIPPA. 

Finalmente, a metà della quarantesima notte, 
le campanelle del refettorio si misero a squillare 
tutt'a un tratto, all'impazzata !... 

Fu un grande allarme... 

Gozzoviglia si contorceva nella sua poltrona, 
singhiozzando ed invocando aiuto... (dluoio di 
freddo ! — gridava — Sto per render l'anima a 
Dio!.... Oh, fratelli miei ! portatemi subito nella 
eappella, perchè io possa pregare per la mia sal- 
vezza ! » I frati obbedirono ansimando. . . Fu una 
notte tragica... Dopo molti trabalzi fra le braccia 
delle suore e degli abati, Gozzoviglia venne alfine 
deposto appiè dell'aitar maggiore... Sotto le lam- 
pade bivalve, nelle quali l'olio e la luce andavano 
scemando, il priore singhiozzava : (( Io sto dun- 
que... per restituire al Signore il mio buon pran- 
zo !... Ahimè ! Ahimè ! » In crocchio intomo a 
lui, i pretocooli panciuti tenevan le braccia in cro- 
ce, o si stropicciavano a quando a quando le mani 
imburrate del miele delle litanie, o le nasconde- 
vano nelle profondità delle ampie maniche... 
Dalle loro bocche candite, colavan preci e lamen- 
ti: « Gran Dio! salvate il suo stomaco da un simile 
disastro!... Concedete, gran Dio, ch'egli conservi 
il sé le saporose pernici dalle coscette gentili e 
le grasse oche ripiene di tartufi ! ». 

Frattanto, lontane marmitte dimenticate in fon- 
do alle cucine, borbottavano oleosi paternostri... 



l^'^ RÉ BALDORIA 



Ad un tratto, un alto grido d'angoscia !... Il 
priore sussulta e poi urla: « Oh, mie pernici !... 
Perchè volete lasciarmi... No ! Nò !... Chetatevi, 
pernici ribelli, e dormite nel mio ventre !... Ah I... 
La catastrofe ! ... » 

Fra Trippa fa una lunga pausa, per 
assaporare l'attenzione del Citrulli. 

MAZZAPICCHIO. 

Sbrigati !... Descrivici la catastrofe, e poi la- 
scia da parile il tuo priore ! 

FRA TRIPPA. 

Tutti prevedevano, infatti, una formidabile inon- 
dazione, tanto la pancia di fra Gozzoviglia era di- 
venuta monumentale ! . . . I preti e gli abati si 
allinearono in lunga catena, facendo passare dalle 
mani dell'uno fra quelle dell'altro enormi baci- 
nelle di rame, che venivano disposte rapidamente 
sotto il grugno minaccioso del priore... Ma, fra 
tanta rumorosa confusione, nessuno si avvide di- 
una monachina tutta grazia, che, guidata da Do- 
mineddio, venne ad accoccolarsi sulle ginocchia 
di fra Gozzoviglia !... Quella cara piccina si slac- 
ciò la ruvida tonaca — yroh pudor! — dal col- 
larino in giù, con squisita civetteria... e poi si 
diede a strofinare languidamente il sommo della 
pancia del priore, colle sue mammelline ardenti 
di vergine saggia !... Gozzoviglia sussultò, si con- 
torse.... S'udì un grido acutissimo, cui seguì un 
profondo silenzio... Che cosa era avvenuto ?... La 
monachina giaceva stesa, insanguinato il seno, 
sulle ginocchia di Gozzoviglia, che si era addor- 
mentato!... Un diacono, allora, salì prontamente 



ATTO TERZO 143 



sul pergamo, e gridò : « Miei carissimi Mangio- 
ni... Te Deum laudamus 1... II priore ha potuto 
turarsi lo stomaco, mangiando per frutta la rosea 
fragola d'una poppa virginale !... » 

BALENA 

borbottando e sputando lontano: 

Per conto mio, avrei preferito un petto di pollo. 

ANGUILLA. 

Sono tanto insipide, le donne ! 

FRA TRIPPA 

con tristezza: 

Ormai, la tradizione di quelle sante e solenni 
spanciate s'è perduta per sempre !... E vi sono 
persino degli stomachi angusti e fradici, che pre- 
tendono di avere gli stessi diritti di quelli vasti 
e sonori !... Ck)me si può parlare di uguaglianza, 
fra gl'intestini?... 

ANGUILLA. 

Hai udito. Vermicello?... 

FRA TRIPPA 

alzando la Toce, giunte 
le mani come per pregare: 

Gloria sonora e succulenta pienezza a t«, santo 
Gozzoviglia, intestino venerabile, che coraggiosa- 
mente volesti, alla vigilia della tua morte, far di- 
sporre le campane della 'tua chiesa sui fuochi delle 
cucine, a guisa di marmitte, per offrire ai tuoi 
fedeli la lingua del Signore, affumicata, e condita 
con una salsa di lagrime funerarie !... Gloria so- 



144 RE BALDORIA 



nora a te, fra Gozzoviglia, che salvasti il tuo sto- 
maco divorando una poppa di donna ! . . . [Pausa) 
Io posseggo un anello che è una reliquia di quel 
santo priore e la cui pietra magica ha la proprietà 
meravigliosa d'impallidire quando viene avvici- 
nata a unte, pietanza che contenga un veleno. 
{Silenzio sepolcrale nell'uditorio stupito) Guar- 
date ! . . . Io avvicino questo anello ai piatti fumaniti 
del banchetto che i Guatteri ci hanno ammanni- 
to... Ebbene: guardate!... La pietra fiammeggia 
ancora !... Potete dunque mangiare senza timore, 
secondo i diritti e la capacità dei vostri stomachi 



disuguali 



ANGUILLA 



volgendosi verso la parte in- 
visibile dell'immensa sala: 



Stomachi angusti e fetidi, avete udito?... Fra 
Trippa riconosce i diritti assoluti dei nostri sto- 
machi privilegiati ! . . . 

VERMICELLO. 

È un'ingiustizia ! Io rivendico le porzioni che 
voi ci rubate!... Uguaglianza ! Uguaglianza fra 
tutti gl'intestini ! 

BALENA 
battendo forte sulla tavola, col pugno: 

Corpo di mille paiuoli mal forbiti ! Al diavolo, 
al diavolo, la vostra uguagHanza ! . . . Nessuno... 
capite?... nessuno... ebbe mai tanta forza quanta 
ne ho io l^ {Mazzapicchio, davanti a lui, sogghi- 
gna e brontola sordamente, strizzando l'occhio 
ad Anguilla) Nemmeno la Morte !.. L'anno scorso 



ATTO TERZO 145 



m'accadde di lk>tltare con quel maledétto scheletro 
bianco, nel mio letto, per ventiquattr'ore !... Lot- 
tai a calci, a morsi, a pugni !... Era mezza- 
notte, se non erro... L'olio santo... un po' di tre- 
marella, anche... al pensiero delle' graticole infer- 
nali... ed ero già pronto !.. Ad un tratto, ella 
mi saltò alla gola, e allora, in ginocchio sul letto, 
a corpo a corpo con lei, tesi le braccia e le strinsi, 
per soffocarla !.. Ma invano !... La Morte ha un 
modo particolare di aprire in due la gabbia del 
suo torace!... Fa, ad un tratto, come l'aligusta 
quanidio disseira le chele !... Così fece, quella 
notte, ed io mi sentii subitamente forar le guan- 
cia dalle sue dita di gesso 1... Senza esitare un 
attimo, le sferrai un calcio che la colpì nel ventre 
e la spezzò nettamente in due metà !... Nel buio 
deilla camera, un rumor di cocci... Era la Morte 
che raccattava le sue ossa, in un angolo... Poi, 
ella balzò ratta dalla finestra, e... patatrac!... 
giù, nella via !... 

ANGUILLA. 

Sì, sì... Io ero, quella notte, alla porta Anale, 
e la vidi mentre se la svignava con tutta la ve- 
locità dielle sue lunghe gambe, che tintinnavano 
come spade incrociate... Con grandi balzi selvag- 
gi, ella s'inerpico rapida su pei monti, verso una 
gran falce di luna, lucente e affilata... Mi ricordo 
che quando la Monte mi passò accanto, udii un 
fragore strano... come di panoplie squassate da 
un gran vento marino!... Ella agitava il capo, 
che crocchiava come il bossolo dei dadi. — Sì ! lo 
giuro !.. Iq la vidi scappare così, e per tutto un 
anno, infatti, non s'ebbe nemmeno un sol morto 
in tutta la contrada 1... 

10 



i4() RE BALDORIA 



MAZZAPICCHIO 

interrompendo Anguilla con 
una manata amichevole: 

Io, passai tre giorni e tre notti, a lottare a 
corpo a corpo con la Morte !... Uno scheletro bian- 
co?... Fandonie!... La Morte... è una pingue 
baldracca maltese, dalla pancia enorme e floscia... 
Ve l'assicuro !... Ha poppe cascanti, rugose e co- 
lor marrone... simili a grandi borse da tabacco, 
adorne, nel fondo, di medaglie arrugginite... E 
le sue natiche son tutte a bernoccoli, per le im- 
pronte lasciatevi dai mille lettacci scabri che han- 
no premuto ! 

Fu a Malta — mi sovviene — ima sera d'estate 
gialla e untuosa, in cui l'aria aveva un sapore 
di grassume... Dopo aver molto bevuto, i miei 
compagni ed io imboccammo il vicolo dei Lavatoi. 
Ad un tratto, mi sentii mancare, e stramazzai al 
suolo... Maledizione!... Una rissa aveva servito 
di pretesto per rubarmi l'oro che possedevo!... 
Essi eran venti sacripanti... ed io ero briaco 
fradicio !.. Mi destai, l'indomani, nella soffitta 
d'una lurida taverna, steso bocconi su un letto 
sfondato. . . E sputavo sangue ! . . . 

Un uragano squassava i muri, e quello stam- 
bugio era affocato come una fornace, dalla cenere 
rossa che tamburellava sui vetri ! Il vento del sud 
s'accaniva, ràbido, a voler sventrare la catapec- 
chia ! Pareva che mille demonii stessero tirando 
ferocemente le budella immense della terra, dai 
mugghianti spiragli della cantina I... Tutte le leve 
dell'inferno scricchiolavano sotto la porta... ed 
io sudavo freddo... quando la Morte entrò nella 
mia soffitta... Quella cialtrona maledetta traman- 
dava di sotto i suoi cenci fangosi uno strano puzzo 



ATTO TERZO 147 



d'erbe fradicie ! Appena entrata, ella sporse verso 
di me la sua bocca dalle labbra tmnide e rosse 
come la vulva di una cagna in fregola. . . Io volsi il 
capo, ma quella bagascia mi prese alle spalle, mi 
cinse il corpo con le sue braccia viscide e metal- 
liche !... Accadde mai a qualcuno di voi di roto- 
lare, legati i piedi e le mani, come un barile in 
fondo alla stiva d'un brigantino tartassato dalla 
burrasca? Così fu di me, poiché la megera mi 
scuoteva sì violentemente da farmi salir la nausea 
alla gola, mentre mi stordiva affannandosi a cac- 
ciarmi fra le labbra, nelle orecchie sopratutto, la 
sua lingua rigida e fredda!... Ed io mi contor- 
cevo, ve lo giuro, entro la sua bocca stessa, più 
profonda di una caverna, e tra i suoi enormi 
denti bianchi e radi come pietre tombali !... Per 
tre giorni e tre notti, i suoi baci viscosi colarono 
grasso caldo e cenere nelle mie fauci e nei miei 
polmoni ingorgati che russavano come draghe. 

Ad un tratto, attraverso il fumo che m'anneb- 
biava il cervello, vidi la mano lercia della Morte 
frugare nel mio cassetto, fra il colore dell'oro !... 
Pentole di Satana ! Pensai che ella stesse per m- 
barmi tutti i miei risparmi !... E allora... allora... 
mi diedi a mordere ferocemente, con tutta la forza 
delle mie mascelle, nella grascia del seno della 
baldracca, e con uno sforzo sovrumano le sputai 
in faccia cento volte, mille volte, innumerevoli 
volte !... Dio ! che sputacchi I... 

ANGUILLA 

applaudendo: 

Bravo ! Bravo !... Viva Mazzapicchio !... 



FRA TRIPPA. 

E poi?... 



148 RÉ BALDORIA 



MAZZAPICCHIO. 

Poi, non sentii più che del buio e del vuoto, fra 
le mie dita contratte... L'uragano era cessato. 
Nel silenzio, udii un rumore di passi pesantissimi, 
che scendevano zoppicando la scala di legno della 
taverna. . . Passi d' elefante ! . . . 

FRA TRIPPA. 

Perbacco!... Potete vantarvi d'esser stato for- 
tunato ! . . . 

ANGUILLA. 

Son terribili, infatti, quelle maledette malte- 
si!... 

MAZZAPICCHIO. 

Da quel giorno, mi sento invincibile !... {Bdena 
grugnisce ironicamente, lanciando occhiate sprez- 
zanti a Mazzapicchio, che alza la voce, con inso- 
lenza e superbia) Do^o tutto, i morti... sono co- 
loro che si rassegnano a morire ! . . . {Fissando Ba- 
lena) Io, voglio mangiare tre volte più degli al-, 
tri !.. Quando la mia pancia è gonfiata da un 
copioso pranzo... 

ANGUILLA 

accarezzando amabilmente 
la pancia a Maxiaplccliio: 

... come una vela dal vento... Voga, mari- 
naio !... Ed è delizioso, il porto delle buone dige- 
stioni I 

MAZZAPICCHIO 



trattiene presso di sé, con un gesto im- 
perioso, 1 servi che passano portando 
un gran vitello fumante su una barella. 
Poi alzandosi da tavola, respinge a 
gomitate Vermicello e Crostino e s'im 
padronisce di tre grandi fette d'arrosto. 



ATTO TERZO 149 



Sì !... Tre porziicmi I... Ne voglio metter da 
parte due, per domani !... Infatti, con questi Guat- 
teri imbroglioni, chi sa se domani avremo qualche 
cosa da cacciarci in pancia?... 

Tace, piena di carne la bocca. 
ANGUILLA. 

Avete ragione di serbare due fette d'arrosto 
per domani, poiché la carne di vitello acquista 
un sapore squisito, quando la si lascia raffred- 
dare... 

VERMICELLO 

gesticolando: 

No !.,. No !.. Non si deve metter da parte niente, 
per l'avvenire!... È proibito lasciar raffreddare 
l'arrosto per mighorarne il sapore !.,. Voi dovete 
restituire il di più al piatto collettivo ! 

MAZZAPICCHIO. 

Non mi seccare... Io vado pazzo pel vitello 
freddo !... E le pernici in salmi, mi piacciono 
quando puzzano e sono tanto fradicie da cammi- 
nare velocemente sui loro vermi come su zampe 
innumerevoli... 

ANGUILLA. 

Infatti, l'usuraio e il banchiere non lasciano 
raffreddare e fermentare il loro oro nelle tasche 
dei clienti ? 

MAZZAPICCHIO. 

Anguilla ! Va in cucina a prendere del sale ! . . . 
Quando sono a tavola, non mi piace muovermi... 
Il muoversi mentre si mangia può compromettere 
la digestione... "Va ! Per ricompensarti, ti darò 
mezza fetta d'arrosto. 



150 RE BALDORIA 



CROSTINO. 

Nessuna donazione ! Ad ognuno la propria fet- 
ta !.. . Voi dovete rimettere nel piatto comune ciò 
che avete preso di troppo 1 

MAZZAPICCHIO 

sogghignando, e in tono beffardo: 

Ah ! ah !... Chi di voi vuol venire a prendere le 
mie due porzioni supplementari?... 

BALENA 

scattando in piedi, furente e minaccioso: 

Io!... 

MAZZAPICCHIO 

s'alza da tavola, sbuffando rumorosa- 
mente e irrigidendo i propri muscoli : 

Hai un bel fegato, lurido intestino ostruito!... 

BALENA. 

Vii budello di fogna ! Ne ho abbastanza, io, di 
vederti lì davanti a me, tronfio come un papa !... 

PAPPONE 

acchiappando tutte le porzioni di Mazzapic- 
chio e di Balena e inghiottendole con furia: 

Olà!... Separateli! È un'indecenza!... Non c'è 
modo di mangiare in pace ! . . . 

Dopo alcune tinte, Mazzapicchio e Balena 
s'afferrano l'un l'altro a mezzo il corpo. 
Balena barcolla per un moraentO: e ner 
poco non cade Ad un tratto, Mazzapicchio 
scivola su una buccia o crolla pesante- 
mente trascinando seco Balena, Mugli 
bestemmie, rantoli sibilanti. Le lame 
di due coltellacci brillano a quando 
a quando suil' enorme palla umana 
che rimbalza e rotola verso la cu- 
cina, ove i Guattori si sono rinchiusi. 



ATTO TERZO . 151 



ANGUILLA 
salendo sulla tavola ed applaudendo: 

Mazzapicchio è il più forte ! Ste schiacciando 
Balena!... Bravo!... Devi strangolarlo!... 

CROSTINO 

rizzandosi sulla tavola: 

Accidenti!... Che muscoli!.. Ma vogliono ac- 
copparsi , costoro ! . . . Separiamoli ! . . . 

ANGUILLA. 

No! No! Lasciateli fare !..^. È un divertimen- 
to!... Oh! oh! [con gioia) Balena sanguina da 
una guancia!... Mazzapicchio gli divora la fac- 
cia ! 

VERMICELLO. 

Separateli !... 

Lancia una scodella sui -due lottatori. 

ANGUILLA 

respingendo Vermicello: 

No!... Bisogna lasciarli fare!... È un antico 
rancore !... 

FRA TRIPPA 

alzandosi lentamente 
da tavola, a bocca piena: 

Già da molto tempo, avevano da dirsi una pa- 
roletta d'acciaio ! 

ANGUILLii 
tirando per la manica Fra Trippa: 

Guarda ! . . . Son rossi come i grappoli favolosi 
della Terra Promessa ! . . . La Morte h sta pigian- 
do nel suo tino, co' suoi piedi di bronzo I... Ah !.., 



152 RE BALDORIA 



eccoli immobili... inchiodati al suolo!... Tutti e 
due !... 

I Citrulli si accalcano In circolo in- 
torno ai due cadaveri. Anguilla e 
Fra Trippa stanno ritti sulla tavola. 

FRA TRIPPA. 

Vedi ? Mazzapicchio freme ancora. .. No ! È fi- 
nita !... La loro stretta s'allenta... Guarda ! guar- 
da !... Come due sposi, insanguinati dal lóro amo- 
re, dopo la prima notte... 

ANGUILLA. 

Ma non si accoppieranno più ! Ah ! ah ! D'al- 
tronde, si capisce... Si sono accorti d'essere di 
forza uguale, e si sono soppressi ! È giustizia !..c 
E tanto meglio per noi ! Mangeremo di più !... 

FRA TRIPPA 

ancora a bocca piena, ma assu- 
mendo un atteggiamento sacer- 
dotale, alza la destra, con un pez- 
zo di carne a ^uisa di asperso- 
rio, per benedire i due morti. 



Requiem aeternam I 



ANGUILLA 

urta violentemente Fra Trippa e 
lo fa ruzzolare sugli altri Citrul- 
li, per ritornare al proprio posto. 



Amen ! 



ANITROCCQLO 
trovandosi a faccia a faccia con Anguilla: 

Tu devi restituire la seconda porzione che hai 
carpita!.. Citrulli! Amici miei!.. I Guatteri si 
son venduti ai Forti I... Essi proteggono Pappone 



ATTO TERZO 153 



ed Anguilla a nostro scàpito !... Ma noi non ab- 
biamo biseco di essere serviti a tavola ! . . . Siano 
destituiti i Guattari ! 



aprendo la porta della 
cucina e avanzandosi: 



SOFFIONE 

Io non domando di meglio ! 

TORTA 

dietro di lui: 

Tutti coloro che vogliono arruolarsi come Guat- 
teri o Servi, alzino la mano !... 

ANITROCCOLO. 

Dividiamoci in tante squadre ! Sì ! Serviremo 
tutti, per turno ! 

ANGUILLA. 

Ma chi comincerà ? 

ANITROCCOLO. 

Tiriamo a sorte !... 

PAPPONE 

Al diavolo la sorte, che è cieca ! E tu finiscila, 
Anitroccolo ! [Minacciandolo) Il mio stomaco non 
ha tempo da perdere!... Se essi si divertono, a ser- 
virci da pranzo, lasciali fare, imbecille I... 

SALAME 

A pili tardi, le discussioni e i controlli I 

VERMICELLO 

Noi... Olà, Soffione! Torta! Béchamel!.. Voi 



154 liE BALDORIA 



siete responsabili delle porzioni che mancano!. 
Rendeteci esatto conto di tutti i vitelli ! . , . 



SOFFIONE 

gridando a tutta voce: 

Olà ! Servi ! Picchiate sui paiuoli ! Sbatacchiate 
coperchi e casseruole !... [Un frastuono formida- 
bile fa sussultare il castello, dalle cantine alle 
soffitte) Pili forte! Ancora tre volte!... Basta! 
Citrulli !... Ecco l'Elisir Divinizzante che io ho 
inventato pei vostri augusti palati !... Ho vendem- 
miato in tutte le Terre Promesse ! Ho spremuto il 
succo di tutti i finitti del Paradiso ! Voi potrete as- 
saporare in un solo sorso tutti i vini della Terra ! 
Haut-Brion ! Chambertin ! Médoc ! Léoville ! Bar- 
sac ! Preignac ! Markbrunneni ! Latour ! Champa- 
gne ! Laffitte ! Graves ! Sauteme ! Xeres ! Amon- 
tillado ! Clos-Vougeot ! Sugo-di-Vergine-nostailgi- 
ca ! Latte di Matrona ! Sudor di vedova inconso- 
lata !... Bevete l'Elisir Divinizzante!... 

Un centinaio di servi sfilano lungo la 
tavola, portando ognuno sulle spalle 
un otre colossale formato con la pelle 
intera di un maiale, di cui tengono 
stretta fra le mani una delle zampe 
anteriori, forata a guisa di pippio. 

Ho pensato inoltre che non v'è nulla di me- 
glio dell'aringa e delle uova sode per far scop- 
piettare la sete negli esofaghi... Avanti! Servi! 
Portate i panieri !... {Rivolgendosi di nuovo ai 
Citrulli) Potete mangiarne a sazietà ! {Ai servi por- 
tatori di otri) Empite i boccali !... Oh, Citrulli !... 
Come potrete accusarmi ancora d'impreviden- 
za?.... 



AITO TERZO 155 



ANGUILLA 

alzando il proprio boccale, teso 
il braccio al disopra del capo. 

Bevo alla tua salute Soffione ! Tu sei il più dotto 
e il più ispirato dei grandi cuochi !... 

Tutti bevono bestemmiando 
e sbraitando in allegria. 

FRA TRIPPA 

a Pappone. 
Prendi le uova più tonde ! Sono più ghiotte del- 
l'altre... Io, scelgo quelle di forma più allunga- 
ta... {Strizzando l'occhio ad Angidlla) per spirito 
di sacrificio !... 

VERMICELLO. 

Uova ! Uova ! . . . Noi dobbiamo essere serviti pri- 
ma di voi... Siamo etncora più di cento, che non 
abbiamo mangiato !... 

PAPPONE 

alzando il grugno: 

Taci, maledetta gazza ! Uguaglianza e giusti- 
zia!... Le uova e le aringhe devono essere di- 
stribuite come le altre portate I 

ANGUILLA. 

E se gli storpi e gl'impotenti non ne avranno, 
peggio per loro 1 

. SOFFIONE 

brandendo alta la sua casseruola, 
al disopra del vocìo della crescente 
ubbriachezza di tutti i Citrulli: 

Ora, Citrulli amatissimi, avrò l'insigne onore 



156 RE BALDORIA 



di servirvi le meravigliose conserve di carni reali 
e principesche ! 

Quattro servi escono lentamente dalla 
cucina, recando sulle spalle un lungo 
bagno d'oro massiccio, che ha la forma 
di un sarcofago e da cui esalano un odore 
acidulo e dei vapori azzurrognoli. In quei 
vapori turbinano grosse mosche verdi, 
simili a viventi smeraldi. Nella profon- 
dità delle cucine illuminate si vedono 
oscillare altri bagni d'oro, meno belli del 
primo, sulle spalle di altri servi, invisibili. 

Olà ! Servi ! Picchiate sui paiuoli ! Sbatacchiate 
coperchi e casseruole ! 

ANGUILLA. 

È inutile, amico Soffione... Ascolta... 

L'uno dopo r altro, con intervalli bre- 
vissimi, tre lampi acciecanti Incen- 
diano il refettorio. La folgore scoppia 
in lontananza, con un terribile ru- 
more che si ripercuote interminabil- 
mente nei sotterranei del castello. 

FRA TRIPPA 

battendosi il ventre: 

Santa Putredine ! Scordati di noi ! 

PAPPONE 

acchiappando le mosche 
verdi col propiio cappello: 

Scordati di noi!.. {Rivolgendosi a coloro che 
occupano la parte più lontana della tavola) Silen- 
zio!... Stomachi inodori!... 

SOFFIONE 

alzando la voce: 

Citrulli amatissimi I Eccoyi anzitutto della carne 
reale in istufato !... È il corpo augusto di Re Bai- 



ATTO TÈRZO 15? 



dona !... Un piatto raro, unico al mondo! Inau- 
dito!... Un piatto dai sapori inimmaginabili!... 
Non ne mangerete mai più ! . . . . Necessariamente 
le porzioni saranno piccolissime !... Vi raccoman- 
do, poi, di centellinare devotamente il sugo e di 
premere ogni boccone, con la lingua, contro la. 
vòlta del palato... Come sapete, infatti, il senso 
del gusto è diverso in ognuna delle parti della 
bocca... 

VERMICELLO 

brandendo il proprio boccale 
e ballando lungo la tavola: 

Baldoria ! Baldoria ! 
Si mangi Re Baldoria ! 
Cotto a puntino egli è... 
Mangiam, mangiamo il re ! 

ANITROCCOLO 

ubbriaco fradicio: 

Uh! che buon odore!... Presto!... Datemi un 
pezzo di Re ! ... . 

ANGUILLA 

rivolgendosi a Fra Trippa: 

Non hai udito?... {Indicando la porta della 
scalinata, che è chiusa) Dianzi, qualcuno ha bus- 
sato tre volte ! 

I lampi si succedono. Il 
. caldo è divenuto soffocante. 

SALAME. 

Anguilla! Ti regalo la mia porzione!... Code- 
sta carne non mi seduce atf atto ! 

ANGUILLA. 

Grazie, Salamene mio !... I Guatteri, già, avreb- 



158 fiE BALDORIA 



bero piuttosto dovuto offrirci lo spettacolo di Re 
Baldoria e de' suoi vassalli in atto di tender la 
mano come mendichi... oppure alla catena come 
schiavi... 

SALAME. 

Come cani !... Non ci aggirammo noi per molto 
tempo intorno alle loro tavole, famelici e intiriz- 
ziti nei nostri gabbani a brandelli?... {Battendo 
forte col pugno sulla tavola) Pentole del Demo- 
nio !... Tocca a loro, adesso, raccattar le briciole 
e leccar le scor'^lle ... Dove sono?... {Delirando 
per l'ubbriachezzu) Soffione ! Tu mi derubi 1... 

SOFFIONE. 

Calma!... Io vi servirò tutta la Corte... Re, 
ministri e vassalli, sapientemente cotti in istufa- 
to... Che posso fare di piìi?... {Rivolgendosi ai 
Servi) Uscite dalle cucine ! Venite avanti ! E voi, 
deponete qui Re Baldoria ! 

I servi che hanno portato il primo 
bagno d'oro lo deponsonosuUa tavola 
tra Anguilla e Fra Trippa. Gli altri 
servi sfilano lentamente a destra e a 
sinistra portando gli altri bagni verso 
la parte invisibile del refettorio. Frat- 
tanto, Soffione si eclissa nella cucina, 
chiudendone la porta dietro di sé. 

FAMONE 

che durante tutta la scena precedente 
è rimasto in mezzo alla folla dei servi, 
spiando, si slancia dietro a Soffione, 
ma non abbastanza prontamente, e 
s'an-esta davanti alla porta chiusa, 
battendo i piedi con rabbia e guar- 
dando intento pel buco della serratura. 

Venite, Citrulli!... Venite a vedere che cosa 



ATTO TERZO 159 



fanno i Guatteri !... Venite a vedere' se non sono 
infami traditori !... 

Pappone e Salame, seguiti da altri Ci- 
trulli, si slanciano, urtando e respingen- 
do i servi verso le porte delle cucine. 

Si rimpinzano di lepore in salmi ! Hanno messo 
da parte i capponi e i tacchini coi tartufi... il 
brodo Béchamel... la salsa tartara, i migliori ci- 
brei, e i pasticci di riso allo zafferano... Ci sot- 
traggono la parte piìi fine del banchetto, e ci la- 
sciano la Carogna reale!... Avanti! Coraggio! 
Sfondiamo la porta!... 

Forzati dalla folla dei Citrulli, i battenti 
cadono. Rumore di lotta. Fragore di pa- 
iuoli e di alari. Un fumo grasso e aro- 
matico sfugge dalla cucina e annebbia il 
' refettorio, ove l'aria è già densa e greve 
per gli aliti dei convitati e i vapori in- 
candescenti che emanano dai bagni fu- 
nebri. Per ottenere sulla scena una cre- 
scente oscurità, bisogna far scendere ad 
tino ad uno sulla ribalta veli verdastri 
e crespi neri che rendano sempre più 
imprecisi i contorni e attutiscano deli- 
catamente le voci. La seconda parte del 
3" atto non è che l'incubo fumoso dei 
convitati in preda all' ubbriachezza. I 
movimenti d'insieme, 1 gesti e le voci, 
sognati piuttosto che vissuti, dei Citrul- 
li devono svanire a poco a poco ed 
affondare in un sinistro nebbione 
di terrore e di rimorso allucinante, 

FRA TRIPPA 

ai servi che depongono sulla tavola il 
secondo bagno, contenente Masticati eie: 

Io non ne prendo. Grazie. 

FAMONE 

mettendosi a tavola al 
posto di Mazzapicchio: 

Non li ammazzate ! Incatenateli [Gran rumore 
di lotta nelle cucine) E portateli qui, imbavagliati 



160 RE BALDORIA 



e legati, perchè agonizzino lentamente dalla rab- 
bia, assistendo alla nostra gozzoviglia ! (/ Citrulli 
rientrano in folla nel refettorio portando i tre 
Guatteri legati come salami e dejìonendoli poi sul 
pavimento, fra il braciere e la tavola) Ah ! eccoli, 
dunque, codesti guatteri traditori e crapuloni !... 
Imloecilli ! Mi prendevate dunque per un bab- 
beo?... {Sputando loro sul viso) A te. Soffione !... 
A te, Torta!... A te, Béchamel!... Ah! final- 
mente Ipoisso difre d'aver raggiunta la Felicità 
delle Felicità!... {Si alza, barcollante per Vub- 
briachezza) Che cosa puoi ancora desiderare, o 
mio vecchio stomaco, lottatore instancabile?... 
{Si batte sullo stomaco) Scoppia alfine di gioia, o 
mio stomaco!... Ecco i miei rivali, qui, ai miei 
piedi, come sputacchiere!... Ed ecco, lì, davanti 
a me, Re Baldoria, mio nemico, prigioniero in 
una gran zuppiera d'oro , e cotto a puntino !... 
Fra poco, mi delizierò il palato col suo bel cuore 
roseo e appetitoso iyuota d'un sorso il proprio 
boccale) Oh ! vieni ! vieni a me, Baldoria ! {Sog- 
ghigna, affondando le mani nel bagno) Vieni... 
ch'io ti baci, prima di mangiarti ! 

In questo momento, tre lampi lividi, 
susseguendosi frequenti, squarciano 
la penombra del refettorio. Il tuono 
scoppia spaventevolmente all' oriz- 
zonte, sugli stagni. I lucignoli del 
gi'an bacile di rame pendente dal 
soffitto si spengono. Nuvoli di un fu- 
mo caldo e nero rendono impenetra- 
bile l'oscurità, attraverso la quale si 
trascina una voce cupa e lamentevole 

ALKAMAH. 

In nome di Dio !... Datemi da bere ! Da bere !... 
Dell'acqua... del pane, al povero pellegrino... 

I colpi di un grosso bastone che batte 
sul pavimento accompagnano la voce. 



ATTO TERZO 1(31 



FAMONE. 

Anguilla!... Presto!... Riaccendi la lampada 
ch'è al disopra del tuo capo ! Aggrappati alla 
corda ! 

ALKAMAH. 

Da bere ! Da bere!... In nome di Dio!... 

ANGUILLA 

saltando sulla tavola e aggrappan- 
dosi alla corda del lampadario : 

Non si può riaccenderlo... Non c'è. più olio... 

PAPPONE. 

Non è possibile !... Presto ! Accendi... Accendi ! 

Frattanto l'atmosfera del . refettorio" 
s'è un po' rischiarata, e nella penom- 
bra si distiguono vagam ente le forme 

ALKAMAH 

s'avvicina alla tavola, appog- 
giandosi pesantemente al pro- 
prio bordone e gridando con ira: 

In nome del Diavolo!... Veglio bere!... [At- 
terra un convitato ubbriaco fradicio, ed occupa 
lo sgabello di lui, alla sinistra di Pappone, guar- 
dando fissamente dalla vetrata aperta sugli Stagni 
del Passato) Dov'è l'anfitrione ? 

Nessuno risponde... tranne la luna, che 
apparendo ad un tratto fra le nuvole, 
nella cornice della finestra, getta un fa- 
scio di raggi verdastri e polverulenti sul 
pellegrino Alkamah. La sua ombra nera 
e puntuta si disegna nettamente, contro 
luce, e le tenebre le s'addensano ai lati. 
Tutti i proflU informi e tumultuosi dei 
convitati sussultano per un momento, 
indi restano immoti... I canti, i ran- 
toli, le bestemmie e i singhiozzi degU 
ubbriachi si propagano attutiti vei-so 
la parte più lontana della tavola, ce- 
ne, su una spiaggia, una stanca risacca. 

11 



162 " RE HàLUUKlA 



ANGUILLA. 

D'onde vieni, pellegrino dì malaugurio?... Qua 
demonio ti ha messo sul capo codesto comignolo 
fuligginoso?... Tu attirerai la folgore su di noi ! 
{Alkamah non l'ascolta, intento a lavare una 
benda imbrattata di sanie che gli copriva l'occhio 
sanguinolento) Oh, guarda ! Chi t'ha sbucciato 
quell'occhio?... 

ALKAMAH 

con voce cupa: 

Re Baccellone, che Dio e il Diavolo gli perdo- 
nino!... La piaga è verminosa!,.. Mi son fatto, 
è vero, un cataplasma di frumento fresco, di miele 
e di grasso di cappone... ]\fa bisognerebbe ag- 
giungervi della panna e del grasso di anguilla 
bianca, e cospargerlo di carne di bue disseccata, 
pestata e ridotta in polvere entro un forno... Io, 
però, prefeiriisco mangiajre tutta questa roba... 
Tanto, la piaga è inguaribile !... 

PAPPONE 

ubbriaco e preso dal singhiozzo, fa 
vani sforzi per alzarsi da tavola : 

Anguilla... te ne prego... Chiudi le vetrate!... 
Bisogna riaccendere la lampada !... {Si batte il 
naso replicatamente) Levami di sul naso questa 
maledetta luna ! 

ANITROCCOLO 

con voce lenta e sinistra: 

Quella che vedete non è la luna... È la testa 
di Santa Putredine, patrona di questa contrada. 

Si riapplica la benda all'occhio destro. 



ATTO TERZO 163 



ANITRA 

gridando, dal fondo in- 
visibile del refettorio: 

Lasciami stare !... Lascia a me il bagno, o t'ac- 
coppo', miseral)ile Vermicello ! . . . Crostino ! Den- 
tacuto ! Difendetemi contro costui ! . . . Vuol strap- 
parmi il cadavere dell'Idiota!.;. Ah! Vittoria!... 
Ora me lo mangio tutto intero ! 

ALKAMAH 

teso il braccio verso gli stagni che si ottenebrano 
mentre la luna va celandosi dietro una nube: 

È l'ora maledetta ! Guardate ! I Molini del De- 
monio accendono i loro cuori di fosforo... Uno 
dopo l'altro !... {Si vedono, in lontananza, sugli 
stagni, piccole fiamme rosse che palpitano febbril- 
mente) Ed anche i maghi accendono le loro can- 
dele, che son fatte col grasso dei cadaveri... 
Santa Putredine è scomparsa, ma ritornerà fra 
poco ! Si avvicinerà alle vetrate, e voi potrete 
vedere il suo gran corpo di fumo ritorto... la sua 
faccia camusa e tumefatta che inverdisce gra- 
datamente, mentre gli astri agonizzano. 

ANGUILLA 

affacciandosi alla finestra: 
Non c'è pili.. Se n'è andata!... Santa Putre- 
dine, scordati di noi !... 

FRA TRIPPA 

ubbriaco e barcollante: 

Scordati di noi I... 

ALKAMAH. 

Mi sowienie... della prima volta che la vidi !... 
Fu una sera, laggiù, in fondo al corridoio... nella 



164. RE BALDORIA 



vetusta camera nuziale dell'Imperatore Astralor, 
padre di Re Baldoria... L'imperatrice, giovane, 
affascinante, civetta, aveva per molto tempo de- 
vastato l 'imiterò col ferro acuto de' suoi sguardi 
e col fuoco d'una insaziata lussuria, gioconda- 
mente effusa dalla sua capigliatura odorosa e da' 
suoi gesti troppo ignudi. 

Era ella prodiga delle sue labbra ardenti tanto 
lodate dai rapsodi?... Certo, l'imperatore lo sa- 
peva meglio di me... ed ostentava anzi una cinica 
indifferenza circa l'infedeltà di sua moglie. « £ 
nel letto imperiale, diceva spesso ridendo, che i 
miei vassalli vengono a deporre i loro omaggi ! » 

L'imperatrice morì, una sera, né alcuno seppe 
di qual male... Suo marito non ne fu molto af- 
flitto, e, con aria distratta, comandò che la si 
lasciasse imputridire nella sua alcova, che fos- 
sero chiuse per sempre le porte della camera nu- 
ziale, con triplici chiavistelli, e che le grosse chia- 
vi di quelle porte fossero gettate in un " pozzo 
profondo... 

Tre giorni dopo, mentre egli usciva dalla cap- 
pella, dove aveva assistito alla messa funebre, 
giunte le maoi, ma sognante e lontano lO' sguardo, 
il formidabile orrore della putrefazione inondò 
ad un tratto il palazzo, scoppiando in fetidi e tor- 
ridi soffi e trasudando dalle invisibili screpolature 
delle muraglie... 

L'Imperatore fece immediatamente atterrare i 
battenti e volle che tutti i suoi cortigiani luccicanti 
d'oro e di gemme lo seguissero in quella camera 
pestilenziale... Poi, impettito, alta la testa e fio- 
rito il sorriso, mentre l'angoscia e la nausea illivi- 
divano le nostre facce, sollevò le purpuree cortine 
dell'alcova, dicendo con solennità: — S'avanzi 



ATTO TEnZO 165 



il più ardente di tutti voi e baci per l'ultima volta 
la bocca augusta dell'Imperatrice !... 

Nessuno si mosse. Nella penombra crepusco- 
lare del gran letto nuziale era apparso il cadave- 
re ! Massa infoa^me e gialla, brulicante sotto il 
flusso e riflusso della morte, come una spiaggia 
notturna brulica di nere schiume... Su quella 
marea di vermi, si chinava elasticamente un fan- 
tasma di fumo azzurrognolo, la cui testa ro- 
tonda e verdastra sembrava ciondolar dal sonno, 
come la testa d'un ubbriaco sulla tavola vinosa 
d'una bettola... [Dopo una lunga pausa) Quel fan- 
tasma. . . era Santa Putredine ! . . . Con passo au- 
tomatico, l'Imperatore entrò solo nell'alcova, la- 
sciando ricadére dietro di sé le cortine color di 
sangue... E nessuno lo rivide più. Quella sera 
i Molini del Demonio facevan roteare le loro ali 
di vampiro con insolita rapidità... I loro cuori 
di fuoco sanguigno danzavano nelle tenebre... Sa- 
tana macinava cenere umana., farina per le stre- 
ghe !... E le ruote di quei molini giravan sì leste, 
sì leste... che ad un tratto le loro ali fosfore- 
scenti s'impigharono nell'Orsa Maggiore, lassù, in 
mezzo al cielo, e, continuando a girare, la scara- 
ventarono a teora, tutta aggrovigliata, fra bitu- 
minose matasse di nuvole. 

FRA TRIPPA 

s'alza con fatica, reprimen- 
do uno scoppio di collera 

Sei eloquente, amico... Ma, in nome di tutti i 
Citrulli, io t'impongo di tacere, poiché ogni pasto 
durante il quale si dicono o si ascoltano belle cose 
diventa pernicioso, per lo stomaco. 



166 RE BALDORIA 



SALAME. 

Taci, perdio!... Le tue storie portano disgi'a- 
zia !... 

ANGUILLA 

ritto presso la tavola, tende il brac- 
cio destro verso gli Stagni del 
Passato, facendo le corna con la 
mano, ed esclama a gran voce: 

Io sfido tutti 1 malefizì di Satana mugnaio!... 
Con la sua farina, voglio incipriarmi le guancie ! 

E al tuo malocchio, o Luna, io mi sottrag- 
go!... e il tuo incanto, lo rompo! {Nello stesso mo- 
mento, la luna si libera violentemente dalle nubi 
e apparisce raddoppiata in grandezza. La sua 
faccia camusa, verdastra e terrea, corre rapida- 
mente da manca a destra nella cornice della fine- 
stra, proiettando sulla tavola uno sprazzo di luce 
sinistra ed abbagliante, che sfiora Alkamah e poi 
raggiunge Pappone). Che avviene, ora?... Non 
vedete ?... Ah ! come s'è abbassato il livello degli 
stagni !... Stanno forse per prosciugarsi ?... Dio!,.. 
oom ' erano profondi !.. Ah ! no !.. . M ' inganno. . . 
Gli Stagni del Passato son pieni di acqua fino 
all'orlo... Ma tutto... tutto s'è alibassato !... Le 
pianure circostanti... i greti... e le piante delle ri- 
ve. . . Tutto il paesaggio è sceso a migliaia di brac- 
cia sotto di noi !.. . E i monti e le nubi galop- 
pano insieme, all'orizzonte. Che avviene?... Sono 
pazzo?... Il Castello gira intorno a me!... E la 
Luna cresce ancora!... La vedete?... È già tre 
volte più gi'ande che non fosse poc'anzi !.,. E con- 
tinua a crescere 1... 



AITO TERZO 167 



ALKAMAH 

abbassando la voce: 

È Santa Putredine che s'avanza verso di noi, 
scivolando sugli stagni... 

FAMONE 

con voce tremante:^ 

Anguilla... Anguilla!... Chiudi le imposte!... 
Chiudile colle spranghe!... 

ANGUILLA 

spingendo le imposte: 

Come sono pesanti !... Aiutami, Salame !... 

SALAME 

spinge anch'egli le imposte, 
bestemmiando e sbuffando. 

Che canaglia, quel Soffione !... Il suo elisir, 
m'ha rotto le gambe 1... Bisogna chiudere ermeti- 
camente... Turiamo bene tutte le fessure !... Quel- 
la maledetta cagna arrabbiata sarebbe anche 
capace di passare dagl'interstizi delle imposte, per 
venire a morderci alle gambe ...- ad avvelenarci 
con la sua bava verde!... Ah! che fetore!... Si 
soffoca!... Quegh stagni sono veramente pesti- 
lenziali ! 

ALKAMAH. 

Infatti, da più di mille anni le loro acque in- 
ghiottirono un numero incalcolabile di cadaveri. 
I loro aUti putridi, che si fondono in un vento fo- 
sforoso d'uragano, fanno girare, laggiù, i Molini 
del Demonio!... E la velocità di quelle ali in- 
fernali va crescendo col crescere dei cadaveri ! . . . 
L'anno scorso, furono ventimila le salme inghiot- 



168 BE BALDORIA 



tite dagli stagni 1... Ma l'anno venlturo saranno il 
doppio... poiché la peste devasta il regno dei Bac- 
celloni, là, sull'altra riva... 

FAMONE 

galleggiando nella sonnolenza lu» 

fubre e tormentosa dell' incu- 
0, balbetta con voce soffocata: 

La peste.. devas,ta... il regno dei Baccelloni ! 
{Ripetendo macchinalmente) La peste... deva- 
sta... Moriranno tutti !... Tutti !.. Anche mia mo- 
glie !... anche mio figlio 1... 

PAPPONE 

ubbriaco fradicio, cogli 
occhi fuor dell'orbita: 

I Guatteri... quei traditori... hanno dimenticato 
la cosa più essenziale ! . . . Avrebbero dovuto ser- 
virci delle donne giovani, calde e succulente d'a- 
more... delle donne dal seno turgido e fumante 
di desiderio ! . . . 

FRA TRIPPA. 

anch'egli ubbriaco: 

La donna... Non è punto agevole tenerla in un 
piatto ! 

ANGUILLA. 

Ed è ancor meno facile digerirla !... Le doime 
portano la rivoluzione nello stomaco e nell'inte- 
stino... Bisognerebbe condirle sempre con quelle 
salse amare che inventarono i poeti. 

FRA TRIPPA. 

Le assaggiai, qualche volta... in gioventù l... 



ATTO TERZO 169 



Puah!... Sono assai perniciose! Il Cielo ve ne 
scampi!... Salsa d'amore... Salsa d'ideale... Oh! 
molto stuzzicanti davvero !... Ma che disastro, 
per le budella !... 

In questo momento, i tre Guatteri, 
che hanno agonizzato lamentevol- 
mente durante tutta la scena prece- 
dente, danno un altissimo grido d'an- 
goscia suprema, e muoiono. Tutti i 
convitati, iibbriachi o deliranti, si 
addormentano in preda all'incubo, fra 
le esalazioni mefitiche degli stagni. 

SOFFIONE. 

Citrulli... Citrulli miei!... 

TORTA. 

Pietà !... Soccorso !... 

BECHAMEL. 

Muoio !... Aiuto ! Aiuto !... 

ALKAMAH 

con un gesto profetico, ad una sua visione: 

Ora, io vedo sopraggiungere da tutti i punti 
dell'orizzonte... i vermi mostruosi... gli scarabei 
e le lumache... gli scorpioni e le scolopendre... 
le biscie e i rospi... tutta la sozza genìa vaga- 
bonda delle paludi... che muove alla conquista 
dei vostri corpi !... 

ANGUILLA 

ancora padrone di sé, sog- 
ghignando e scalpicciando : 

Oh ! sono amici miei, i vermi grassi e lunghi 
come sanguinacci!... Ed anche gli scarabei!... 



170 BE BALDORIA 



Ben vengano dunque i chioccioloni musulmani 
prostrati che si trascinan dietro le loro portatili 
moschee e i loro tappeti intessuti d'argento!... 
Ben vengano anche tutti i vecchi rospi, maschi e 
femmine, che la sera si concedono sollievo, col 
deretano nell'acqua e coi pugni sui fianchi come 
le coiraari, masticando^ le stelle, noci dorate che 
croccano fra i loro denti!... 

ALKAMAH. 

Sono tutti in cammino... scarabei e lumache... 
scorpioni e scolopendre... vermi e rospi... Tutti 
in cammino per venire a conquistare questo ca- 
stello in rovina e a dormire entro i vostri corpi 
in putrefazione !... 

FAMONE 

balbetta macchinalmente parole 
vaghe. I bagliori falotici del bi-a- 
ciere illuminano confusamente, a 
quando a quando, la sua enorme fi- 
gura abbiosciata in capo alla tavola 

Ahi ! Ahi ! . . Anguilla ! . . Non puoi tu darmi 
sollievo?... C'è qualcuno che mi zappa nello sto- 
maco !... Difendimi !... 

Sussulta, in preda alle nausee della sua foi* 
midabile indigestione e dell'ubbriachezza 

ANGUILLA. 

Diamine !... È Re Baldoria, che si scava la pro- 
pria fossa entro il tuo stomaco!... Eccoti dive- 
nuto un cimitero di Re !... Puoi vantartene !... 

FAMONE 

contorcendosi dal ridere: 

SU... Sì... L'ho inghiottito intero!.. Così... 
piegato in due !... {Durante una breve tregua de' 



ATTO TERZO 171 



suoi dolori di stomaco, sorride orgogliosamente) 
Che boccone !... Pensate che ho in pancia tutta 
l'intelligenza e tutta l'autmtà del mondo!... Un 
bel cranio, in verità!... È enorme!... Ahi!... 
Ahi !... Mi sembra d'essere per partorire un re- 
gno !... Ma come lo partorirò?... Non riesco a 
digerirlo!... Bisognerà ch'io lo vomiti!... Ah! 
no ! Sarebbe peccato ! . . . [Si assopisce borbottan- 
do) La peste... Il regno dei Ba... Baccelloni !... 
L'elisir.. Soffione... La peste ! 

ALKAMAH 

chinandosi sulla tavola e ti 
rande per la manica Anguilla : 

Ascolta... Ascoltai... La sento venire!... È 
lì., è lì fuori, Santa Putredine!... S'avanza sci- 
volando fra i giunchi... Fruga sotto le finestre !... 
Fra pocx>... romperà i vetri... e tu vedrai com- 
parire la sua testa che ciondola, camusa e ver- 
dastra... 

In questo momento si vedo passare fra 
il braciere e la tavola una enorme e tozza 
figura, che inciampa, casca e si rialza in 
mezzo ai cadaveri dei Guatteri, di 
Mazzapicchio e di Balena. È Anitroccolo, 
che si sforaa di giungere alla .finestra. 

ANITROCCOLO. 

Dov'è il cielo?... {Con la voce di un uomo che 
deliri) Dove sono le mie dilettissime stelle?... 

ANGUILLA. 

Ah ! ah ! Anitroccolo è impazzito ! . . . Parla con 
la voce dell'Idiota, perchè l'ha divorato poc'an- 
zi !... I poeti, mio caro Anitroccolo, sono vera- 
mente troppo irrequieti !... Scommetta che ora 



RE BAI.DORIA 



l'Idiota si sbellica dalie risa entro la sua pancia, 
lanciando aJl cielo le sue strofe d'amore, su pel 
camino del suo esofago! Fra Trippa! guardai.... 
guarda Anitrocoolo, che è ubbriaco di poesia!... 
Ah!... 

ANITROCCOLÒ. ^ 

La testa mi pesa, e ho. la gola appestata!... 
Aprite ! Aprite le finestre !... 

SALAME 

arrestandolo con forza: 

Non seccarci !... Le finestre devono rimaner 
chiuse ! 

ANITROCCOLÒ 

singhiozzando: 

Oh ! Chi mi ridarà la mia voce d'oro, che, 
sola, bastava a piegare verso di me, dai veroni, 
le languide castellane tutte intrise di chiaro di 
luna ? E le mie strofe d'amore che cullavano mol- 
lemente le cocenti insonnie delle vergini divine ? 
Oh ! il fulgore stellare del loro sorriso, nelle tene- 
bre burrascose dell'alcova!... tu, lieve fanta- 
sma che scivoli su gli Stagni !... Sappi, maravi- 
ghosa dama verde, che io amo il tuo elegante 
corpo di bruma e il tuo viso estenuato !... E, t'im- 
ploro, portami via, lontano di qui, fra le tue brac- 
cia !... 



Non aprirai 



SALAME. 



Ad un tratto, le imposte si schiu- 
dono lentissimamente, come spinte 
da una mano invisibile e furtiva. 



È il vento ! . . . Anguilla ! Affrettati a sprangare 
quella mialedetta finestra !... 



ATTO TÈRZO 173 



ANGUILLA 

resistendo alla spinta e chiudendo: 

È la luna, che vuole entrare... Spinge le ve- 
trate coi fianchi, facendoli ondulare mollemente, 
come una danzatrice assira, ignuda e bianca !... 

SALAME 

fermando ruvidamente Anitrocco- 
lo che si slancia verso la finestra : 

Indietro!... o t'accoppo !... 

Lo atterra e lo strozza. 

PAPPONE 

s'alza, inciampa ripetutamente 
fra i cadaveri, avanzandosi tastoni 
verso Salame per raggiungerlo. 

Aspetta!... Aspetta!.. Bisogna incatenarlo alla 
finestra chiusa, col naso fra le vetrate e con le 
braccia aperte e legate così da formare una croce 



col suo corpo 



ANGUILLA 

beffardo e pensoso: 

Sì... Così avremo un bel catenaccio stridente... 
per difenderci contro, la luna che vuol frugare 
dappertutto !... E sarà, anche, una croce poe- 
tica ! 

ALKAMAH 

ricomincia a borbottare sinistramente. 
I bagliori febbrili del braciere proiettano 
sulle imposte chiuse la sua ombra 
oscillante, mentre Pappone e Salame s'a- 
gitano confusamente davanti alle finestre, 
occupati ad appendervi, con le braccia in 
croce, il corpo panciuto di Anitroccol >. 

Qualcuno m'ha narrato che in un paese lon- 
tano, laggiù, oltre il Regno dei Baccelloni... in 



174 RE BALDORIA 



una vecchia città rugosa, incappucciata di nubi 
eterne, viveva un vecchio alchimista, vedovo e 
lunatico... Certe cronache affermano ch'egli ave- 
va sì fine l'orecchio da udir crescere l'erba, e 
che i suoi occhi vedevano attraverso i muri... Co- 
munque, egli viveva misteriosamente in cima a 
una torre, solo con un suo figliuolo che adorava... 
Un fanciullo gracile e bello, dalle lucenti pupille 
di gomma nera trasparente, tutte screziate d'o- 
ro. . . 

FAMONE 

con un gi'an sussulto d'ira: 

Taci maledetto pellegrino !... Credi forse d'in- 
finocchiarci, con le tue chiacchiere insulse?... 

ALKAMAH 

riprende con voce monotona: 

E questo avveniva sotto il regno di un impera- 
tore crudele e taciturno... Eran tempi di guerre 
e di malefizì, poiché anche il cielo covava antichi 
rancori su quella contrada maledetta, ove gl'in- 
verni si succedevano ininterrottamente, come 
convogli funebri [guardmido sottecchi Famoìie) 
quando la peste fa strage ! . . . 

PAPPONE 

facendo sforzi per sollevarsi: 

Finiscila !... Chi ti ha pregato di ammannirci 
questa storia?... 

ALKAMAH. 

E' vero... Nessuno me l'ha domandata... Ma io 
la racconto sempre a proposito, sul finire delle 
orgie, quando l'anima vaga alla deriva suU'on- 



ATTO TERZO 175 



deggiar delle nausee, come, sili flutti, una tarta- 
na morta, la cui stanca alberatura sembri voler- 
si appendere agli astri!... Guardate nelle tenebre 
delle vostre anime ! . . . Certo vi leggerete le parole 
rosse che il lampo del rimorso scrive sulla notte 
del passato !... Ah ! Perdonate... Io divago... 
Dunque, siccome un'epidemia terribile faceva 
strage in quella contrada, l'Imperatore taciturno 
comandò che tutti i fanciulli fossero trucidati, 
per arrestare il miale alla sua base, negli esseri 
inutili !.. Subito, il povero vecchio, straziato dal- 
l'angoscia, avvolse il suo bel figliuolo nel pro- 
prio mantello, e fuggì, durante una notte di pece, 
morsicata e trivellata dagli urli degli sciacalli 
che pullalavano nella campagna, tutta gibbosa di 
cadaveri fin dalle sanguinose mietiture dell'ulti- 
ma guerra... Egli camminò per dieci notti, dor- 
mendo di giorno nelle spelonche... Infine, la sera 
dell'ultimo giorno, vide scendere da una collina, 
a rapidi passi, una mendica coperta di cenci 
color di fuliggine ; e la velocità di lei era inespli- 
cabile, poiché il suo corpo curvo e barcollante 
sembrava crollare ad ogni istante per la decrepi- 
tezza... Quando fu a ixjchi passi dall'esule, la 
mendica affondò il viso nei propri cenci e gli disse 
con voce stridula: ((Se vuoi, proseguiremo in- 
sieme... » Il vecchio alchimista acconsentì vo- 
lontieri, poiché era un po' strega, quella vecchia, 
colla sua faccia rubizza di beona bonaria... E 
infatti, quando furono assaliti, durante il viag- 
gio, da un branco di lupi affamati, ella allontanò 
quelle belve con un semplice gesto... 

Alkamah china il capo, come per 
concentrarsi. Un gran silenzio incom- 



be sul refettorio. Faraone, Pappone 
e Salame hanno sussulti d'impazienza. 



176 RE BALDORIA 



ANGUILLA 

a Fra Trippa: 
Guarda il ca^ipuccio del pellegrino!... Sono io 
forse tanto ubbriaco da veder doppio?... No!... 
Le punte di quel cappuccio, adesso, sono vera- 
mente due... simili a due corna !... 

I bagliori mutevoli del braciere illu- 
minano il cappuccio di Alkamah, che 
va sempre più dividendosi in due corna: 



ALKAMAH 

riprende con voce lamentevole: 

Una sera che si erano avventurati per una valle 
tenebrosa tutta ingombra di colossali rovine, la 
mendijca ad un tratto die un balzo ali 'indietro, in- 
dicando una botola seminascosta fra i cespugli. 
(( Vedi ? disse al vecchio ; ecco la porta per cui 
si accede agl'Ipogei dei Re d'Astralor !... Scen- 
di... Vi troverai di che saziare la tua fame... Da 
tanti secoli, vi si ammucchiano cadaveri !... E 
gli sciacalli non sanno di questa buca ! . . . Ad- 
dio!... » Poi dia se ne andò a grandi balzi sel- 
vaggi, agitando le lunghe braccia fumose nella 
profondità gialla e solfurea dell'orizzonte... Ria- 
vutosi dall'angoscia provata, il vecchio alchimi- 
sta alzò la botola e scese per un lungo succe- 
dersi di corridoi, irresistibilmente spinto da una 
forza magica verso il nero cuore della terra, e 
senza mangiare, né dormire, per un numero in- 
calcolabile di giorni e di notti... 

PAPPONE 

irritato da una lunga pausa del 
peUegrino, sussulta borbottando: 

Finisci la tua storia!... Finiscila presto!.,. La 
tua voce mi cola nel cervello come piombo fuso... 



ATTO TERZO 1/7 



ALKAMAH. 

Sì... sì... Abbrevio... 

... Ma la fame gli aveva infrante le ginocchia, 
a poco a poco... tìd egli, ora, strisciava branco- 
lando, in cerca delle innumerevoli carogne, il cui 
molle fetore lo ubriacava. Ad un tratto, si fermò. 
Le gambe gli si erano impigliate in un pesante 
mucchio di stoffe cariche di pietre preziose... An- 
naspando nel buio, egli sfiorò allora un ■ corpo 
caldo, che respirava, e fece rotolare in una vora- 
gine una gran corona sonora... Quel supremo 
sforzo lo stremò, ed egli cadde bocconi schiac- 
ciato da un sonno profondo, spalancata la bocca 
per l'orrore di un terribile incubo. L'Imperatore 
taciturno gli apparve, colossale, smisurato fan- 
tasma, che simile ad una cattedrale gotica ingom- 
brava il cielo, e che aveva sulle spalle la notte, 
negligentemente panneggiata come un ampio man- 
tello dalle lunghe pieghe cosparse di stelle. 

Con voce cavernosa, l'Imperatore gU disse: 
« Sono io, il rapitore e l'assassino di tuo fighe . 
E sono in tua balìa ! Puoi vendicarti !... Il Sogno 
centuplica la tua forza !... Soffocami sul tuo cuo- 
re !... Ciò che si uccide in sogno muore più dei 
morti dèlia terra!... » Mentre parlava così, il 
fantasma enorme dell'Imperatore si era assotti- 
gliato, divenendo ad ogni istante pivi esile, per 
rannicchiarsi fra le braccia del vecchio!... Ahi- 
mè ! questi non si stringeva al petto che il suo 
figliuolo! Ma non lo sapeva, e lo pugnalò rabida- 
mente, nelle tenebre, mordendogli le labbra per 
soffocare le sue grida !... Poi, come gli scorpioni 
della fame gli strazi avan le viscere, egli sbranò 
la carne della sua carne e bevve avidamente il 
sangue del suo sangue... 

12 



178 RE BALDORIA 



SALAME 

ansante: 
E poi?... 

PAPPONE. 

Finisci la tua storia ! . . . 

ALKAMAH. 

Qualche tempo dopo, l'Imperatore morì, di 
morte naturalissima, e l'alchimista ritornò nella 
città dal lugubre tetto di nuvole... Ma incessanti 
inculDi gli calpestavano il cuore durante il sonno, 
ed egli sempre piangeva, dicendo: ((Oh! perchè 
non abbandonai mio figlio alla crudeltà dell'Im- 
peratore?... Avrei almeno un cantuccio di terra 
iriu cui versare le mie lagrime, e l'odio per l'as- 
sassino mi riconcilierebbe con me stesso!...» 
Ora accadde che, una notte d'agosto, il povero 
alchimista si destò di soprassalto nel proprio letto, 
in cima alla sua torre... S'alzò, allora, e s'af- 
facciò alla finestra. Una luna tonda e rossastra 
colava giìi per la volta bituminosa del cielo, come 
una goccia di sangue, verso il mare lontano... Ed 
ecco che la luna ingrandì, come se si avvicinasse 
alla torre... Egh pensò dapprima che si trattasse 
d'un'allucinazione ! Ma si sentì nevicare nelle 
mani e sulle guancie della fuliggine, a falde... Un 
barbagianni gli sfiorò il viso... ed egli si staccò 
dal davanzale, indietreggiando inorridito davanti 
alle pupille verdi e brucianti della luna, tragica 
testa d'un fantasma brumoso che. s'arrestò nel 
vano della finestra... 

Era Santa Putredine... 

Ella sedette elegantemente sul davanzale., in 
una postura flessuosa e sinuosa di paggio dai bei 



AITO TERZO 179 



fianchi ; poi, traendo di fra le pieghe del suo manto 
di nebbia una cetra d'argento, cantò la canzone 
del Rimorso e dell'Antico Dolore !... 

Alkaraah immerge il capo in una 
grande giarra piena di vino puro, 
e beve copiosamente. Nel silenzio 
non s'ode che il gorgogliare del 
liquido nella sua larga bocca. 

PAPPONE 

ubbriaco fradicio: 

Cantaci, pellegrino, la canzone del Rimorso ! 

ALKAMAH 

estrae dalle profondità della sua 
tonaca un'esile cetra d'oro, della 
quale tocca lievemente le corde. 

Era roseo il tuo figliuolo... Più roseo 

e profumato d'un sole primaverile 

assopito tra i fiori... 

Le sue morbide braccia dalla pelle di seta 

s'avvolgevano al tuo vecchio collo rugoso 

come due serpi famigliari su un groviglio di corde ! 

Il suo sangue colava carezzevolmente, con delizia, 

sul tuo pugnale e le tue mani adunche, 

che cercavan nella piccola gola 

l'inafferrabile filo ! 

Il suo sangue colava carezzevol mente, con delizia, 

più fresco e liscio d'un ventre di lucertola, 

sulle tue mani adunche 

forate per. sempre da due ustioni di lava... 

FAMONE. 

Ohe! Pellegrino di malaugurio!.... Non avrai, 
spero, l'infelice idea di voler fare delle allusioni 
al nostro banchetto ! 

ALKAMAH. 

Dio e Satana me ne scampino !... La vostra 



180 RE BALnORIA 



spanciata è degna di lode ! ... Un Re ed i suoi cor- 
tigiani in salamoia sono un piatto onestissimo ! . . . 
Il rimorso è piacere dia villani, e voi vi trattate, 
questa sera, da grandi signori ! 

Riprende la canzone. 

Rallegrati, poiché il tuo cuore è salvo ! 

Il tuo sovrumano rimorso 

ti guarisce per sempre 

dalle strazianti nostalgie e dalle nere voluttà 

che fanno singhiozzare, a primavera, 

il mare palpitante 

sotto gli assidui chiodi delle Stelle ! 

Santa Putredine cantava così... e frattanto la 
penombra della cella si vellutava di ali immonde. 
L'alchimista cercava tastoni la sua lampada, nel- 
l'oscurità, (palpando le pareti, che sentiva tutte 
imbottite di gufi gemebondi. Acoese la lampada... 
Santa Putredine non si era allontanata. Ma egli 
'''■" vili grido d'orrore al veder che tutte le grinze 
del proprio corpo s'aprivano ad una ad una, sen- 
za cagionargli dolore, e che vi si sgranavano 
gemme sinistre... gemme vive, grevi di lagrime... 
in quelle gemme, egli riconobbe tutte le pupille 
dei cadaveri che aveva divorati... Occhi di re, 
gonfi di terrore, alteri o corrucciati"... E il vec- 
chio die uTi balzo come per fuggirsi, come per 
strapparsi a se stesso... Ma dove sarebbe fug- 
giito?... Ricadde sul suo giaciglio, piegato il capo 
sotto un giogo imdncibile e fissando lo sguardo 
sulle grinze infami del suo ventre... 

Fu allora che, in un lampo scellerato', egli ri- 
conobbe le pupille adorate... le pupille di gomma 
nera trasparente, tutta a pagliuzze d'oro... le pu- 
pille del suo figliuolo 1... In quel momento, la 



ATTO TERZO 181 



voce di Santa Putredine divenne róca... prese a 
miagolare affannosamente, a scatti, con lunghi 
singulti... E la sua cetra intanto mandava suoni 
discordanti e velati... 

L'alchimista, subitamente impazzito, si slanciò 
fuori dalla finestra fra le braccia di Santa Pu- 
tredine, per sfuggire al proprio ventre... al pro- 
prio ombelico lugubre, in cui piangevano soavi 
e nostalgiche le pupille di suo figlio !... 

FAMONE 
scuotendo brutalmente la tavola: 

Taci, perdio !... Mi hai seccato !... Taci, o t'am- 
mazzo!... [Contorcendosi, come per gli spàsimi 
d'un avvelenamento) Ahi ! Che dolore !... Ho male 
alle tempie, come se un trapano me le forasse !... 
Che farò per digerire quel maledetto re?... 

PAPPONE. 

Olà, pellegrino!... Cantaci ancora la Canzone 
del Rimorso! Cantaci le altre strofe!... 

ALKAMAH 
traendo daUa sua cetra accordi dolorosa 

Meglio è per te che quel delitto atroce 
sanguini per sempre sulla tua vita ! 
Il tuo sovrumano rimorso... 

FAMONE 

si alza, curvo sulla tavola, bran- 
dendo un enorme coltellaccio. 

Vile intestino infernale ! Prendi ! 

Gli lancia il coltello neUa bocca, 
con la destrezza di un giocoliere. 



182 RE BALDORIA 



Questo ti troncherà in gola l'eloquenza !... 

Ricade bocconi sulla tavola, rantolando, ba- 
vose le labbra, spossato dallo sforzo fatto. 



Maledizione 



ALKAMAH 

colpito nella bocca dal coltellaccio di Fa- 
mone dà un grido straziante, e cade. 



ANGUILLA 

chinandosi sulla tavola e chiaman- 
do Fra Trippa, che sì è assopito: 

Trippa !... Guarda un po' !... Famone ha uc- 
ciso il Pellegrino !.. 

ALKAMAH 

si rialza di scatto, ed ergendo al di- 
sopra della tavola la sua figura dive- 
nuta gigantesca sotto il cappuccio cor- 
nuto, si terge le guancie e la bocca 
sanguinanti, urlando con una voce 
rauca e soffocata da efflussi scarlatti: 

tu, grande ingoiatore di re imputriditi !... 
tu, che sei il più potente di tutti i Citrulli !... 
Sappi che questo enonne e rosso grumo di dolore 
e di vendetta che mi sale dalla gola e che mastico 
rabbiosamente potrebbe frangerti il cuore 1... 
Guarda!... Guarda!... L'ho qui, tra i denti, la 
tremenda verità che ti deve schiacciare ! . . . Ascol- 
ta ! Spalanca le orecchie ! . . . Spazza ogni fumo 
dal tuo cervello, e cerca d'intendermi bene!... 
[Alkamah sputa in viso a Famone tutto il sangue 
che ha in bocca) Io ti annuncio che tua moglie 
e il tuo figliuolo adorato sono morti di peste, 
laggiù nel sinistro paese d'onde io vengo... Ago- 
nizzarono lungamente, maledicendo il tuo nome 
esecrato, a sillaba a sillaba !... E maledissero ogni 



ATTO TERZO 183 



crine della tua cotenna pidocchiosa... ogni mem- 
bro del tuo lurido corpo... maledissero te, i tuoi 
antenati e tutti i tuoi discendenti ! . . . 

Famone china il capo, come col- 
pito da una mazzata, e rimane im- 
moi)ile contro lo spigolo della tavola. 

ANGUILLA 

rivolto ad Alkamah che si allon- 
tana, appoggiandosi pesantemente 
al suo hot'done e va a sedersi 
su uno sgabello vicino al braciere: 

L'hai ucciso !.. Ora bisogna che qualcuno im- 
provvisi una orazione funebre ! {A Fra Trippa) 
Amico ! Io vedo il defunto Re Baldoria, che si 
beffa di me, tra i denti di Famone ! ... E quel ma- 
ledetto braciere mi fa boccacce, mostrandomi la 
sua lingua d'oro. Ma dimmi... Pappone e Salame 
ci guardano fissamelnte... Hanno mangiato be- 
ne?... 

FRA TRIPPA. 

Delle conserve di carni reali, non han voluto 
saperne ! . . . Mio Dio ! . . . Ora fanno schioccar la 
lingua, guardandoci... Mi sento venir meno!... 
E che sonno !... 

ANGUILLA. 

Punge Fra Trippa con la propria forchetta. 

Non addormentarti ! 

FRA TRIPPA 

trasalendo spaventato nel sonno e piegan- 
dosi verso l'estremità della tavola, per 
allontanarsi da Pappone quanto più può: 

Ahi! Ahi!... Tu hai ragione Anguilla... Pap- 
pone e Sailame ci divoreranno!.. Che vuoi? Ho 



184 RE BALDORIA 



cacciato loro sottO' il naso il cadavere di Pan- 
cotto, ma essi non ne hanno voluto ! (Rabbrivi- 
dendo) Ah ! come mi turba, quella fiamma dia- 
bolica che gesticola dietro di me ! 

ALKAMAH. 

con una voce cupa e monotona, che 
sembra strappar singulti alla cetra: 

Rallegrati ! Rallegrati, 

poiché il tuo cuore migrante è ormai salvo !... 

Allo svolto della vecchiaia. 

Notti giganti e ■ livide ci aspettano ; 

Notti che ci sbarran la via, 

aderte e ostili sulle nostre angoscie, 

come scogliere immani 

lavate da ràbidi lampi 

in una folta bruma che la bufera squarcia! 

Notti tranquille avrai ! 
Rallegrati ! Oramai 

Altre Notti, focose e sussultanti. 

Notti guerriere, sempre in arcioni, 

con la spada in pugno 

e lo stocco tra i denti, 

galoppano sui lividi giacigli 

dei nostri corpi che gemon calpesti.?. 

Altre ci serran tenebrosamente 

tra le frigide braccia, 

aspre Notti voraci e sitibonde 

che ci trafìggon l'ossa 

con le punte dei loi* seni di ghiaccio 1 

Notti che fanno brillare e tinnire 

le loro curve risate d'argento, 

simili a scimitarre che percuotano 

la porta d'un maniero abbandonato. 

Rallegrati ! Oramai 
Notti tranquille avrai j 



ATTO TERZO 185 



FRA TRIPPA 

ad Anguilla: 

Noni ci vedo più !.. . Ahi ! Le palpebre mi bru- 
ciano!.,.. Dio!... Che ganasce hanno quei sacri- 
panti!... Potessi ahneno alzarmi!... Guarda!... 
Pappone e Salame ci si avvicinano ! 

Fa vani sforzi per alzarsi. 

ALKAMAH. 

La sua voce va diventando 
sempre più cupa e febbrile: 

Nell'amarezza del rancidi tramonti autunnali, 

gialli e freddolosi, 

non aspetterai più l'avvelenato 

sorriso delle stelle... 

E l'affamata anima tua, correndo 

innanzi all'instancabile tuo corpo, 

di landa in landa, sulla curva terra, 

non avrà più la brama, 

né la furia di mordere 

nel turbinante e roseo cuore dell'infinito I 

Poiché ti sta. nel petto 

un rimorso monotono 

dai simmetrici denti, 

un metodico strazio 

dall'isocrono moto d'orologio 

che ad ogni istante ti si aggancia al cuore 

con sue ruote rostrate ! 

Sempre infantile è l'anima dell'uomo... 

Egili ama il suo dolore, 

come la bimba ama la sua pupattola 

e divide con essa 

fiori, chicche e trastulli ! 

E tu amalo molto, il tuo dolore... 
Così non avverrà p iù che tu pianga 
senza alcuna ragione 
come un fanciullo che il buio impaura.,,- 

Rallegrati ! Oramai 
Notti tranquille avrai !... 



186 BE BALDORIA 



ANGUILLA. 

I bagliori del braciere proiettano sulle pareti 
le loro ombre colossali!... Laggiìi ! Guarda, Fra 
Trippa!... Brr!... [Annaspando nel buio per at- 
tirare a sé i boccali pieni di vino) Ho paura!... 
Bisogna bere, per riacquistare energia !... Ma pur- 
troppo questo elisir non contiene la rossa audacia 
e la follia di cui ho bisogno !... Strano !... Io non 
riesco a ubbriacarmi I... {Beve copiosamente a 
lunghi sorsi) La mia ragione galleggia ancora, 
come un povero piccolo sughero su oceani d'al- 
cool ! [Vuota uno dopo l'altro tre grandi boccali 
di vino) Ahi... ora sto assai meglio!... Ci vedo 
di più!... Dio! che buio !... Dov'è Pappone?... 
Eccolo ! . . . Pappone ! io ti sfido ! [Rimboccandosi 
le maniche, come un lottatore) Vedi, mio caro 
Fra Trippa... L'uomo è un'ilare tragedia, che non 
sarà mai rappresentata... e che si va provando, 
incessantemente... [Il singhiozzo gli mozza la pa- 
rola) nella penombra di un teatro chiuso alla luce 
del giorno... 

Si alza, barcolla, girando intorno 
a Faraone, e si avanza verso il 
braciere, portando un gran bocca- 
le da cui trabocca e gronda l'elisir. 

I nostri desideri appassionati sono i presuntuosi 
e veementi attori di codesta prova fantasmagorica 
...Inesplicabilmente, nella sala crepuscolare, tutti 
quegli artisti gesticolanti cadono uno dopo l'al- 
tro, poi a due a due, poi a quattro a quattro, 
morendo, con un braccio alzato, mentre decla- 
mano una tirata... assai prima che s'alzi il si- 
pario!... Fuori, cala a poco a poco la Notte delie 
Notti... per cui l'oscurità che regna nel teatro va 
diventando sempre piìi logicai Ad un tratto, un 



ATTO TERZO 187 



attore furioso rompe un vetro nel cadere... Il 
soffio della notte assoluta gela il sudore sui 
corpi dei superstiti, che si sforzano d'essere 
sempre più tragici o più divertenti, senza atterrire 
o far ridere altri spettatori che le vecchie stelle 
cascanti dal sonno e dalla noia ! . . . Fra Trippa ! 
Fra Trippa !... Non mi ascolti ?... La storia, vedi, 
non è altro che una lunga serie di codeste prove 
della bizzarra tragedia ! {Trangugia un gran sorso 
di vino) Ma verrà finalmente un giorno in cui i 
muri del teatro crolleranno intorno agli attori... 
Questi allora continueranno a declamare neJ cielo 
sconfinato, rappresentando la loro agonia nell' im- 
menso anfiteatro del firmamento, coronato, ad 
ogni sua gradinata, di giovani Stelle dalle nudità 
risplendenti e fiorite... Allora, vedi, sui cadaveri 
convulsi degli ultimi attori, il venne, unico trion- 
fatore ed unico spettatore, riderà bene perchè 
sarà l'ultimo a ridere ! 

L'umanità ?... È un marmocchio mal nato, ap- 
peso alla mammella della terra, che scortica con 
le sue piccole dita unghiute, già contratte per gli 
spasimi dell'agonia. 

FRA TRIPPA 

in preda all'incxibo: 

Sono io VÌVO morto, Anguilla?... Acchiappa 
la mia testa, che se ne va !... Odo le trombe del 
Giudizio universale !... Ah ! che buio !... Che ora 
è?... 

ANGUILLA 

"a volta a volta affranto e frenetico, 
con gli occhi fuor dell'orbita pel de- 
lirio che si è impossessato ai lui: 



188 RE BALDORIA 



Non vi sono ore, nel Regno dei Citrulli!... Il 
Tempo non è che un modo di tagliare in tante 
fette illusorie queir interminabile sanguinaccio che 
si chiama Eternità 1 . . . Io non posso cessare, e mi 
chiamo Sempre !... Il tuo cervello è troppo limi- 
tato, perchè tu possa comprendermi... ma, per 
penso, la tua pancia non ha limiti !.. Le dimen- 
sioni infinite della tua pancia eiscludono duncpie 
l'esistenza di questa sala... E tu ti chiami Dap- 
pertutto ! . . . Quanto a me, io sono lo spirito insa- 
ziato della Fame, e fiammeggio entro il tuo addo- 
me dalle rotondità trasparenti, come nel centro 
di una lanterna magica.... Guarda, laggiù, sul te- 
lone nero dell'impossibile!... Questo gran pasto 
di re e di vassalli, questi sanguinosi tumulti... e 
queste indigestioni che rigettano non sono altro 
che proiezioni luminose del mio spirito, che è come 
una fiamma ritta dietro i vetri convessi del tuo 
ventre [Colpendolo con una formidabile manata, 
per destarlo). Su! Su! mio caro Dappertutto!... 
Io, mi chiamo Sempre ! [Delirando, con gesti fre^ 
netici) Dunque, io sono Dio!... [Pensoso) P^... 
poiché la nausea mi fa soffrire... come Cristo !... 
Ecco ! Sono il figliuolo di Dio, e porto nella pàn- 
cia la mia croce !... 

Brandisce con la destra una forchetta 
da cui pende un lembo di carne, ed 
alza con la sinistra un boccale pieno 
di vino. Si mette a danzare intorno 
al braciere, e tende ora la forchetta, 
ora il boccale, in modo che l'ombra 
ingigantita di queU'esca danza da- 
vanti alle ombre di Pappone e di Sala- 
me, proiettantisi sulle imposte chiuse. 

Mangiate! [Tende la forchetta) Questo... è il 



ATTO TERZO 189 



mio corpo!... Bevete!... {Tende il boccale) Que- 
sto. . . è il mio sangue ! . . . 



Ho fame l 



Muoio di fame !. 



SALAME 

con voce cavernosa: 



PAPPONE 



Si avventa contro Fra Trippa, e lo 
atterra, mentre Salame fa altrettanto 
con Anguilla. Frastuono di lotta nelle 
tenebre. Bestemmie e rantoli agoniz- 
zanti. Il fuoco del braciere si estingue. 
Subitamente, il corpo d'Anitroccolo 
si stacca dalla finestra e cade, spinto 
dalle imposte che si spalancano. 



SANTA PUTREDINE 

appare incorniciata nella finestra. È 
un gran fantasma di nebbia, che 
apre mollemente le lunghe braccia 
fumose, agitando lenta una testa di 
luna verde ed estenuata! La sua voce 
roca, flautata e dolce, tuba per un 
momento come quella dei colombi. 

Io vengo a te, Re Baldoria... Io distinguo, fra 
tutti, l'odore caldo e muschiato della tua carne... 
che il mio alito decompone lenitamente... 

ALKAMAH 

strisciando sotto il braciere spento: 

Odore di fuliggine e di alghe morte !... È lei !... 
Eccola!... [Sente crocchiare delle ossa) E qui, si 
divora ancora !... Che nido di vampiri I... 



190 RE BALDORIA 



SANTA PUTREDINE 

Si avanza, strisciando silenziosamente 
nel refettorio tenebroso. Le sue vaste 
pupille di smeraldo bruciante e li- 
quido spandono intorno un luminoso 
pulviscolo verdastro di grotta incan- 
tata. Ella passa lungo la tavola, la- 
sciando ondeggiare dietro di sé le sue 
braccia di fumo, come morbide sciarpe, 
e con esse accarezzando i convitati^ 
oscenamente sdraiati tutt'intorno. La 
fronte d' ognuno rimane segnata 
d'una piccola croce bianca. Santa Pu- 
tredine si ferma davanti a Famone, 
divenuto monumentale, mostruosa- 
mente appoggiato coi gomiti alla 
tavola, spalancata la bocca in un 
vano sforzo di vomito. Indi si china 
a guardare nella gola di lui e par- 
la a Re Baldoria, da lui mangiato. 

Consolati, Re Baldoria ! intestino illustre, per 
molto tempo venerato dai Citrulli ! Budello sa- 
cro ! Stomaco regale e delicato !... Consolati, poi- 
ché il mio alito infocato e soffocante darà vita 
Ira breve a tutta una covata di re, viziosi e carni- 
vori come tu fosti ! Questa è la legge superna !... ' 
Disfarsi in una morte illusoria, per ricomporsi e 
rinascere identici !... È la legge di decomposi- 
zione che governa i mondi !... 

ALKAMAH 
strisciando davanti alla porta della cucina. 

Ella numera i cadaveri, con le sue lunghe dita 
di gesso... Li numera come tante balle aspettanti 
sulle banchine d'un porto, prima di ammucchiarli 
nella fetente stiva della sua galea pronta a sal- 
pare verso il Nulla 1 



ATTO QUARTO. 
SANTA PUTREDINE, 



n sipario si alza sullo stesso buiore denso di fumi 
che impeciava la scena durante il terzo atto, nel 
momento in cui Santa Putredine apparve l'ultima 
volta, incorniciata nella finestra. L'apparizione fu 
a mezzanotte; ora sono le quattro del mattino. 

I crespi neri e i veli azzurrini dovranno quindi 
esser sollevati lentamente, ad uno ad uno, per si- 
mulare il lento ritrarsi della notte fitta ai primi 
vaghi bagliori dell'alba. 

All'estremità della tavola, va sempre più netta- 
mente delineandosi la figura colossale di Famone, 
che, mostruoso, puntati i gomiti sul desco, si regge 
fra le palme il mento, più largo d'una pala. 

Egli tende il collo, e la sua bocca è ancora spa- 
lancata da un vano sforzo ch'egli fa per recere. 
Alla destra e alla sinistra di Famone, si vedono 
Pappone e Salame, anch'essi coi gomiti sulla ta- 
vola, uno di fronte all'altro, spaventosamente più 
corpulenti che non fossero durante il terzo atto. 
Pappone, che ha divorato Fra Trippa, è anche più 
obeso di Salame, che I; ' nel ventre Anguilla. 

L'effetto allucinante di queste mostruose figure 
sarà reso, nella rappresentazione teatrale, per mezzo 
di enormi fantocci vagamente somiglianti a rospi 
giganteschi e contenenti ognuno un attore che so- 
sterrà ia parte di divorato. 

Una melopea viscerale composta di gemiti sini- 
stri, di rantoli soffocati, di singhiozzi, di grugniti, 
ondeggerà da un capo della tavola all'altro, attra- 
verso l'atmosfera d'incubo che pesa sul refettorio. 
Si cercherà di attutire e di rendei vaghe quanto 
più sia possibile codeste voci salenti dalle viscere 
dei divoratori, in modo che sembrino misteriose 
come le voci d'oltretomba delle vecchie tragedie. 

13 



194 RE BALDORIA 



LA VOCE DI UN DIVORATO 

lontana e velata: 

Ah ! Pietà 1 . . . Aiuto . . . Baldoria ! . . . Aiuto ! . . . 

LA VOCE DI UN CONVITATO 

rauca, catarrosa, mozzata, a trat- 
ti, da singhiozzi,violenti die ter- 
minano in gorgoglii sibilanti. 

Soffro ! . . . Muoio ! . . . Mi scoppia il ventre ! . . . 
Che nausea ! . . . 



FAMONE 



coi sussulti e le contor- 
sioni di un avvelenato: 



Ahi!... No! no!... Basta!... Finiscila!... Ta-- 
ci!... {Sforzandosi di sghignazzare, durante una 
breve tregua dei suoi dolori) Taci Baldoria!... 
Quando la finirà di borboittarmi nella pancia... 
questo maledetto re !... Sta fermo, suvvia !.. Dor- 
mi, o almeno sta zitto!... Canaglia!... Ahi!... 
Bada !... Ti affogherò con un torrente di vino !... 
Ahi! 

LA VOCE DI RE BALDORIA 

lamentevole e flautata, 
crescendo a poco a poco: 

Fra Trippa!... Soccorso!... I miei schiavi... 
Dove sono !... La mia lettiga?... Dammi la ma- 
no!... Ah ! i coccodrilli !... I miei cammelli... Le 
rive del Nilo !.. 

FAMONE 

battendosi il ventre coi pugni: 

No!... Taci!... Finirò davvero coll'affogarti in 
un fiume di ^àno !... Questo è il centesimo boc- 



ATTO QUARTO 195 



cale di elisir che io bevo !... Un diluvio !... Pren- 
di !... Goditi anche questo !... 

Vuota con tre sorsate un gran boccale. 
Immediatamente fiussi e riflussi di 
violente nausee squassano il suo ven- 
tre e il suo stomaco, che in uno scatto 
subitaneo vomita Re Baldoria. S'ode 
un formidabile scricchiolìo di mascel- 
le e un lungo singhiozzo di fogna. 

RE BALDORIA 

emerge a sbalzi, tutto imbrattato 
di vino come Bacco, fra le labbra 
lacerate rfi Famone, la cui dentie- 
ra enoi m gli staj incastrata sul ca- 
po a guisa di corona sanguinolenta. 

Auff ! . . . Finalmente respiro ! . . . Grazie, €imi- 
co ! . . . La tua ultima bevuta m'ha rinfrancato, 
proprio mentre stavo per svenire!... Se tu non 
m'avessi usato una sì squisita cortesia, non avrei 
certo potuto arrampicarmi fino alla tua gola !... 
Fa troppo caldo, laggiù nella tua sala da pran- 
zo !... Le pareti, sono troppo imbottite... 

Facendo forza con le braccia sul 
mento e sul naso del suo divora- 
tore, il Re riesce alfine ad estrarre 
dalla grande Jjocca i propri fianchi 
e le proprie gambe biasciate, e si 
siede sulla tavola. Poi si volge per 
frugare con lo sguardo nelle pro- 
fondità oscure del refettorio, men- 
tre il suo piede destro si trastulla 
con la lingua pendente di Famone. 

E dov'è la bella dama verde che m'ha parlato 
poc'anzi con tanta grazia, affacciandosi tra i denti 
di Famone, come all'orlo d'un pozzo?... Se n'è 
dunque anda)ta a passi felpati, come una suora in- 
fermiera che tema di svegliare i suoi malati?... 
Ahi!... [Palpa la dentiera sanguinolenta che gli 
sta incastrata sulla testa) Mi scortica, questa co- 



196 RE BALDORIA 



rona !... Ahi !... Al diavolo !... {Si sforza di strap- 
parsela, senza riuscirvi) Via! ci rinuncio!... 
{Pausa) Ah ! come putì, Famone ! 

Sferra una formidabile pedata in pie- 
no viso a Famone, che crolla con fra- 
casso davanti alla porta della cucina. 

LA VOCE DI UN CONVITATO 

singhiozzante: 

Ma. . .le. . .detta indigesitione ! . . . Ahi !.. . 

LA VOCE DI UN DIVORATO 

soffocata 
Aiuto!... Re Baldoria!... Sire! Io svengo!... 
Non vi scordate... del vostro ministro preferi- 
to!... 

RE BALDORIA. 

Curiosa!... È Pancotto, che grida là in fondo, 
neUa pancia di un Citrullo !... Vengo ! {Si trasci- 
na carponi sulla tavola) Gran Dio!... Che forni, 
codeste bocche !... 

Scivola, inciampa nella sua tinoz- 
za d'oro, cade nocconi e procede 
strisciando sul proprio ventre. 

■ Accidenti ! Per poco non sono caduto in una 
di queste trappole spalancate ! 

Si ferma davanti a Salame e lo osserva 

SALAME 

coi gomiti suUa tavola e il capo 
fra le mani, si lamenta in delirio, 
contorcendosi spaventosamente. 

CKe dolore !.;. Anguilla non è molto corpulento, 
ma si agita e guizza continuamente nel mio sto- 
maco. . Ecco ! Adesso diguazza ne' miei succhi 
gastrici 1... 



ATTO QUARTO 197 



LA VOCE D'ANGUILLA. 

Soccorso ! . . . Sire ! . . . Sono io. . . Anguilla ! . . 
Ah !... Ah ! Se avessi una scala di seta !... Bal- 
doria!... Gettami una forchetta... un chiodo... 
qualche cosa I 

SALAME 

con vin gran sussulto: 

Che maiale, quell'Anguilla!... Mi s'arrampica 
su per la gola... Mi scuote le mascelle per sgan- 
gherarmele !... Ahi !... Mi s'afferra alle gengive I 
{con un muggito di ràbbia)... e non posso nem- 
meno chiuder la bocca per mozzargli le mani, 
perchè temo di soffocare !.. Ah ! che caldo 1 

Si rovescia all'indietro sulla sua seggiola, 
come sotto le tenaglie di un dentista. 

Non l'ho masticato abbastanza ! 

Ad un tratto, un braccio guizzante 
balza fuori dalla bocca di Salame 
e vi rientra con la rapidità di una 
lucertola che si rintani nel suo buco. 

RE BALDORIA. 

Bravo Anguilla !.. Quel furbacchione è riuscito 
ad acchiappare una forchetta ! . . . {Immerge la 
mano nella bocca di Salame) Anguilla ! Dammi 
la mano !... Sono io !... Il tuo Re ! 

ANGUILLA 

affacciandosi alla bocca del suo divoratore: 

A voi, sire, i miei ossequi e la mia riconoscen- 
za !... Ma i denti m'impediscono di venir fuori !... 



198 , RE BALDORIA 



RE BALDORIA 

sghignazzando 

Via !... Dà una testata contro le mascelle !... Così 
li farai saltar via!... 

ANGUILLA 

mentre sì odono colpi come di 
martello entro la bocca di Salauier 

Ahi !.. . Sì !.. . Pungono. . . ma sono fradici 1 

RE BALDORIA. 

Pili forte!... Ecco!... Bravo!... 

Dalla bocca squarciata di Salame, bal- 
za fuori la festa di Anguilla, coro- 
nata anch'essa di una dentiera san- 
guinolenta. Poi compariscono le 
spalle, le braccia, i lianchl e il re- 
sto del corpo dimagrato e biasciato. 

ANGUILLA. 

Grazie, Maestà !... Scusatemi, se mi presento 
a voi in questo stato indecente ! . . . Ah ! come son 
ridotto' ! . . . 

RE BALDORIA. 

Ed io... 

ANGUILLA 

in tono beffardo: 

Sembrate — salvo il rispetto che vi devo — un 
povero crociato reduce da Gerusalemme e appena 
guarito dalla peste!... {Si stropiccia le vesti im- 
brattate) Ci hanno ingoiati spensieratamente, que- 
sti Citrulli !... senza curarsi dei loro denti rovi- 
nati da precedenti indigestioni e nemmeno della 
strettezza dei loro stomachi !... Ma, a proposito... 
Dov'è il mio caro Fra Trippa ? Scommetto che 



ATTO QUARTO 199 



l'ha divorato Pappone... Ecco!... Sire! Ecco 
Pappone !... 

RE BALDORIA 

carponi sulla tavola, osserva da 
vicino il corpo di Pappone, la cui 
immobilità assoluta lo inquieta. 
Il gigante, ampliiìcato dal ventre 
enorme di Fra Trippa, che è nel 
suo, tiene puntati i gomiti sulla 
tavola e si regge il capo con le 
mani, ma ha chiusa la bocca: 

Purtroppo, non è punto facile liberare il nosti'o 
amico!... Non Vedi, Anguilla, come tien serrati 
i denti, costui ? 

ANGUILLA. 

Ah ! povero Fra Trippa ! . . . Forse è m.orto ! . . . 
{Fingendo di singhiozzare, appressa V orecchio al 
petto di Pappone) Fra Trippa!... Come potrà 
respirare, il nostro santo prelato?... [Ridendo] 
Pappone tien chiusa ermeticamente la bocca, co- 
me un ragazzo alla prima comunione ! . . . Diami- 
ne ! Aver nella pancia Domineddio e tutta la 
religione ! . . . Guardate che atteggiamento solenne 
d'arcivescovo in estasi !... 

RE BALDORIA 

scendendo dalla tavola: 

Bisogna cercare un coltello... una spada... per 
aprir la pancia a Pappone... 

Andando tastoni pel re- 
fettorio, urta il braciere. 

ANGUILLA 

che è sceso dall'altro lato della tavo- 
la, strisciaso la e rvfinestra, cercando: 



200 RE BALDORIA 



Sire ! . . Ecco quel bruto di Anitroccolo, che ha 
mangiato il vostro poeta... l'amico nostro l'Idio- 
ta... {Anguilla afferra Anitroccolo alla cintola e 
lo mette a tavola, come 'può, scoppiando dal ri- 
dere) Ah! ah! mio carissimo Anitroccolo!... È 
finita, la tua indigestione di poesia!... Sire!... 
Anitroccolo tiene aperta la bocca!.. Venite a ve- 
dere!... {Affonda la mano nella bocca di Ani- 
troccolo) Òhe ! Idiota !.. Poeta caro 1 .. . Che fai?... 
Dormi?... 

LA VOCE dell'idiota 

soffocata e lontana: 

Oh ! calmati, mia bell'Orsa Maggiore ! Tu sal- 
telli su le nuvole ? ! Stelle ! Sirio ! 

ANGUILLA. 

Dammi la mano. Idiota!... Animo! Fa uno 
sforzo !... 

Anguilla, facendo forza con le ginoc- 
chia contro la tavola estrae lenta- 
mente dalla bocca di Anitroccolo una 
cosa informe la quale sembra uno 
straccio, un serpente, o piuttosto 
un grosso straccio insanguinato 
che si contorce. A poco a poco vi 
si delinea un corpo esile e dinocco- 
lato, nel quale si riconosce l'Idiota. 

Su! Sta ritto, Idiota!... Sci un po' rammol- 
lito... e puzzi di rinchiuso... 

l'idiota 

cadendo bocconi sulla tavola: 

Tenebro dappertutto !... Dov'è la nua cetra?... 
Ahi!... {Si palpa il piede destro, schiacciato e 
malconcio) Ormai, zoppicherò come un verso sba- 
gliato !... Sono tutto indolenzito 1 Anguilla, guar- 



ATTO QUARTO 201 



da, ti prego... Sono ferito anche qui, alla te- 
sta!... 

ANGUILLA 

seduto in mezzo alla tavola, in 
crociate le gambe, alla turca, pren 
de maternamente fra le braccia 
l'Idiota, che vi si abbandona 
come una bambina ammalata. 

Oh ! ntilla di grave !... Hai un dente di Citrullo, 
incastrato nella fronte!... Ah! povero amico 
mio!... Com'è tutta solcata di morsicature, la 
tua bella fronte libera e aperta, nobile pianura 
spazzata dal vento selvaggio dell'Ispirazione !... 
Sappi, Idiota, che io sono poeta come te, quan- 
do voglio... Senti!... tu, bella fronte, nobile pia- 
nura sconfinata e rosea... che risuoni sotto il ga- 
loppo delle Idee guerriere e... stupide!... [Acca- 
rezzando la fronte dell'Idiota) Davvero, le pro- 
porzioni della tua fronte sono straordinarie !'... 
Che vasto cervello ! {Con curiosità, scherzevol- 
mente, misura la fronte dell'Idiota) Il mio, vedi, 
è già da molto tempo una soffitta disadorna... lu- 
rida... senza imposte che la difendano dagli ac- 
quazzoni... dal sole... dalla polvere delle strade 
maestre ! È, insomma, assolutamente inabitabile ! 

Qualche anno dopo la sua costruzione, il tetto, 
sfasciandosi, piombò sul piano sottostante. Il tuo, 
invece, ha grandi finestre, e vi sono specchi innu- 
merevoli, al soffitto e alle pareti... specchi che 
.lusingano e attirano le Stelle come se fossero al- 
lodole... Io so che esse vi s'indugiano, con gioia, 
imprigionate nelle seriche reti delle tue strofe... 
Il sole viene a villeggiare dietro la tua fronte... 
e di notte la tua anima vi dorme voluttuosamente 
in braccio alla luna !... Ma tutto questo non t'ha 



RE BALDORIA 



giovato. I Citrulli non hanno fatto alcuna distin- 
zione tra i cervelli ampi e quelli angusti !... Essi 
non hanno rispettato né disprezzato cosa alcuna... 
Hanno ingoialto tutto ! 

RE BALDORIA 

voce lontana, dall'altra 
estremità della tavola: 

Sei tu, Masticaficle ?... Vieni! Eccoti la mia 
mano ! . . . Su ! Spingi ! . . . Fa uno sforzo ! Bravo ! 



lontana 



LA VOCE DI MASTICAFIELE 

Gloria sonora... e Pienezza... 

RE BALDORIA 

voce lontana: 

Basta, amico mio ... Ora a te. Pancotto ... Sve- 
gliati ! Spingi;!.... Suvvia! Un colpo contro i 
denti ! Bravo ! Ah ! 

ANGUILLA 

dopo una pausa: 

D'altronde, mio caro Idiota, potevano vera- 
mtente essere orgogliosi, questi tre colossi !... Ave- 
vano nelle loro pance tutte le forze del mondo ! . . . 
Re Baldoria, la potenza sulla terra !... Fra Trip- 
pa, la potenza in cielo 1... Tu, l'impossibile che 
piange !... Io, il possibile che ride!... La Domi- 
nazione terrestre ! Il Paradiso ! Il Sogno ! L'Iro- 
nia ! {Accarezzando la fronte deW Idiota) Che 
hai?... Soffri?... Sd tutto congestionato! Quel 
maledetto Anitra, t'ha inghiottito col capo all'in- 
giù. Tu, quindi, gli otturavi l'ano con la tua 
testa possente ! {Sghignazzando) Ecco perchè egli 



ATTO QUARTO 203 



aveva delle malinconie poetiche!.. Non sai?., 
Anitroccolo cantava i tuoi \!ersi, a tavola!.. 



l'idiota 
Ah! 



con un' espressione di 
fanciullo che ai diverte: 



RE BALDORIA 

che si avanza, dall'estremità invisibile della 
tavola, trascinandosi dietro un gran corpo: 

Anguilla ! Vieni presto ! . . . Ho trovato la mia 
spada! la mia bella Succulenta ! Indovina dove !... 
Non puoi... non puoi indovinare! Inghiottita, la 
mia spada!... Inghiottita tutt'intera da un servo 
di cucina!... Fino all'elsa!... Vieni a vedere co- 
m'è rigido, costui!... 

ANGUILLA 

lascia la testa dell'Idiota, e scom- 
pigliando, sulla tavola, tinozze 
boccali, scodelle e bicchieri, va 
verso il Re, che trascina pei ca- 
pelli il corpo irrigidito del servo, 

Ecco veramenlte, Sire, ciò che si chiama l'avi- 
dità del potere ! {Vede Masticafiele e Pancotto, che 
seguono il Re) Buongiorno, Masticafiele!... Ec- 
coti superato da un servo !... 

RE BALDORIA 
appoggiando al braciere il corpo che 
ha trascinato, rimbocca le maniche. 

Che ne dici. Anguilla?... Nessuno dei miei ar- 
maiuoli saprà mai fondere e cesellare una guaina 
così regale ! . . . Ah ! Perchè non sono abbastanza 
alto e muscoloso per portare, appeso al fianco 
questo fodero 'dolorante e moribondo?... Animo ! 



<204 RE BALDORIA 



Presto ! Anguilla... tu, afferralo alla dntola, e 
voi, Masticafìele, Pancotto, tenete ben ferme con- 
tro il pavimento le gambe di costui!... Attenti! 
Ora sguainerò la mia spada!... Uno... due... 
tre !... Tenetelo con forza !... Appendetevi tutti al 
suo corpo !... Ah ! Che dente !... 

Il re brandisce, tenendola altissi- 
ma, la sua spada La Succttlenta, 
tutta rossa, con nastri di budella 
insanguinate. Gli ultimi vapori 
tenebrosi che stagnavano nella 
sala vanno lentamente svanendo. 

Ed ora, ritorniamo a Fra Trippa ! {Si avvicina 
a Pappone) Ammirate, amici, il taglio cesareo che 
renderà possibile a Pappone di partorire il nostro 
Fra Trippa ! 

Fende il ventre di Pappone. Fra Trippa 
compare, con le braccia in croce sul petto. 

FRA TRIPPA 

Deo gratias ! Gloria in Excelsis Deo, et pax ho- 
minibus bonae digestionis... Voglia perdonarmi, 
la Maestà vostra, se stamane non ho celebrata 
la messa ! 

RE BALDORU 

brandendo la sua spada tutta adoma 
di gale di budella, s'arrampica sulla 
tavola, capovolge la sua tinozza d'oro 
e vi siede sopra, voltando le spalle 
alla finestra. Fra Trippa, Anguilla, 
Pancotto, Masticafìele e l'Idiota imi- 
tano il rè, balzando uno dopo l'altro 
sulla tavola. Ognuno di essi si mette 
a sedere sul proprio bagno capovolto, 
voltando le spalle alla finestra aperta, 
che versa a flotti nella sala la luce 
dell'aurora, trepidante e verde-dorata 

Oh! amici miei amatissimi... riposiamoci, 
adesso, per qualche minuto, prima di riprendere 



ATTO QUARTO 205 



la iKxstra dura fatica!... Riposando, ci scambie- 
remo le nostre impressioni... La nostra avventu- 
ra, infatti, non fu certo banale ! 

Egli tien ritta sulla coscia scarna la 
sua lunga spada fronzoluta di budella. 

Aspettate... Bisogna ch'io mi sbrogli la memo- 
ria!... Mi sembra... mi sembra di aver fatto un 
lunghissimo viaggio, attraverso i deserti dell'A- 
frica, nel mese in cui l'aria vi è più ardente... 

Intorno a me, sopra di me, si agitavano convul- 
sivamente specchi acciecanti d'azzurro, di sabbia 
e di rocce arroventate !... Ero seguito da una 
carovana, carica dei doni meravigliosi che por- 
tano al re dei Gallaniui, mio amico... Andavo 
dunque, così, cullato mollemente in una lettiga 
sulle spalle ritmiche de' miei schiavi, come su 
un'altalena... Tanto languidamente cullato, che 
mi assopii... 

Costeggiavamo il Nilo, tra il fetore muschiato 
dei cammelli e il tintinnio monotono, abbrutente 
dei loro campanelh... A quando a quando, urli 
di belve sembravano esasperare la torrida cal- 
dura... Ad un tratto, i miei portatori dissero la- 
mentevolmente : 

« Sire, c'è una grotta fresca, qui, in riva al 
Nilo!... 

(( Entriamoci ! diss'io. 

« Ahi ! ahi !.. . Attenti alle stalattiti ! gridarono 
i portatori ! Abbassate la testa... La soglia è irta 
di rocce puntute ! . . . 

Ed entrammo così, senza saperlo, fra le ma- 
scelle di un coccodrillo enorme, che inghiottì la 
mia lettiga e tutti i miei schiavi !... Siccome fa- 
ceva molto caldo, in quell'oscurissima pancia, e 
siccome vi regnava un tedio da non si dire, i miei 



^06 RE BALDORIA 



schiavi si misero a ballare per dis trami i... Que- 
sto produsse terribili nausea al mio coccodrillo, 
che si contorse, pianse lagrijiuì di... coccodrillo, 
€ infine mi vomitò... 

Ahimè ! La mia lettiga era angusta e puzzava 
di letame... Ecco perchè il mio corpo è tanto in- 
dolenzito e puzziolente !... 

LA VOCE DI UN DIVORATO 

lontana, in fóndo al refettorio: 
Aiuto ! . . . Maestà ! Sono io ! Sogliola ! 

ALTRA VOCE DI DIVORATO 

lontana: 

Sono io... Sardella!... Aiuto!... Sto per mo- 
rire ! . . . 

MASTICAFIELE 

con sorda collera, a mezza voce: 

Crepa, tu 1 

RE BALDORIA 

volgendosi verso la parte visibile del 
refettorio e gridando, con la mano 
alla bocca a guisa di portavoce: 

Vdngo, Sogliola !.. Aspetta... Fra poco sarò 
da te ! 

MASTICAFIELE. 

Sire! Sire!., non liberate quei maledetti vas- 
salli ! Lasciateli imputridire nelle pance dei Ci- 
trulli !... Essi furono causa di tutti i nostri guai ! 
Che v'importa, ormai, delle loro minacce?... 
Non siete invincibile, dacché avete subito que- 
st'ultima prova, che ha rinfrancata la vostra au- 



ATTO QUARTO 207 



gusta esistenza?,.. Voi vi siete distinto fra tutti, 
uscendo pel primo dal ventre dei Citrulli, senza 
alcun aiuto!... Ed ora siete immortale!... 

ANGUILLA 

in tono beffardo: 

Eh, via!... Immortale?... Invincibile?... Non 
sono parole esatte, queste !... Voi, sire, siete 
soltanto indigesto ! Sovranamente indigesto ! . . . 
Voi siete l'Emetico per eccellenza!.. Un boccone 
divino, che persino le tombe affamate rifiutano ! 
E siete solido come un giogo ! 

LA VOCE DI UN DIVORATO 

soffocata e lontana: 

Aiuto!... Pidtà, buon Re!... Sono io!... Sof- 
fione !... Perdonatemi !... Pietà di me !... 

MASTICAFIELE 
alzandosi, levato il pugno minacciosamente: 

Sire.... Sire ! Avete udito?... È Soffione !... Per- 
mettetemi di sgozzare quel briccone ! 

RE BALDORIA 

abbassando la sua spada sulla fronte di 
Masticafiele, e con bonaria solennità: 

Calma... calma, Masticafiele mio!... Non muo- 
verti !.. Pare sempre che tu abbia ingoiate tre ta- 
rantole in fregola ! . . . Fra poco noi andremo a 
liberare quegli stupidissimi Vassalli e i nostri cari 
Guatteri.. Ma prima, tu devi dirmi le impressioni 
che ti son rimaste del tuo viaggio nel ventre dei 
Citrulli ! 



RE BALDORIA 



MASTICAFIELE 

sbuffando di collera repressa e 
lanciando occhiatacce feroci verso 
la parte invisibile del refettorio: 

Sire... Io ho sognato che la fame mi straziava 
.te budella!... I denti mi s'allungavano di conti- 
nuo, ricurvi e terribili fra le labbra, fino a scal- 
firmi l'ombelico ! . . . Non volendo divorare il mio 
Re, tanto appetitoso, con la sua vezzosa regina 
tonda é polputa... mi diedi, ad un tratto, a man- 
giarmi i piedi !.'.. E così, piegato a cerchio, come 
un pesce che si morda la coda, mi divorai le gam- 
be, il ventre, il petto, e... tutto il resto... finché 
stanco e satollo, mi lasciai cadere sulla sabbia... 
Ero diventato un dente d'elefante!... Infine, tra- 
sformato in mia tastiera, singhiozzai, in un or- 
gano, sotto Ile dita di un frate musicista! 

RE BALDORIA. 

Ebbene, Masticafielei mio... tu non suonerai 
più, solito 1© mie dita... fino a nuovo ordine !... 
Il tuo ritornello d'odio è stucchevole!... Scom- 
metto che Pancotto ha qualcosa di più interes- 
sante da raccontarci... 

PANCOTTO 

con un'aria attonita e stupida: 

Sire, io, dapprima... mi son sentito come per- 
duto in mezzo a un mare burrascoso... Ero ag- 
grappato alla vetta di un albero di basitimento... 
Preso dalla vertigine, ho allargate le dita, ad un 
tratto, e son caduto in fondo a una fetida sti- 
va!... Che rullìo, là dentro!... Che mal di ma- 
re!... Ho cominciato a vomitare... e ho vomitato 



ATTO QUARTO 209 



il cuore, il cervello, le budella... e ho nuotalo, 
nelle onde del mio vomito!... Anzi, interamente 
liquefatto, sono divenuto l'inondazione di quel ba- 
stimento i dropico I . . . 

RE BALDORIA 

sghignazzando: 

Basta, Pancotto !... Il tuo sogno è stomachevo- 
le !... Però, è anche filosofico, e armonizza per- 
fettamente con la delicatezza dello Stomaco Uni- 
versale!... 

LA VOCE DI UN DIVORATO 

in fondo al refettorio, lontana, vaga: 

Sono io!... Triglia... Il tuo vassallo amatissi- 
mo !... Aiuto 1 

RE BALDORIA 

a Pancotto, continuando: 

Ti do pieni poteri per liberare i Vassalli e... i 
nostri cari^imi Guatteri. {A Fra Trippa) Tu lo 
aiuterai in questa opera saggia... (1 Masticafìele) 
Anche tu, amico!... Ma sii calmo... e mansueto! 

LA VOCE DI UN DIVORATO 

in fondo al i*efettorio: 

Pietà!... Sono io! Sono Soffione ! Pietà di 



mei... 

Pancotto, Fra Trippa e Masti cafiele 
scendono dalla tavola e s'allonta- 
nano verso il fondo del refet- 
torio, rimboccandosi le maniche. 

ANGUILLA. 

Sire! Sire!... Ascoltiamo l'Idiota, che ha cer- 
tamente da dirci qualcosa di molto istruttivo l 

14 



210 RE BALDORIA 



{Scuotendo il braccio destro all'Idiota) Su ! Rac- 
conltaci che cosa hai visto, pensato e sognato du- 
rante il tuo viaggio al oentro... dei Citrulli 1... 

l'idiota 

con sguardi infantili e abbagliati: 

Mi coricai, la notte scorsa, a pancia all'aria, 
nel bel mezzo d'una vasta pianura... per contem- 
plare a tutt'agio l'Orsa Maggiore, amica mia... 
Ella saltellava sulle nuvole, agitando placidamente 
la testa grondante di fuoco, e immergendola a 
quando a quando nel limpido abbeveratoio diella 
Via Lattea... 

Ad un tratto (ero ubbriaco?) l'Orsa Maggiore 
si accoccolò spaventata... poi si risollevò, inar- 
cando la schiena, ritti e rigidi i peli, e balzò in 
avanti... Allora, io gridai come in delirio: «È 
folle, è Mie) d'ira, l'Orsa Maggiore!... Ha il 
morso alla bocca... e sta per saltare oltre lo ze- 
nit ! Le sue zampe calpestano i monti ambiziosi 
e i) turbollenti fbrmlioai dielle città ! . . . » 

Poi, giunte le mani, invocai così quel bestione 
siderale: « mia cara Orsa Maggiore, abbi pieltà 
di noi!... Non irritarti, anzitutto, poiché non è 
colpa nostra, se siamo Citrulli !... Non schiacciar- 
ci, ti supplico, sotto le tue gigantesche zampe 
di diamante ! » Infine, improvvisai delle belle 
strofe che placarono il suo corruccio, tanto che 
alfine ella s'abbandonò con gioia ad inondarmi dei 
fulgidi e profumati efflussi del suo intestino ce- 
leste... 

Erano gemme liquide che mi scorrevano sul 
viso !... Ed il mio corpo, floscio, vellutato e cri- 
vellato da innumerevoli correnti d'aria, come la 



ATTO QUAnfO 21 i 



torre d'un castello, giaceva fra le gigantesche 
zampe dell' Orsa Maggiore ! . . . 

RE BALDORIA 

scoppiando a ridere, con gioia puerile: 

Bravo, Idiolta!... Bisogna proprio confessare 
che il tuo cervello sa cucinare sogni e simboli ma- 
ravigliosi !... 

LA VOCE DI SOGLIOLA 

lontana: 
Grazie, Fra Trippa!... Ah! finalmente respi- 
ro!... Presto! Liberiamo Triglia!... E Sardella, 
dov'è?... 

LA VOCE DI TRIGLIA 

pure lontana: 

Dammi la mano!... Ecco!... Ah! Grazie!... 
l'idiota 

riprende con voce monotona: 

L'alito ammorbante delle jene e degli sciacalh, 
che mi fiutavano, radunati in circolo, leccandosi 
il muso, non mi sgomentò affatto... E il colore 
delle mie idee era sì bello, che io, tranquillo, mi 
lasciai divorare da quegli animali il piede de- 
stro!... 

In questo momento, urli di jene 
e di sciacalli forano e squarciano 
il silenzio umido e serico dell'alba. 

anguilla 

sghignazzando: 

Senti?... Le jene t'applaudono... Esse ringra- 
ziano la bonaria indifferenza del tuo piede che s'è 
lasciato mangiare tanto facilmente ! Certo, era 
putrefatto... 



yl^ ftÈ BALDORIA 



l'idiota. 

È probabile !... Infatti, ho camminato per molto 
temipo' nel letame dei cervelli umani!... 

Gli urli delle jene e degli scia- 
calli diventano assordanti" 

PANCOTTO 

grida forte, in fondo al refettorio, rivol- 
gendosi a Re Baldoria che sta ancora 
seduto sulla sua tinozza d'oro capovolta: 

Sire! Sire!... Abbiamo trovati i Guatteri ! Li 
abbiamo trovati tutti e tre ! Sono nelle pance di 
Crostino, di Vermicello e di Dentacuto ! Che cosa 
devo farne?... 

RE BALDORIA 

con ira brandendo la Succulenta: 

Imbecille ! Ti ho già detto di metterli in liber- 
tà !... 

ANGUILLA 

all'Idiota 

Strano ! Non hai piìi la tua beila chioma bionda! 

l'idiota. 

Ahimè!... L'atmosfera mefitica del ventre di 
Anitroccolo mi ha fatto perdere tutti i capelli, a 
ciocca a ciocca ! {Si specchia nel fondo lucidissimo 
di una casseruola) Ah! come sono brutto!.. La 
mia poesia è già brizzolata... L'Ideale comincia 
ad invecchiare! Presto, avrà bisogno delle gruc- 
ce... {Raccoglie una penna d'oca e la tempera con 
cura) Voglio fissare sulla pergamena le mie stro- 
fe, per la posterità!... Ho persi i miei bellissimi 
capelli d'oro che schermeggiavano coi raggi del 
sole ! Ho perso la mia voce siderale 1 Ho perso 



ATTO QUARTO 213 



la mìa spada e la mia casacca da battaglia ! Non 
canterò più !... La poesia, ormai, si vestirà di 
penne d'oca !... 

ANGUILLA. 

Infatti, hai già l'aspetto meschino e stremen- 
zito d'mio scrivanello di tribunale!... Non ti 
manca altro che la penna d'oca infilzate nella 
parrucca ! . . . 

PANCOTTO 

invisibile, gridando forte, 
in fondo al refettorio: 

Sire ! vi mando i tre valletti dei Vassalli, che 
ho hberati or ora... Abbiamo anche trovato quag- 
giù tredici servi di cucina che si contorcono nelle 
pance di tredici Citrulli... Tutti gli altri servi sono 
morti!... Che cosa debbo farne, di questi?... 

RE BALDORIA 
con le mani alla bocca a giusa di portavoce: 

Affrettati a liberarli. Pancotto !... Ho bisogno di 
essere servito ! 

I tre valletti dei Vassalli entrano in 
scena lentamente, inchinandosi fino a 
terra, ad ogni passo, per salutare il Re' 

Anzitutto, voi, date mano alle scope, e spaz- 
zate via le immondizie che ingombrano quest'an- 
giolo della sala. . . 

I tre valletti eseguiscono rumoro- 
samente l'ordine del Re, con una 
precisionf zelante e scrupolosa, 
mentre i tredici" servi di cucina 
entrano lentamente, a due a due, 
inchinandosi anch'essi fino a ter- 
ra, ad ogni passo, col mento 
sul petto e le braccia incrociate. 



214 RE BALDORIA 



Ah! Così va berne!... Voi, miei feideli dome- 
stici, chiudete la finestra e sprangate le imposte... 

I tredici servì si slanciano tutti verso 
le finestre per eseguire l'ordine dei Re. 

Calma ! . . . Chiudete anche la porta ! [ad An- 
guilla) Bisogna chiudere tutto, poiché il sole en- 
tra da ogni parte come un torrente di lava, e la 
sua luce corrosiva abbrucia e accieca ! 

MASTICAFIELE 

col viso grondante di sudore e gon- 
fio di gioia perversa, entra in scena 
trascinandosi dietro, pei capelli, Sof- 
fione che si dibatte furiosamente per 
svincolarsi dalle braccia di Sogliola. 

M'hai morsicate le dita, canaglia ! Ma non mi 
sfuggirai !... Sire ! Sire !... Bisogna sgozzarlo im- 
mediatamente !... 

RE BALDORIA. 

NO', Masticafìele mio ! {scende dalla tavola e si 
avvicina a Masticafìele) Soffione si calmerà... Non 
dubitare... Il cambiamento d'aria gli ha data la 
febbre.. Ma gh passerà... [A Sofflone) Suvvia !... 
Sta tranquillo, amico ! Non ti mangeremo ! . . 

Indicando Pancotto e Fra Trippa che 
entrano trionfalmente, tirando per 
le orecchie Torta e Béchamel, piagnu- 
colanti e avviliti come scolari puniti. 

Tofrta e Béchamel sono più educati di te!... 
Fra Trippa., io li giudicherò, ora, tutti e tre! 
Sarà un processo regolarissimo. . . Olà, servi ! Met- 
tete a terra i bagni di Fra Trippa e di Anguilla... 
E disponete i seggioloni e gli sgabelli intorno al 



ATTO QUARTO 215 



braxiiere !... No! Il mio bagno lasciatelo sulla 
tavola, capovolto... Così. Benissimo!... 

I sei-vi di cucina dispong'ono in semi- 
cerchio e in ordine digradante le ti- 
nozze capovolte, i seggioloni e gli sga- 
belli, per improvvisare il tribunale. 



MASTICAFIELE 
tenendo ancora per la gola Soffione. 

Sire ! Bisogna incatenarli ! 

RE BALDORIA. 

Dove troveremo delle catene ? 

ANGUILLA. 

Aspettate!... Ho un'idea!... {Si slancia verso 
la cucina, ridendo e ballando) Olà, Servi ! Pic- 
chiate sui paiuoli !... Sbatacchiate coperchi e cas- 
seruole ! Soffione ! Ecco quel che ci voleva... Ec- 
co delle catenelle e dei ciondoli degni di te ! 

Ti*a il vocìo, gli applausi e le risate 
rumorose di tutti gu astanti, avvince 
ruvidamente i tre Guatteri al bra- 
ciere spento, con le catene dei camini, 

MASTICAFIELE. 

Benissimo ! Anguilla ha delle idee magnifiche ! 

ANGUILLA 

' sogghignando, in tono beffardo- 

Sbatacchiate coperchi e casseruole!... Eccoti 
divenuto un semplice piatto da riscaldare, mio 
dolce Soffion-e !... 



216 RE BALDORIA 



RE BALDORIA 

sale sulla tavola, siede sulla sua tinozza d'o- 
ro, capovolta, e brandisce la « Succulenta ». 

Durante la cortesissima assenza della nostra 
patrona Santa Putredine, io, Re Baldoria, Budello 
sacro del mondo, Intestino degl'Intestini, dichiaro 
aperta la seduta, in qualità di Presidente supre- 
mo' di queste gloriose Assise gasltrologi che I 



MASTICAFIELE 

avvicinandosi alla tavola, e con 
voce resa stridula dall'odio: 

Sire... bisogna preparare gli strumenti di tor- 
tura, per questi traditori!... Presto, servi!.., I 
cavalietti ! . . . I cunei !.. Il fuoco per arroventare 
le tenaglie !... Soffione deve rivelai'e il nome de' 
suoi complici !... Torturiamolo ! 



RE BALDORIA 

irritato: 

Calma! calma, Masticafìele mio!... {solenne- 
mente, ai Guatteri) Come vi- chiamate?... La vo- 
stra eia ?... La vostra professione ?... 

SOFFIONE 

irosamente: 

lo mi chiamo Soffione. 

TORTA. 

Io sono il dolce che tu preferisci. 



ATTO QUARTO 217 



BECHAMEL 

Io, la tua salsa e. il tuo brodo. 

SOFFIONE. 

La mia eia?... Chi può dire esattamente la 
data de'l suo ingresso nel mondo?... La nostra 
professione ?... Noi siamo, tutti e tre, Cuochi della 
Felicità Univeirsale !... 

RE BALDORIA. 

Mostratemi i diplomi che vi danno diritto a que- 
sti titoli rispettabilissimi I 

BECHAMEL. 

Un cuoco quale io sono non ha altro diploma 
che il proprio genio improvvisatore ! {Con orgo- 
glio) Io m'assùmo l'impegno di prepararvi in dieci 
minuti un pranzo succulento, che vi procurerà 
una voluttà maggiore dii quella che vi facevano 
gustare i pranzi del defunto Panciarguta! Sia detto 
con tutto il rispetto dovuto alla sua venerata me- 
moria ! . . . In dieci minuti ! . . . 

RE BALDORIA 

imbronciato: 

Basta !.. Io so che pensare delle vostre pro- 
messe ciarlatanesche ! (A Fra Trijjpa) Amico, af- 
fido a te l'istruzione del processo... Siediti alla 
mia destra, nel seggiolone dell'astrologo Turchi- 
no !... L'accusa sarà sostenuta da... da. . {cer- 
cando fra coloro che compongono la sua Corte) 
da?... 

MASTICAFIELE. 

Da me, sire !... Da me !... 



218 RE BALDORIA 



RE BALDORIA. 

No, Mastioafiele... I tuoi occhi feroci intimidi- 
rebbero i testimoni di difesa ! . . . Ed io voglio che 
la giustizia gastronomica regni in questo processo 
intestinale ! L'accusa, dunque, sarà sostenuta 
da.... Anguilla... sì!... da Anguilla, che io^ no- 
mino, seduta stante, pubblico ministero! {Anguilla 
s'inchina, reprimendo una risata) Anguilla, siedi 
qui, alla mia sinistra, presso la tavola!... Tu, 
Masticafiele, ti accontenterai di redigere l'atto di 
incarcerazione... Siedi lì, accanto ad Anguilla, 
a terra... Così! Con le gambe incrociate... Quel 
paiuolo capovolto ti servirà da scrittoio!... Do- 
vrai copiare, fra poco, il processo verbale, che 
sarà molto circostanziato... Tu farai tutto questo 
rapidamente, alla buona... Ti dispenso dall' usar 
lo stile dei legulèi ! 

MASTICAFIELE 

borbotta in tono solenne: 

Che data recherà, la sentenza ? 

RE BALDORIA 

con aria ingenua: 

Non ha forse luogo nell' eternità, questo pro- 
cesso?... Noi non appoiTemo data alcuna, alla 
sentenza, affinchè i Citrulli possano crederla di 
ieri, anche fra venti secoli ! 

MASTICAFIELE 
. eduto sul pavimento, con le gambe incrociate; 

Da quanti giudici sarà firmata, la sentenza ? 



ATTO QUARTO 219 



RE BALDORIA. 

dettando solennemente: 

Nell'assenza di Santa Putredine, suo figlio, da 
lei trascuralto, Re Baldoria... {Rivolgendosi ai 
Guatteri incatenati) Dove sono i vostri testimoni 
di difesa?... (/ Guatteri rispondono scuotendo il 
capo negativamente) Ebbene: chi sono gli ulti- 
mi inghiottiti?... 

FRA TRIPPA. 

lol 

ANGUILLA. 

Io !... Noi siamo, qui, i soli giudici disinteres- 
sati, poiché non abbiamo subita la salamoia!... 

RE BALDORIA. 

Anguilla ! . . . Tu sarai ad un tempo pubblico mi- 
nistero e testimonio di difesa !... Tu, Fra Trippa, 
sarai a volta a volta giudice isrtruttore, avvocato 
difensore e testimonio di difesa.... Il mio Inte- 
stino, infatti, è semplificatore... 

PANCOTTO 

timidamente: 

Questa procedura è alquanto anormale... 

MASTICAFIELE. 

È ingiusta !... Non potrà aver valore ! 

ANGUILLA 
mentre le jene riprendono a urlare: 

Udite, sire?... Abbiamo un pubblico degno di 
noi !... 



2^0 RE BALDORIA 



RE BALDORIA 

stravolto: 

Sogliola! Triglia! SarMla...-e tu, Idiota... 
sarete giui^ati gastroiogici, sotto la presidenza di 
Pancotto. Sedete qui, alla mia destra, su questi 
sgabelli, accanto a Fra Trippa!... {Accelerando 
il suo dire) Fra un'ora, capite?, fra un'ora... 
coindanna o assoluzione ! Tutto dovrà esser fi- 
nito!... La sentenza sarà pronunciata... L'ese- 
cuzioflie capitale seguirà immediatamente 1... 

MASTICAFIELE. 

Sì!... Sì!... 

RE BALDORIA. 

Non vi, abbandonate a sproloqui enfatici.. Ve ne 
prego! L'eloquenza, mi piace che sia piana e 
secca come un'aringa!.. Ah! Nessuno potrà al- 
lontanarsi dall' uflienza senza mio permesso !... 

S'interrompe, ansante. 

ANGUILLA 

sogghignando: 

E senza il permesso delle jene !... 

RE BALDORIA 

con accento paterno: 

Soffione ! Torta ! Béchamel ! . . . comincio ool- 
l'assolvervi dal delitto di regicidio commesso me- 
diante un'involontaria tardanza nella cottura delle 
vivande !... Un ritardo... non è che un ritardo! ... 
Contrattempi simili, si verificano anche nelle mi- 
gliori cucine!... Ma... voi avete ben altro sulla 
coscienza ... Si tratta di una certa manipolazione 



AITO QUARTO tli 



e insalatura a cui avete scyttoposto il mio corpo 
augusto e tutta la niia Corte. . . la qual cosa è as- 
sai grave !... 

MASTICAFIELE. 

È un delitto spaventevole ed inaudito... Pro- 
pongo che questi traditori siano rinchiusi per la 
seconda volta nelle pance dei Citrulli... Così, 
avT-emo diritto di condannarli in contumacia: 
1° per aver messi in salamoia i nostri corpi au- 
gusti 1... 2° per aver sfidata e disprezzata la se- 
verità dei nostri Tribunali ! . . . 3° per avere assi- 
stito al loro processo stando nascosti nelle pance 
dei Citrulli!... 

FRA TRIPPA 

soffiandosi il naso rumorosamente: 

Domando un rinvio, per scrivere il verbale della 
mia difesa gastrologica. 

^RE BALDORIA 

con uno scatto d'impazienza: 

No !.. . No !.. . Sbrighiamoci ! Questa causa non 
è punto difficile da discutere !... [Sottovoce, a Fra 
Trimm) Durante il discorso d'Anguilla, tu prepa- 
rerai la minuta della sentenza e del mio discor- 
so!... [Ad alta voce) Scusatemi, miei carissimi e 
devotissùni Stomachi ! . . . 'Bisogna assolutamente 
che io mi stenda sul mio bagno, affinchè tultte le 
forze della giustizia siano in me bene equilibrate ! 
[Si stende indolentemente sul suo bagno capovolto) 
Così, vedete, i miei piedi e il mio sesso si bilan- 
ciano perfettamente col mio stomaco e col mio 
cervello 1 Auff 1... Che caldo !... Temo che i prò- 



i^2^ RÈ BALDORIA 



fumi squisiti di questo refettorio turbino la sere- 
nità del mio imparziale intestino!... Come fa- 
re?... Questi cadaveri . . . 

MASTICAFIELE. 

Gettiamole alle jene! 

ANGUILLA 

in tono beffardo: 

Oh! no!... Dio mi guardi dal distrarre quel 
nobile uditorio oon simili ghiottonerie ! 

RE BALDORIA. 

Finirebbe, infatti, col tacere, piena la bocca !... 
Ed lia desidero che continuino, questi abbaia- 
menti e questi urli che saranno un gradevole ac- 
compagnamento all'eloquenza fastidiosa ! Olà ! 
miei cari Vassalli ! . . . Prendete ad uno ad uno 
tutti questi cadaveri e buttateli negli Stagni del 
Passato! Girate dietro di me!... Ma lasciate chiusa 
la porta!,.. E la finestra, apritela soltanto per me- 
tà !... Ora, ai vostri posti!... Presto!... Ha la 
parola Anguilla ! 

SOFFIONE 
ad Anguilla, sottovoce, l'apidamente: 
Salvaci, Anguilla !.. Ho un nascondiglio pieno 
di cose prelibate !... 

ANGUILLA 

facendo schioccar la lingua: 

Benissimo!... lì mio appetito è raddoppiato, 



A'iTO QUARTO Ì'M 



dacché ho vissuto nella pancia della Fame per- 
sonificata ! 

RE BALDORIA 

sonnecchia per un momento, con la testa 
penzoloni, poi si desta di soprassalto: 

Facciamo presto ! . . . Suvvia ! . . . 

ANGUILLA. 

Sire, io spingerò innanzi a galoppo... a briglia 
sciolta, questo processo ! . . . Insomma, i signori 
Soffione, Torta e Béchamel sono incolpati di sa- 
lamoia irreverenfte e premeditata, perpetrata sui 
oadiaveri augusti di Sua Maestà Re Baldoria, delle 
Loro Eccellenze Sogliola, Triglia, ecc., ecc.... 
Quale testimonio, io sostengo che l'insalatura fu 
premeditata... 

RE BALDORIA. 

Ti esonero di provare la premeditazione... Vi 
basterà succhiarvi un poco le dita, per consttatare 
che il sale impiegalto dai suddetti Guatteri è di 
prima qualità !... E altrettanto dicasi dell'ace- 
to!... 

ANGUILLA. 

Questa dibhiarazione implica la sentenza di 
morte... {Gli urli assordaMi delle jene raddop- 
piano) Ma... ma... non basta!... Nella mia qua- 
lità di testimonio di difesa, domando che la pena 
di morte sia commutata in quella — più dolorosa 
— di tenere per ventiquattr'ore le labbra, im- 
bavagliate, sull'orlo d'un piatto pieno d'una squi- 
sita salsa tartara ! . . . 

Applausi, 



^24 RE BALDORIA 



RE BALDORIA. 



Bravo, Anguilla !.. Tu hai parlato con una stra- 
ordlinaria sagacia gastrologica ! . . . Ma io non mi 
pronunciioi ancora... Fra Trippa, a te la parola... 

FRA TRIPPA 

solennemente: 

Sire... guardandomi intomo, non posso aste- 
nermi dal constatare, con profonda tristezza, che 
l'arte sublime di mangiare e di bere copiosamente 
è scomparsa dal mondo!... Tutti questi Citrulli, 
ubbriachi fradici, agonizzanti o già putrefatti, 
hanno mangiato, senza metodo, tanto da buscarsi 
una mortale indigestione... anche perchè la bur- 
rasca imperversante nei loro stomachi fu aggra- 
vata dai nebulosi discorsi di un pellegrino dal cap- 
puccio a due corna!... 

RE BALDORIA. 

La prima pietra della tua arringa mi fa preve- 
dere una costruzione alquanto pesante... Presto ! 
abbassa il tomo, e salta il tuo esordio... 

FRA TRIPPA. 

Obbedisco volontieri, sire, poiché mi sembra 
ozioso esporre, in questa circostanza, tutta la 
congerie delle mie teorie sulla Digestione. 

Ecco alcune piccole ricette che consiglio come 
oit/time, avendo potuto constatarne coi mìei occhi 
la straordinaria efficacia ! . . . {Pausa) Regola ge- 
nerale ! Bisogna imparare a rimpinzarsi in modo 
da non esser mai costretti a recere... e, quando 
ciò sia inevitabile {con tristezza) bisogna saper 



ATTO QUARTO 225 



vomitare con disinvoltura e col sorriso sulle lab- 
bra. 

Vi consiglio, a proposito di questo, la lettura del 
Quaresimale dell'abate Gozzoviglia, priore dei 
Frati Mangioni... Vi troverete indicati tutti gli 
esercizi spirituali che possono servire a sviluppare 
la capacità dello stomaco, la cui costrizione e la 
cui ditataziooie rituali esigono — sappiatelo — un 
metodo* progressivo, e... molta compunzione !.. 
Vi imparerete inoltre le litanie che si devono reci- 
tare allorché si masticano e - s'inghiottono le vi- 
vande... Vi ripeterò le parole colle quali il santo 
priore Gozzoviglia lardellava la sua preghiera della 
sera... ((Fratelli miei... io vorrei esser certo che 
i vostri stomachi sono felici oltre il possibile... 
Vorrei che, durante la notte che comincia, gli ali- 
menti corressero piìi rapidi che mai dal vostro 
epigastro al vostro orifizio anale ! Io prego dun- 
que il Signore i>erchè renda scorrevole e vellutata 
la vostra digestione !» {Con solennità cattedra- 
tica) Gozzoviglia consigliava specialmente l'uso 
degli stalagoghi e d'altre droghe che provocano 
la salivazione, contro le probabili aberrazioni de- 
gli stomachi disseccati... 

Gli urli assordanti delle jene inter- 
rompono il discorso di Fi'a Trippa. 



RE BALDORIA 

turandosi le orecchie: 

Il mio uditorio è veramente troppo chiassoso... 
Via; sbrigati, Fra Trippai... Rientra nell'argo- 
mento... 

15 



226 HE BALDORIA 



FRA TRIPPA. 

Nunc introibo! 

Si vede intanto, dietro la tavola, l'an- 
dirivieni dei Vassalli e dei Valletti, 
che aprono e richiudono rapidamen- 
te la finestra, per gettare negli Sta- 
gni del Passato i cadaveri dei Citrulli. 



SOGLIOLA 

s'avanza lento lento verso la fine- 
stra, portando fra le braccia il 
corpo sgonfiato di Faraone. 

Com'è pesante!... E come puzza!... Ahi! 
Ahi ! . . . Mi caccia Fmighie nel collo ! . . . Sono ven- 
dicativi, i morti !.;, 

Due valletti aprono la finestra... So- 
gliola lancia fuori Faraone, indi s'af- 
faccia, fra le vetriere semiaperte, per 
seguirlo collo sguardo nella sua caduta. 

Ah ! che tuffo ! . . . La corrente Io fa girare su so 
stesso... Ecco: ora affonda... {Chiude la -finestra) 
Arrivederci, Famone !... 

FRA TRIPPA 

continuando il suo discorso: 

Io, vedete, ho mangiato molto più, poc'anzi, 
{Gli urli delle ferie V interrompono di nuovo) molto 
più di codesto spregevolissimo Famone!... Ve- 
devo, in sogno, i corpi dei volatili ammontic- 
chiarsi nelle sale del mio stomaco, a tale altezza 
che i battenti delle porte gastriche non potevano 
più girare sui loro cardini ! . . . Ma bisogna sapere 
aprire a tempo le valvole del proprio intestino... 
specialmente quando lo stomaco è stanco per un 
lungo digiuno, o troppo dilatato dai gas della 
retorica... 



ATTO QUARTO 12? 



SARDELLA 

"chiudendo violentemente le vetrie- 
re, dopo aver lanciato fuori dalla 
finestra un cadavere, chiama: 

Psst!... Psst!... Psst!... 

FRA TRIPPA 

con le mani intrecciate sul ventre: 

Inoltre bisogna guardarsi bene dal recere le 
conquiste del nostro stomaco... 1° Perchè si vomita 
sempre molto più di quanto si è ^ mangiato !... 
Talvolta, si vomitano persino le budella... tal- 
volta lo stomaco intero !... Masticate dunque con 
cura gli alimenti ! Dividete la carne in tanti pic- 
coli pezzi, se non volete che i brandelli del corpo 
mangiato, risaldandosi l'uno all'altro, rivivano in 
voi per dichiararvi guerra ! . . . 2° Quel che si vo- 
mita è pili forte e piìi vivo di ciò che si è in- 
ghiottito ! . . . Può accadere che un ospite entri 
emaciato e morente di stanchezza nel vostro ca- 
stello, per uscirne poco dopo abbastanza nutrito 
e rinforzato da potem stringere d'assedio !... I 
Cadaveri si digeriscono più, facilmente e si vo- 
mitano con minor pericolo. . . Ma bisogna diffi- 
darne, poiché hanno una vita tutta particolare!... 
3° Non dimenticate che le materie vomitate ser- 
bano lungamente rancore a chi le vomita e 
se ne vendicano tenacemente, col loro provocante 
fetore ! . . Così un generale commette sempre un 
grave errore se libera una parte dei suoi prigio- 
nieri di guerra, poiché i prigionieri liberati si 
affrettano a sparare contro il loro liberatore per 
far sì ch'egli apra subito le porte anche agli 
altri ! 



RE BALDORIA 



RE BALDORIA 

che sonnecchia: 
Coocludi ! Concludi, Fra Trippa !... 

SOFFIONE 

a mezza voce: 
Se ci salverai, ti dirò dov'è un nascondiglio 
ch'io so, pieno di cose prelibate... 

TRIGLIA 

chiamando Fra Trippa con gesti energici: 

Vieni !... Vieni a vedere ! È strano !... {Apre ti- 
midamente la -finestra) Che caldo terribile!... Il 
sole è feroce, ora !... Una cascata di lava !... {Fra 
Trippa, approfittando del sonno di Re Baldoria, 
si è avvicinato a Triglia) Gli Stagni del Passato 
ribolllono come mosto in un tino ! Sembra di 
scorgervi innumerevoU pupille che scintillino !... 
Guarda ! . . . Pupille spaventevoli lastricano gli Sta- 
gni ! 

FRA TRIPPA. 

È il sole che accende la superfìcie ratt-ratta 
delle acque... 

TRIGLIA. 

No!... Vi sono delle braccia nere!... Non ve- 
di?... Non vedi anche quelle chiome che si tor- 
cono?... 

SARDELLA. 

Sì ! Sì 1... Gli Stagni sembrano piscine piene di 
murene !... 



ATTO QUARTO 229 



ANGUILLA 

avvicinandosi anch'egli e cac- 
ciando il naso fra le vetriere se- 
miaperte, nella luco torrida: 

Sì !... Si cortorcono, e graffiano l'aria, come gatti 
moribondi!... Quante zampe che s'agitano folle- 
mente !... Ah ! ^ono corpi !... Sono cadaveri rag- 
gomitolati !... Ah ! Ah ! {Ridendo) I cadaveri ri- 
suscitano!... Guarda, Fra Trippa, come sgambet- 
tano!... E non odi come schioccano, le loro lin- 
gue?... 

FRA TRIPPA. 

Amico mio... sono alghe, agitate dai tuffi dei 
cadaveri!... Via! chiudi!... Fa troppo caldo !. . 
[Pausa] Ho fame, io !... Per conto mio, ne man- 
gerei volontieri !... 

RE BALDORIA 

destandosi lentamente, e 
stropicciandosi gli occhi: 

E il nostro processo. Fra Trippa?... [Tutti ri- 
tornano precipitosamente ai loro posti) In verità, 
k) stomaco umano non credette mai che la sua 
fame presente fosse normale !... Egli sempre cer- 
cò, nel passato o nell'avvenire, un pranzo pa- 
radisiaco ! . . Una volta, pure immaginando auree 
salse di cui ricordava o sognava il sapore divino 
egli si adattava alla mediocrità delle pietanze 
terrene !... Era quella la civiltà dello stomaco pa- 
gano !... Cristo, che ignorò completamente l'igie- 
ne, abituato com'era a divorare cavallette, nel 
deserto, insieme con Giovanni Battista, soprag- 
giunse a sconvolgere la digestione universale, con 
certe sue ricette* assai bizzarre!... E, per colmo 



RE BALDORIA 



di sventura, alla nozione della meravigliosa span- 
ciata già assaporata egli aggiunse la visione di 
un mirabolante pranzo futuro... 

Dapprima si fece credere agli uomini che co- 
desto pranzo sarebbe stato imbandito sulla ter- 
ra... poi, per maggior sicurezza, si annunciò in- 
vece che lo si sarebbe gustato dopo la morte... 
Pranzo celeste ; invenzione suggerita da un'astu- 
zia prodigiosa!... Gli stomachi, per molti secoli, 
se ne accontentarono. . . Ma ahimè ! Certi filosofi 
ossia certi individui intenti a cucinare indigesti 
in-folio, schiaccianctosi l'epigastro contro lo spi- 
golo del loro scrittoio, vollero purtroppo risusci- 
tare la malaugurata idea di Cristo ! . . . 

« Decisamente — dichiararono — il futuro Ban- 
chetto sarà terrestre, anziché celeste!... Ed esso 
dovrà realizzarsi presto, nel tempo e nello spa- 
zio ! ... » Fu quella una grande imprudenza cu- 
linaria ! Da allora, lo stomaco umano aspeitta, 
non vede venir nulla, e qualche volta si ribella !... 
La notte scorsa, i Citrulli si persuasero che 
stavano gustando il Bancheitto Ideale... Le bru- 
talità che si manifestarono non furono altro che 
collere di fanciulli delusi! Insomma, il progresso 
sognato dallo stomaco umano è vano, poiché il 
palato e la lingua, essendo dolati di una quantità 
infinita di appetiti e di attitudini, sono necessa- 
riamente insaziabili ! . . . 

Nessun miglioramente è possibile, nella felicità 
digestiva ! Nulla accontenta gli stomachi, poiché 
nulla li empie !... Gli stomachi "viziati esigono un 
nutrimento più delicato e più variato ! . . . La loro 
sensibilità è tanto più imperiosa quanto più si 
soddisfano le loro esigenze. L'astinenza intorpi- 



ATl'O QUARTO 231 



disce lo stomaco universale... l'abbondanza lo esa- 
spera... 

SARDELLA 

che trascina faticosainente vereo 
la finestra l'enorme cadavere di 
Pappone, si mette a saltellare 
dalla gioia, bestemmiando ed 
emettendo grida d'allegrezza. 

Ohe ! vieni, Pappone !... Ah ! com'è pesante !... 
Aiutatemi, Valletti !... Io non potrò mai, da solo, 
issarlo sul davanzale!... Vieni, Pappone mio !.. . 
Perchè ti siedi ad ogni istante, come un papa, per 
sbadigliare?... {Scoppiando a ridere) Tu esageri 
un poco la tua parte di cadavere, amico mio !... 
Chiudi la bocca ! . . . Ah ! Ah !.. . I dentisti vi hanno 
lavorato terribilmente. 

Si ferma davanti alla finestra, e comincia 
a sollevare il cadavere coU'aiuto dei Valletti. 

FRA TRIPPA 

interrompendo il proprio discorso, e alzando 
la destra per benedire il cadavere dì Pappone: 

Senza rancore. Pappone mio... lascia che io 
li benedica e ti perdoni !... mio divoratore... 
mio dolcissimo antropofago... io ti assolvo !... 
[Tastando la dentiera di Pappone che gli sta in- 
castrata sulla testa a guisa di corona) Conserverò 
preziosamente questa corona come tuo ricordo... 
Requiem aetemam ! 

Si ode il formidabile rumore del 
gigantesco cadavere che piomba 
nelle dense acque dello Stagno. 
Scoppiano tosto, da ogni punto del- 
l'orizzonte, urli assordanti di jene. 

In verità, in verità, Jene, gran pubblico vene- 
rabile di queste Assise gastrologiche, voi avete 



nE BALDORIA 



torto di reclamare con sì alte grida queste misere 
vittime della Rivoluzione intestinale !... Un po' 
di pazienza, mie care !... Forse ci credete putre- 
fatti come questi cadaveri ! . . . È possibile che 
lo siamo!!! Comunque, lasciate che io vi cucini 
il tutto con le mie salse eloquenti... 

Sappiate, jene, che il gran popolo dei Citrulli si 
è semplicemente voltiate nel proprio letto di dolore, 
come un ammalato in preda all'incubo !... Nulla 
è mutato... Sempre lo stesso diagnostico!... Il 
gran popolo dei Citrulli non tarderà a destarsi... 
e la terribile insonnia del mondo tormentato da 
una sete e da una fame morbose ricomincerà !... 
La terra è positivamente il pianeta in cui non si 
mangia abbastanza... il pianeta dell'appetito!... 
Troveremo mai il mezzo di emigrare verso qual- 
che lontano pianeta della sazietà?... Io lo au- 
guro!... Altrimenti, verrà presto il giorno in cui 
gli stomachi dei Citrulli, immiseriti e disseccati 
non domanderanno più nutrimento ! . . . La gran- 
de Dispepsia scoppierà improvvisa, coincidendo 
col raffreddamento della sterile terra!,. Horresco 
referens ! La grande Disfagia degli esofaghi di- 
venuti logicamente inutili, seguirà da vicino la 
Dispepsia degli stomachi !... Ma non vi sgomen- 
tate, sire, poiché queste non sono che ipotesi 
sull'avvenire... 

RE BALDORIA 

svegliandosi ; stupidamente: 

Per fortuna !... 

Si riaddormenta. 
FRA TRIPPA. 

Concludiamo, dunque, circa le condizioni del 
Regno dei Citrulli. L'insaziabilità e la fame si 



xrro QUARTO 233 



equivalgono e sono ugualmente allucinanti!... 
I Citrulli hanno tanto sognato di mangiarvi, sire... 
che hanno finito col sentirsi le vostre ossa fra 
i denti!... Frattanto il timore d'esser divorato 
da loro, vi ha fatto sembrare di scivolar giù 
nel loro. ventre come un boccone di carne inaf- 
fiato di buon vino !... 

MASTICAFIELE 

battendo forte col pugno sul paiuolo 
capovolto che gli serve da scrittoio: 

Non è vero!... Fra Trippa mentisce!... Ri- 
fiuto d'inserire nel processo verbale questo discorso 
ciarlatanesco!... 

Masticaflele gesticola come un os- 
sesso, Re Baldoria e tutti gli altri, 
che ai sono addormentati, si destano. 

ANGUILLA 

in tono beffardo, contraffacendo gli atteggia- 
menti e i gesti enfatici di un vero avvocato: 

Sire. . . Il culito che ho per la verità mi costringe 
a dimettermi !... 

RE BALDORIA 

alzando la « Succulenta » al disopra del- 
l'assemblea rumorosa e tumultuante; 

Calma, Meisticafiele mio ! . . . Silenzio ! . . . E tu 
continua, Fra Trippa ! 

FRA TRIPPA. 

Sì... Sì !... Aspettate... La mia tesi è audace, è 
vero... Ma ora mi spiegherò... Ascoltate! [Con 
gesti untuosi e pacificatori) Come la balena resti- 
tuì Giona, come il Santo Sepolcro restituì Gesù 



234 RE BALDORIA 



Cristo... come il mare restituisce i cadaveri dei 
naufraghi... così i raLiseri stomachi dei Citrulli 
ci hanno restituiti alla luce ! Tutte leggende alle- 
goriche!... Altrettanto dicasi della salamoia, della 
masticazione, dell' ingoi amento e... della rina- 
scita dei nostri corpi, partoriti oggi dalle loro fe- 
tide bocche (« parturitio oris... ») Tutto ciò fu ap- 
parente e simbolico... Da una parte, visione di 
stomachi allucinati per eifetto di una fame che 
datava da tempo immemorabile... Dall'altra, in- 
cubo spaventoso dei nostri Intestini illustri e in- 
farciti di felicità, i quali, sapendosi molto appe- 
titosi, hanno sognato di perire, come sanguinacci, 
tra i denti dei loro nemici !... 

SOGLIOLA. 

Raccontale ad altri, queste tue frottole ! 

Urli nell'uditorio. 

MASTICAFIELE 

avanzandosi verso Fra 
Trippa, con sorda ira: 

Guarda, Fra Trippa... guarda questo dente 
plebeo, ancora confitto nel mio braccio !... 

FRA TRIPPA. 

No, no !... In verità, io... 

ANGUILLA 

con una solennità furbesca da avvocato che 
tien sospeso un argomento formidabile: 

Tu dimentichi, mio caro Fra Trippa, la deo- 
tiera che porti sul capo, per sempre, a guisa di 
sanguinolenta corona ! . . . 



ATTO QUARTO 235 



MASTICAFIELE 

applaudendo: 

Bravo, Anguilla!... Anguilla ti ha tappato la 
bocca, mio povero Fra Trippa ! 

FRA TRIPPA 

dopo breve esitazione stendendo con 
compunzione le mani sull'uditorio: 

Oh ! miei poveri amici !... Come vi compian- 
go ! Ecco... Tutto si spiega... L'allucinazione con- 
tinua, nei vostri stomachi estenuati ! Ma io non 
ho nulla, sul capo, ne sono certo!... 

ANGUILLA. 

Ah ! ah !.. . Parli come un marito cornificato 1 

FRA TRIPPA 

sforzandosi di strapparsi la dentiera 
che ha sul capo, ma senza riuscirvi: 

Ahi !... Sono solo, dimque, nella realtà ? !... Oh! 
lasciate che io pianga sulla vostra miserevole 
sorte ! Dopo aver sognato di essere divorati, voi 
sognate ora che denti vendicativi vi spuntino sulla 
testa!... Idee d'avorio, acute e giustiziere!... 
Ma... sulla testa?... Il luogo è mal scelto!... e 
voi non potrete masticare altro che delle nuvo- 
le !... Masticazioine inteUigente, non lo nego... 
ma ideale, e quindi illusoria!... 

SOFFIONE 

ad Anguilla: 

Lo senti tu, questo ronzìo, là sugli Stagni ? 

ANGUILLA. 

Ebbene?... [Alzando le spalle) Sono le flatu- 



236 RE BALDORIA 



lenze rumorose dei cadaveri sommersi e i borbo- 
rigmi delle loro pance, che, troppo piene, si vuo- 
tano ! 

FRA TRIPPA 

solennemente: 

No!.,. No!... Io vi dichiaro, seriamente, che 
il banchetto, la carneficina, i cadaveri mangiati, 
vomitati e rinati, non costituiscono che un so- 
gno simbolico, prodotto specialmente dal disor- 
dine dei vostri stomachi !... Or dunque, assente 
la nostra patrona Santa Puitredine, io. Fra Trip- 
pa, avendo provato: 1° Che l'insalatura e la ma- 
stìcazione dei nostri i Illustri corpi furono illu- 
sorie... 2° Che l'invenzione della suddetta insa- 
latura fu benigna,, iprevidentei, preservativa ed 
immortalante... 3° Che se la prima considera- 
zione cade, la seconda deve necessariamente ri- 
manere... domando l'assoluzione dei signori Sof- 
fione, Torta, Béchamel, Cuochi della Felicità Uni- 
versale, accusati della suddetta insalatura!... 

In guesto momento gli urli del- 
le jene raddoppiano. Un gran 
volo di coi-^à piomba sulle cam- 
pane che suonano a distesa. 

ANGUILLA. 

Ah ! ah ! l'uditorio si ribella a questa assolu- 
zione ! {Applaudendo) Sono i coi'vi, che suonano 
le campane... a distesa!... E le Jene bussano alla 
porta!... 

Sogliola, Triglia e Sardella si av- 
vicinano alla porta, in agguato, 
mentre Re Baldoria sonnecchia 
sulla propria tinozza d'oro. 



ATTO QUARTO 25/ 



FRA TRIPPA 

che passeggia innanzi e indietro, 
s'inchina passando davanti aiGuat- 
teri incatenati, e dica loro sottovoce; 

E dov'è il vostro famoso nascondiglio di prov- 
viste?... 

SOFFIONE 

sottovoce, ad Anguilla: 

Sali subito alla soffitta della cucina !... A de- 
stra, troverai un cofano, che servì di ripostiglio 
pei lambicchi... Vi sono nascositi tre polli fred- 
di !... Ma presto ! Presto !... Il Re ha fame !... 

ANGUILLA 

accarezzandosi il ventre. 

Vado... vado subito -dove mi avete detto... 

Scomparisce con tre salti, nella cucina: 

MASTICAFIELE 

slanciandosi verso il Re addormentato: 

Sire ! Sire ! . . . Corruzione ! Impostura ! . . . Fra 
Trippa e Anguilla si sono venduti ai Guatteri ! 

RE BALDORIA 

destandosi di soprassalto: 

Calmati, Mastìcafiele, e taci !... Io rimango in- 
differente a ciò che vai farneticando. Che costoro 
siano assolti!... Ah! no!... Bisogna che io pro- 
nunci solennemente la sentenza al cospetto di 
tutto il mio popolo. . . {Si alza con fatica dalla sua 
tinozza. Gli urli delle jene si fanno udire, subito, 
più violenti) Citrulli ! Citrulli miei !... Popolo mio 
amatissimo ! Tacete ed ascoltatemi !... Silenzio, 



RE BALDORIA 



perdio ! Io sono il vostro Re, di ritorno da un lun- 
go esilio ! . . . 

MASTICAFIELE. 

Voglia la Maestà Vostra alzare un poco la 
voce ! 

ANGUILLA 

dalle cucine: 

È inutile, Re Baldoria ! Tu non hai più altri 
sudditi che le jene!... 

RE BALDORIA. 

Ebbene... regnerò sulle jene!... Tacete, jene 
mie amatissime !.. Che la giustizia vi ammansi le 
viscere ! 

MASTICAFIELE. 

Per ammansarle, bisognerebbe gettar loro dei 
cadaveri ! 

RE BALDORIA. 

No !.. . Nulla potrà decidermi a far questo ! . . . . 
Non è vero, amatissime jene? Voi sarete buone, e 
sopporterete filosoficamente la vostra fame !... {Ai 
Vassalli e ai Valletti) Barricate la porta centrale 
con queste tinozze e queste casseruole, e gettate 
negli Stagni del Passaito tutti i cadaveri che re- 
stano I . . . 

I Vassalli, i loro servi e i Valletti 
ricominciano il loro andirivieni, 
dal fondo della sala alla finestra, 
trasportando i cadaveri dei Citrulli. 

mie jene amatissime! [Volgendosi verso la 
finestra, brandisce solennemente la <( SucciUen- 



ATTO QUARTO 239 



ta » e parla aWinvisible uditorio di belve) Io certo 
non voglio che sì vili pietanze pesino sui vostri 
nobili stomachi! Vi ordino dunque affettuosamente 
di non toccare codesti cadaveri !... Grandi fuochi 
saranno accesi, di giorno e di notte, intorno agli 
Stagni, per risparmiare nefaste indigestioni a 
quelle tra voi che fossero meno riflessive !... Poi- 
ché... sappiatelo, è su di voi, jene, ch'io faccio 
assegnamento per muover guerra agli esecrati 
Baccelloni, nell'inverno prossimo, e per riconqui- 
stare le nostre donne rapite e violate ! . . . Sarete 
voi, che trarrete la mia grande slitta reale sul 
ghiaccio degli Stagni del Passato !... {A Frq. Trip- 
pa) Ho in mente un progetto meraviglioso 1... At- 
tacca/te alle nostre slitte le jene, legheremo alla 
tesila d'ognuna un bastone alla cui estremità sarà 
infisso un pezzo di carne verminosa... Così, fare- 
mo eternamente galoppare la loro fame vorace, 
mantenendo sempre lontano dalla soddisfazione il 
loro violento desiderio... Che ne dici?... 

FRA TRIPPA. 

Sire... {Untuosamente) Vi chiedo licenza di ci- 
tare nella mia prossima predica questa parabola 
elastica e malleabile !... 

RE RALDORIA 

alle jene Invisibili, che 
abbaiano violentemente: 

Cantate... cantate, o buone jene gioviali!... 
Cantate così, a modo vostro, allegramente !... Mi 
piacciono, le vostre balde fanfare guerresche!... 
Ma non vi sbranate fra di voi !... 



2*0 BE BALDORIA 



l'idiota 

. aprendo un poco le vetrìe- 
re, grondanti di lava solare: 

Oh ! esse non canterebbero così se avessero man- 
giato !... La Fame esalta e divinizza tutta la na- 
tura !... Guardate, sire !... Laggiù, tutti quei monti 
dai dfinti aguzzi gridano dalla fame sotto la polpa 
rosea e sugosa delle nuvoile... I più lontani — 
guardate — sembrano protendersi come se fossero 
le labbra della terra, per bere l'azzurro ineb- 
briante e la luce, che è il sangue stesso di Dio!... 

RE BALDORIA. 

Il tuo cervello è ricco di similitudini culina- 
rie... A proposito... e se io bandissi una gara di 
poesia hrica?... Ci servirebbe di passatempo!... 

l'idiota. 

Sire ! Nessun poeta potrà mai agguagliare le 
jene, il cui accento Urico è veramente inimita- 
bile !... Oh ! la voce di questi sfrenati nottambuli, 
che' cantano in pien meriggio la loro ebbrezza 
straziante ! 

RE BALDORIA. 

Animo, Idiota ! . . . Dammi subito un argomento 
poetico da svolgere !... 

L'IDIOTA. 

Voi, sire, siete l'argomento più interessante che 
si possa immaginare !... Ecco: sentite... Re Bal- 
doria leva la forchetta d'oro sulle sue amatissime 



ATTO QUARTO 241 



jene, solo popolo superstite, le quali cantano a 
voce spiegata la Gloria di lui, fra la ghiottoneria 
insaziabile di un paesaggio incendiato dall'Au- 
rora 1 . . . 

RE BALDORL\. 

Magnifico ! . . . Grazie ! . . . Comincio ! 

Brandisce la Succulenta, sbadi- 
glia, erutta un. fiato sonoro ; poi, 
con la destra sul fianco, alta la 
testa e eli occhi rivolti al cielo, 
apre la bocca come un tenore. 

ANGUILLA 

entra in scena ballando e lidendo. 
Tiene intanto in equilibrio sulle di- 
ta della mano sinistra un piatto fu- 
mante e traboccante, ed impugna 
colla de?tra una coscia di cappone. 

Certamente ha fame, la Maestà vostra... 

RE BALDORIA. 

Eh ! sì !.. . Che gentile pensiero ! . . . Dammi 
quella roba!... (i/ferra la coscia di cappone e 
v'infigge i denti, con sospiri di delizia) Sei un fur- 
bacchione, mio caro Anguilla!... Ma... come, 
dove hai scovate {piena la bocca) queste buone 
cose?... Uhm!... Sì... Capisco!... È un se- 
greto !... Non importa! [Volgendosi a guardare i 
Guatteri incatenati). E questo benedetto proces- 
so?.... 

TORTA 

implorando: 



Sire ! . . . Sire ! . . . 

RE BALDORIA. 

Sì ! Vi assolvo !... Va bene... va bene !... [Con 
la bocca piena e unta, sonnecchia per un momen- 

16 



Wl RÈ BALDORIA 



to, indi si desta ad un tratto) E il nostro pro- 
cesso?... Che ne facciamo?... 



Si è steso sulla sua tinozza d'oro, 
continuando a niangiai*e con len- 
tezza, mentre i ministri, i Vassalli, 
i servi e i Valletti seguono con lo 
sguardo e col corpo l'ascensione di 
ogni boccone verso le sue labbra. 

Ora pronuncierò la sentenza... Torta, Soffione, 
Béchamel! Avsete nulla da aggimigere ?... 

MASTICAFIELE. 

Sire!... Sire!... 

RE BALDORIA. 

Taci, Masticafiele mio !... Non so che farne, de' 
tuoi consigli ! 

ANGUILLA 

porgendo al Re un pollo intero: 

Sì... SÌ... lascia parlare il Re!... [In disparte) 
Sembra davvero che Re Baldoria abbia ritrovata 
nel ventre dei Citrulli tutta la sua energia autori- 
taria!... Povero Masticafiele! 

RE BALDORIA. 

Riassumerò anzitutto le risultanze del proces- 
so !... Per farla breve, miei cari Gua Iteri, il nu- 
mero considerevole delle vostre idee gastronomi- 
che... e il peso della vostra erudizione viscerale vi 
hanno resi pigri come molluschi e pieni di dubbi 
indigesti !... Prescindendo da questi, siete ottimi 
figliuoli ! . . . 

S'inten-ompe, per empirsi di carne la 
bacca, e resta per un momento col, 
braccio alzalo e col pollo nel pugno 



ATTO QUARTO 243 



FRA TRIPPA 

Scusate, Sire.... 



furtivamente, strappa al pol- 
lo una coscia e la divora. 



RE BALDORIA 

sbuffando rumorosamente: 
Ah! ladro!... Maledetto ladro!... 

Rugge, a bocca piena; poi scop- 
pia in una risata, e il sugo del- 
la carne gli sprizza dalla.bocca. 

Ah ! ah ! Burlone ! 

FRA TRIPPA. 

Volete, Sire, che io continui il bel discorso del 
vostro augusto stomaco?... 

RE BALDORIA. 

Volonitieri ti cedo la parola, poiché la mia bocca 
è occupata, in questo momento, da affari di Stato 
assai stuzzicanti, che esigono una sapiente masti- 
cazione... no: volevo dire meditazione! 

FRA TRIPPA 

solennemente, con grandi scoppi di voce, in- 
terrotti dalla masticazione di grossi bocconi: 

Siano lodate le Divinità gastriche, accoccolate 
sul sacro ombetìco del mondo, nell'atlto di palleg- 
giare quegh aranci divini e sugosissimi che si chia- 
mano Soli ! . . . 

Siano esse lodate per l'olio di giusitizia bene- 
vola con cui hanno inaffiata la delicata cottura di 
questo processo riferentesi al preteso tradimento 
dei signori Soffione, Torta e Béchamel, che Sua 



244 ftE BALDORIA 



Maestà Re Baldoria si degna d'assolvere da ogni 
delitto, per accoglierli nel suo regale intestino 1... 
Avendo visto, annusato e leccato che, durante 
l'esercizio interinale del potere, i suddetti messeri 
ebbero l'intenzione lodevolissima di perfezionare 
e rallegrare i nostri stomachi augusti, studiando 
con cura la salsologia mondiale, dai tempi di 
padre Adamo fino ai nostri giorni, Noi, Re Bal- 
doria, chiaroveggente intestino del mondo, pro- 
nunciamo sentenza assolutoria pei loro delitti 
passati, presenti e futuri!... {Bonariamente, ri- 
volgendosi ai Guatteri) Infatti, che colpa avete, 
se non quella di aver voluto cuocere a fuoco lento 
il banchetto della Felicità Universale?... {Solen- 
nemente, rivolto al Re) Voglia ora la Maestà vostra 
ratificare questa sentenza con tre esplosioni dei 
gas contenuti nell'intestino reale, a guisa di fìniie 
di suggelli indelebili e sibillini ! . . . 

RE BALDORIA 

dopo avere eseguito: 

Maisticafiele 1 Libera dunque i Guatteri dalle loro 
catene!... {Masticafiele obbedisce) Così! Benissi- 
mo!... Vi ringrazio, miei cari amici della sottile 
previdenza con cui salaste la nostra carne rega- 
le... Mercè vostra, noi siamo ben conservati e più 
saporiti d'ogni altra cosa al mondo ! A me, per 
esempio, basta succhiarmi le dita per salare il 
mio arrosto !... Vi nomino miei consiglieri parti- 
colari... e miei aiutanti di campo nella guerra che 
dichiarerò al Re dei Baccelloni... 

Ognuno di voi comanderà un terribile esercito di 
jene, avendo cura di nutrirle con carogne putre- 
fatte da dieci giorni... Quanto agli ufficiali della 
mia corte, essi mangeranno cadaveri di guerrieri 



AITO QUARTO 245 



morti da un sol giorno... Le jene sono, veramente, 
buongustai raffinatissimi... Preferiscono la carne 
fradicia a quella fresca... la qual cosa costituisce 
un progresso rispetto al popolo che ebbi prima ! 
[Coli' indice teso sulla bocca) Zitti ! Udite questo 
scalpiccio sulla scalinata?... e questi stridori di 
unghie sui vetri della finestra?... 

Sonnecchia per un momento, 
indi si desta di soprassalto. 

Che dicevo ?... Ah ! Parlavo di progresso !... Eb- 
bene?... 

ANGUILLA. 

Sire... Mi sembra si tratti d'un progresso sol- 
tanto apparente, poiché tutti gli esseri viventi sono 
un po' putrefatti, prima di morire ! Fra Gozzovi- 
gUa assicurava persino che almeno tre quarti dei 
Citrulli cominciano a putrefarsi il giorno stesso 
della loro nascita... Le sciocchezze non sono altro 
che esalazioni della loro progressiva decomposi- 
zione!... Il cervello, essendo pieno di fosforo, 
imputridisce pel primo... 

Gli urli assordanti delle jene copro- 
no la voce di Anguilla, mentre lo scal- 
piccio, il tumulto e i rumori ine- 
splicabili vanno ci-escendo sulla sca- 
linata e tutt'intorno al castello. 

RE BALDORIA 

scundo dalla tavola e si avanza 
verso la finestra chiusa, bran- 
dendo ancora la Succulenta. 

Calmatevi... calmatevi mie amatissime jene!... 
È vergognoso, che vi sbraniate così, reciproca- 
mente, come facevano i Citrulli j... 



Si4!6 - RE BALDORIA 



ANGUILLA. 

Infatti, le jene assomigliano ai Citrulli in tutto 
e per tutto!... Fu sempre per cose morte e ca- 
denti — tombe, o biblioteche, o musei — che 
i Citrulli si uccisero l'un l'altro ! 

FRA TRIPPA. 

Le jene stanno per sfondare la porta centrale e 
per fracassare i vetri della finestra ! Che fare ?... 
Ora terrò loro un bel discorso !... jene amatis- 
sime 1 Mio gregge affamato di putridume, sappiate 
che la lista delle vivande di un banchetto è sem- 
pre migliore, da assaporare, che il banchetto stes- 
so!... La putrefazione ideale, la giusta riparti- 
zione d'un cadavere saporoso, non possono esiste- 
re ! Esiste soltanto la fame di queste buone e no- 
bih cose !.. Vi consiglio dunque di disdegnare le 
più appetitose cancrene e verminosità della terra... 
e di lìon nutrirvi che della vostra fame insa- 
ziata !. . 

La finestra scricchiola violentemente. 



RE BALDORIA. 

Olà!... Sogliola, Triglia! Sardella! amici 
miei!... Soffione! Torta! Béchamel! illustri Cuo- 
chi della Felicità Universale, avanti !... precede- 
temi !... E tu che fai, Masticafiele?... Che ne è 
del tuo coraggio feroce?... E tu, mio dolce Pan- 
cotto?.. Venite ! Venite meco, a diffondere la sag- 
gezza e la mansuetudine sul mio nuovo popolo 
ammutinato !... Avanti 1... Precedetemi !... Aprite 



ATTO QUARTO 247 



la finestra!... Anguilla! Apri la porta!.. Olà! 
Servi e Valletti, armatevi di spiedi e di mestoli !... 

Tutti, curvi, affranti, conlovti por 
un violento e crescente brivido di 
terrore, rimangono immoti al loro 
posto, tranne l'idiota, che s'alza 
e segue il Re, con indifferenza, 
abbandonate le braccia lungo i 
fianchi e con gli occhi sognanti. 

Ahi !... AM !... Non posso camminare !... San- 
guino tutto ! . . . {Si palpa le gambe) Mi sento dei 
denti in ogni parte del corpo!... Il mio corpo è 
tutto irto di denti plebei !... Bisogna ch'io mi ri- 
posi per un momento!... Precedetemi! 

ANGUILLA. 

È facile dirlo, per voi ! Ma io, per esempio, 
non potrei certo seguirvi ! Le gambe mi si piegan 
sotto... Ho le vertigini!... Mi gira la testa!... 
Ah! questo frastuono!... Non sono le jene... non 
sono esse, che s'arrampicano là, sui vetri !... Ad 
ogni modo, guardatevi, sire... poiché le jene po- 
trebl^ero semplificare i loro gusti!... Sire! Con 
tutto il rispetto che m'ispirate, devo dirvi che 
puzzate troppo!... E sembrate un mozzicone di 
sigaro biasciato !... 

LA VOCE DI FAMONE. 

scoppiando improvvisa, fuori dal 
castello, fra lo scalpiccio confuso, il 
frastuono e le stridule gi'ida di una 
orda barbara lanciatasi all'assalto: 

Rimangiamoci i Re, 
Rimangiamoci i preti, 
I giudici e gli sgherri ! 
Che ogni tempio s'atterri, 
Che ogni palagio crolli, 
E alfìn, stanchi e satolli, 
Corichiamoci lieti 
Nelle tombe dei Re ( 



i24;8 RE BALDORIA 



FRA TRIPPA. 



Cielo!... Cielo!... È Famone!... Sono gli Af- 
famati !.. {Si nasconde sotto la tavola, tutto tre- 
mante. Poi, ad Anguilla che lo ha imitato e che 
gli è accanto) Che fare ! . . . Ci rimangeranno, co- 
storo !... Dovremmo svignarcela in cucina ! 



ANGUILLA. 

È troppo tardi !... Senti ?... La finestra cede!... 
Maledetti Vassalli !... Avevo tanto raccomandatxD 
loro di pugnalare con cura, in pieno stomaco, tutti 
i Citrulli!... Oh! Capisco... E semplicissimo!... 
Il bagno freddo li ha svegliati tutti, liberandoli 
dall'ubbriachezza ! 

La finestra viene fracassata e fran- 
tumata violentemente, con un fragore 
formidabile di cateratta e di valanga. 



FAMONE 

apparisce nella grande cornice della 
finestra, in un torrente di luce abba- 
gliante. Con uno sforzo delle bra<»cia, 
innalza sul parapetto il proprio corpo 
enoi'me, nudo, verdastro e spettrale 
sotto la chioma liuente e fangosa che 
nasconde qiiasi interamente la suafac- 
cìa'cadaverica, e ad un tratto, spalanca 
la bocca sdentata e squarciata, la cui 
profondità cavernosa sembra esagerar- 
si orrendamente da un istante all'altro. 

Rimangiamo Re Baldoria !... Rimangiamo Fra 
Trippa !... Restituitemi i miei denti !... Maledetti 



ATTO QUARTO 249 



dentisti !... Ah ! d'altronde, che importa?... Mene 
spuntano dei nuovi !.. 

Intorno a Faraone, si accalcano in- 
numerevoli Affamati, che s'aggrap- 
pano alle imposto e salgono gli uni 
sugli altri, a gruppi, in atteggiamenti 
convulsi e violenti. I loro corpi ignudi 
sono flaccidi, nerastri e spugnosi; essi 
protendono facce che inverdiscono 
sotto i capelli impiasti-icciati di fango 
e a^rovigliati con erbe grasse cne 
ricadono come turbanti sciolti sul 
fulgore grifagno degli occhi. 

Rimangiamo Re Baldoria ! Avanti I... Noi siamo 
tutti più vivi che mai !... La Fame, la Fame ma- 
ledetta, moltiplica le nostre forze vendicatrici I... 

Faraone scavalcai! davanzale ed entra 
nella sala tenendo aguinza^liodue jene 
abbaianti. Re Baldoria, i vassalli, i 
Ministri, i Guatteri e i servi indietreg- 
giano, tremanti, atterriti, davanti a Fa- 
mone e s'accalcano a destra presso la ri- 
balta, voltando le spalle agii spettatori. 

I VALLETTI 

hanno ammucchiati rapidamente i pa- 
iuoli e le casseruole, per formare una 
barricata. Il Re, i suoi Ministri e i 
Vassalli hanno afferrate le tinozze 
d'oro e le tengono ritte, come altis- 
simi scudi che lo spavento fa sbat- 
tere gli uni contro gli altri. Tutti tre- 
mano, in mezzo alla tragica turba dei 
Citmalli risuscitati, meno l'Idiota, 
che resta in piedi davanti alla tavola, 
sotto la quale Anguilla e Fi-a Trippa 
si sono accoccolati con le gambe in- 
crociate alla guisa degli arabi. 



ANGUILLA 

sottovoce a Fra Trippa; 

Guarda... guarda i Citrulli risuscitati! Sem- 
brano scheletri sui quali sia stata incollata della 



250 RE BALDORIA 



pelle di mintone... Le ossature di quei corpi si 
disegnano con una orribile precisione... Vedi ? La 
rotella dei ginocchi ed i gomiti fanno sembrare 
randelli nodosi le loro membra !... Le coscie, for- 
mate da un osso solo, sono più sottili (^elle gamlje, 
che hanno due ossa... 

FRA TRIPPA. 

Dio!... Come son tese, le loro labi^ra, sulle 
gengive sdentate !.. 

ANGUILLA. 

Diamine!... I denti di costoro li abbiamo noi, 
sulla testa !... Oh ! oh ! ma com'è audace, l'Idio- 
ta !... Lo vedi?... {Pausa) Che caldo!... Soffo- 
co!.. Questa luce acciecante sembra versarmi sulle 
spalle un ruscello di lava!... La mia carne bolle 
come una caldaia dell'inferno !... 

FRA TRIPPA 

preso da violenti brividi: 

Senti questa voce stridula di latta !... E queste 
grida come di vapore che sprizzi da un piccolo 
foro?... 

SANTA PUTREDINE 

lungo fantasma di fumo perlaceo, con 
torto e terminato in alio da un sole 
rosso, acciecante, apparisce al di- 
sopra degli Affamati ammonticchiati 
neir ampia cornine della finestra: 

Sono io, io, che li riconduco tutti, per infiniti 
labirinti, questi eterni affamati dagli occhi grifa- 
gni e dal ventre, sfondato come la botte delle 
Danaidi !... questi eterni affamati dalle lingue 
veementi e dardeggianti che bevono il sole !.., 



ATTO QUARTO 251 



questi etemi affamati, la cui bocca calcinata dalla 
sete fumiga di perpetuo desiderio!... 

ANGUILLA 

insinuandosi con destrezza tra lì 
gambe di Famone, per osservare l'ap- 
parizione, fa un cenno a Fra Trippa: 

Oh! guarda!... Santa Putredine!... Si è in- 
vitato sul collo un sole rosso, a guisa di testa... 
Ecco la sua voce di latta!... La senti?... La 
facondia di costei è monotona come quella d'un 
mercante girovago che vanti la sua mercanzia !... 

SANTA PUTREDINE 

facendo scattare la sua voce di va- 
pore che si sprigiona violentemente: 

Ho infranto con un buffetto la porta granitica 
della Morte... Ed eccoli!... Li riconduco tutti, 
pili vivi che mai, per gettarli fra le braccia pos- 
senti e crudeli del Dolore... soffio vivificante 
e distruttore delle metempsicosi, o Dolore imme- 
morabile del mondo! Essi si destano tutti, con 
ebbrezza, nella corona delle tue braccia!... 
braccia del Dolore !... Braccia color d'acciaio !... 
Braccia verminose !. 1 . Braccia lucenti e ricurve, 
incrociantisi come falci nell'erba alta, o come 
splendidi quarti di luna ! . . . 

FAMONE 
con uno scoppio violento della sua rauca voce: 

Maledetti dentisti!... Noi reclamiamo le nostre 
clentiere da carnivori, per rimasticare il Re e per 
riassaporare la libertà ! . . . 

l'idiota 

ritto, beffandosi di Famone, dal lato 
opposto della tavola che li separa: 

La libertà?... Non è cosa che si mangi! Co- 



nE BALDORIA 



noscete lo sforzoi di superare un ostacolo, di dar 
la scalata ad una muraglia o ad una montagna 
inaccessibile? Questa è la Libertà !... All'assalto, 
dunque !r.. Non gridate: «Sono giunto!...» Voi 
non giungerete mai!... Piìi in alto!... Più in al- 
to!... Più in alto!... Sentire che l'alito esaspe- 
rante della vetta vicina vi gonfia d'Inutile e di 
Assoluto !.. Ecco l'assurda ebbrezza della liber- 
tà. D'altronde, che fareste, voi, sulla vetta so- 
vrana?... Sareste calpestati dalte grandi nubi 
tatuate come Pellirosse e piumate di raggi mul- 
ticolori ! . . . E le Stelle si burleranno sempre di 
voi !... 

ANGUILLA 

sotto la tavola, sottovoce 
Bravo, Idiota!.... (A Fra Trip^m) Costui distrae 
gli Affamati ! . . . Potremo svignarcela ! . . . 

FAMONE 
cantando in coro con tutti gli Affamati: 

Abbasso preti e sgherri ! 
Satanasso li afferri ! 
Abbasso leggi e Re !.. . 

r Guatterì sacri, approfittando 
della confusione, strisciano fur- 
tivamente verso la porta della 
cucina, per evadere; ma gli Affa- 
mati, accoi'gendosene ad un trat- 
to, li legano strettamente con 
delle liane e li trascinano verso 
la scalinata, per divorarli. 

l'idiota , 

con tracotanza, alzando la voce: 

Non più Re?... Non più leggi ?... Accetto ! Sop- 
primiamoli !... Ma purché non si sostituiscano 
loro altre forme equivalenti !... In verità vi dico: 



ATTO QUARTO 253 



« Guai al primo che vuole obbedire !... ». Tutta- 
via non posso dirvi : « Guai a chi vuol comait- 
dare !... » Dunque, che tutti i vostri desideri in- 
gordi e feroci si scateniino e s' uccidano 
l'un l'altro ! È inevitabile e fatale !... E, sappia- 
telo bene... se uno di voi, riprendendo fiato nei 
vortici della rossa carneficina, sentisse nascere in 
se una fervida ammirazione per un guerriero 
prode più d'ogni altro, aureolato di forza e di co- 
raggio... s'affretti, colui, a dilaniarsi il petto... 
a strapparsi il cuore di cane schiavo e a schiac- 
ciarlo coi propri piedi !... In verità vi dico che 
quando vi sarete lungamente e rabbiosamente 
azzuffati con ferocia, intorno alle pirami- 
dali ricchezze del mondo, falciando le legioni 
dei vostri nemici, come papaveri... battendo e 
torcendo formidabili guerrieri, come panni ba- 
gnati, vi fermerete ad un tratto, senza piìi lena, 
come lavandaie stanche dopo lungo lavoro! 

Nel rosso bucato d'un campo di battaglia dal 
quale vaporerà la morte, sotto un sole africano... 
voi, seduti su cumoli d'oro, riposerete alfine le 
aperte mani insanguinate sulle vostre coscie fa- 
sciate di bronzo !.:. E, guardandovi in fondo agli 
occhi, sentirete scorrere ad un tratto nelle vostre 
vene infantili il latte pacifero della giustizia e 
dell'eguaglianza!... Oh! ridiamo di cuore!.. Sì! 
Ve lo concedo : Abbasso i Re ! abbasso le leggi fe- 
roci !... Viva la bonaria Anarchia, nel sonno delle 
possenti digestioni... nella stanchezza e nella nau- 
sea del mordere!... La Libertà?... Essa è inaf- 
ferrabile, poiché ha l'elastica ampiezza del vostro 
desiderio sempre crescente... come l'orizzonte ha 
l'ampiezza dei vostri sguardi aperti a venta- 
glio L.. 



!254 hE BALDORIA 



Colui che grida, ritto su una vetta : <( Finalmente 
respiro ! » sta per soffocare ! 

La Libertà?... È il nostro slancio, a rapido 
volo, verso un azzurro sempre piij vasto e più 
dissetante ! 

FAMONE 

violentemente tratto dalle sue due 
jene a guinzaglio, s'avanza gri- 
dando formidabili bestemmie per 
spingere innanzi gli spettri affa- 
mati: ma questi rimangono im- 
mobili, come vinti da un super- 
stizioso terrore, davanti alla ta 
vola che li separa dall'Idiota 

Per miltei diavoli ! Avanti ! . . . QuandO' cesse- 
rete di dar retta a questo poltrone?... Ammazza- 
telo!... Avanti, maledetto somaro!... Avanti, 
rozza!... Avete dunque paura?... Noi vogliamo 
abbattere tutte le teste ambiziose, per imporre, 
nel Regno diei Citrulli, la divina Giustizia!... 

l'idiota 

beffardo; 

Ah ! la Giustizia ? ! . . . Ecco invero uno scudo piìi 
ingombrante d'ogni altro, per un Citrullo possente 
come te !.. . Preferisco ancora la tinozza funebre 
di Re Baldoria, per difendermi!... 

Fi'attauto, veli gialli e dorati si 
innalzeranno dalla ribalta, anneb- 
biando di sogno sinistro la luce 
abbagliante della sala, per simu- 
lare 1 miasmi degli stagni, che si 
mescolano agli aliti violenti. L'orda 
impetuosa degli Affamati, sem- 
brerà così gesticolare e azzuffarsi 
fantasticamente, da sempre, attra- 
verso i secoli, nella polvere tur- 
binante e nel rosso vapore delle 
battaglie immemorabili, sotto 
le mani stese di Santa Putredine. 



ATTO QUARTO 255 



Ma, per Domineddio ! Io sono più nobile di tutti 
i re della terra ! . . . Non mi parlate del loro sangue 
bleu ! Nelle mie vene, scorre l'azzurro stesso del 
cielo, e sento sbocciare dei fiordalisi nella mia 
anima 1 . . . Puah ! . . . Come puzzata , voialtri ! . . . 
E sono tanto sensibili, le mie narici !... Mi de- 
gnerò, finalmente, di sterminarvi !... Non vi muo- 
vete, fantocci miei ?... Aspettate dunque la chiac- 
chierata funebre?... Ah! Eccomi divenuto, an- 
ch'io, uno schiavo come voi !... Schiavo del mio 
disgusto e del mio coraggio, cjie m'impone di non 
indietreggiare, davanti a voi, nemmeno d'un pas- 
so!... Ma che importa?... 

L'Idiota si volge, e slanciandosi 
d'un balzo verso il Re, che rin- 
cula atterrito, gli strappa di 
mano la Succulenta e la brandisce 
levandola alta sugli Affamati. 

A voi, Citrulh risuscitati !... To' !... Prendi !... 

L'Idiota colpisce violentemente, 
ma con destrezza, nella calca dei 
Citrulli, e ne stermina tutta la 
prima fila, tranne F amone. 

Il vostro sangue mi ripugna ancor più della vo- 
stra pelle !... Basta ! 

Ho sete di poesia... Voglio cantare, sfidando la 
vostra vendetta... qui, davanti a voi, a costo della 
mia vita ! . . . Io sogno di cantare un sublime canto 
di morte ! . . . Ma eccomi divenuto schiavo di un 
bel sogno !,.. No !... Anch'esso mi ripugna !... Vo- 
glio lasciare che la morte mi canti nelle vene !... 
Uccidetemi, dunque!... Non osate?... 

Io ho trucidato i più coraggiosi fra voi, colpen- 
doli in mezzo allo stomaco!... Per me, la cosa 



256 RE BALDORIA 



è diversa! In fronte!... In fronte!... Ecco dove 
bisogna colpirmi !... 

Impugna a due mani la Succu- 
lenta, si dà un gran fendente in 
mezzo alla fronte, e cade morto. 



FAMONE 

scavalcando la tavola d'un balzo, 
con le sue due jene a guinzaglio, 
che indietreggiano spaventate 
davanti al cadavere dell' Idiota: 

Rimangiamoci il prete 1 
Rimangiamoci il Re! 

GLI AFFAMATI 

E i valletti, e gli sgherri 
Che hanno fiele per sangue, 
Per budella catene ! 

FAMONE 

Restituiscimi la mia dentiera [a Re Baldoria) 
Maledetto cavadenti ! 

SANTA PUTREDINE 

sforzando la sua stridula voca 
di latta e di vapore sprizzante: 

Sulle alghe che imbottiscono le rive degli Sta- 
gni del Passato, ho trovato il gran popolo dei 
Citrulla, innumerevolmente stesi supini... Morti 
vivi?... Ecco le vostre parofe illusorie!.,. Né 
morti, né vivi... e nemmeno più vivi che morti !... 
Erano tutti incapaci di liberarsi dalle mosche verdi 
e ingorde, incollate alle loro palpebre chiuse. I 
loro ventri sembravano completamente vuoti di 



AITO QUARTO i257 



\iscere tanto erano schiacciati; le ossa del loro 
fragile bacino avevan forata la pelle... Il mio 
greve bacio di vapore fetido e giallastro li ha fatti 
sussultare ad un tratto... ed eccoli ritti, che pro- 
tendono smisuratamente il collo, come struzzi in 
corsa, dilaJtati gli occhi per la febbrile golosità 
delle pasticcerie ideali... Ecco !... I loro denti si 
schiudono ad un lungo grido di Fupa... 

GLI AFFAMATI - 

Famone ! ...oone !... ooone !... 

SANTA PUTREDINE 

BniHoano tutti, si alzano, e s'avanzano, agi- 
tando la testa mascherata di putridume nerastro 
e dalle labbra raggrinzite da cui gronda marciume 
color marrone. Le loro palpebre semiaperte su 
abissi sinistri sono orlate di grosse mosche az- 
zurrognole che sembrano incastrate nella pelle 
terrea, come zaffiri in cuoio di Cordova ! 

Sentite?... Le loro ossature tinniscono come 
spade incrociate ! Le loro dita fanno un rumore 
di nacchere ! Le loro mammelle pendono sui cer- 
chi del torace, come sacchetti vuoti !.,. Essi non 
sono né morti né vivi !... Si decompongono da 
sempre fra le mie braccia !... Sono i miei fì- 
ghuoli... gli amatissimi figliuoli di Santa Putre- 
dine 1... Con le mie mani d'avorio ingiallito, ho 
ricomposte con cura le loro membra disgregate, 
saldandole con un pesante bacio fuligginoso.... 
Poi, ho soffiata in essi la febbre amara, esaspe- 
rante, della ^■ita ! Ho versato nelle loro vene la 
linfa divinizzante che gonfia d'angoscia le vege- 

17 



258 RE BALDORIA 



tazioni primaverili !.,. Ed ora essi bramano rivi- 
vere l'antico desiderio deluso, il vecchio sogno 
ardente, friabile e liscio, che sfugge tra le dita, 
come sabbia !.., 

UN AFFAMATO. 

Io voglio strangolare il Re, per rapirgli il suo 
oro. . . col quale mi comprerò delle cortigiane affa- 
scinanti !... 

UN ALTRO AFFAMATO. 

Io voglio strangolare il Prete, e creare una 
nuova religione, della quale sarò il papa e forse 
il Dio!... 

SANTA PUTREDINE. 

Di notte, io m'imito al collo una luna scarnita 
verdastra e pensosa... e pettino con le mie dita 
insinuanti le chiome delle campagne tutte frementi 
di lussuria vegetale ! All'aurora, poi, mi fìsso al 
collo un rosso sole levante, a guisa di testa, e i 
miei sguardi brucianti seminano e fecondano ! Con 
un'mighiata fo scoppiare le ovaie... e subito un 
feto erompe da una fetida gelatina gialla!... 
Citrulli redivivi, sono io. Santa Putredine, che 
soffio in voi e vi do voce ! Cantate, dunque, o 
tristi cornamuse funebri !... 

ANGUILLA. 

Senza saperlo, ognuno di noi porta nel ventre 
una piccola scimmia nera dagli occhi lunari, che 
ride sgambettando, con mille malizie e capriole 



ATTO QUARTO 259 



da acrobata ! . . . Quella piccala scimmia nera ci 
rode i muscoli, fa cricchiare le nostre ossa come 
noci e beve nella tazza slabbrata del nostro cuo- 
re !.. . Non dobbiamo aver paura ! Ridiamo piut- 
tosto !... Verrà una sera, in cui, emergendo col 
capo dalla nostra gola, la scimmietta verrà ad 
affacciarsi alle nostre labbra, e, per non ferirsi 
le braccia, ci strapperà i denti !... È veramente 
inutile aspettarla ! . . . 

SANTA PUTREDINE. 

Io sono il letame divino che ingrassa la terra... 
Io sono l'alito caldo che vapora dalle pianure, 
come da tini pieni d'un mosto infernale!... Io 
sono il sublime concime che feconda le valU ri- 
bollenti di bitume... Il mio gesto incendia le 
paludi e ne provoca l'ebullizione... Io presiedo 
al prodigioso parto delle terre grasse, gonfie di 
escrementi... Da una ovaia elastica, fetida e mi- 
steriosa, sor^e il mio corpo formato di vapori 
pestilenziali... e la terra bruna dalle mille sfu- 
mature carbonose e lusitreggianti... la terra gron- 
dante di zuccheri brucianti, si screpola e scoppia 
sotto il mio passo vellutato di fuoco !... L'argilla 
bionda e fulva, l'argilla serica e carnosa trasuda 
per me un liquore abbominevolmente stomache- 
vole!... prodigiosi escrementi dell'uomo, che 
fate sbocciare frutti d'oro !... gialla linfa delle 
uova lungamente covate, in cui si cuoce il corpo 
implume d'un pulcino vivo !... mestrui, sata- 
nici filtri dell'amore eterno!... bramanti liquori 
fetidi che sprizzate dalla matrice squarciata dal 
feto!... 

Io sono la vita incessante, che pullula nella 

17* 



260 RE BALDORIA 



morte successiva ddle cellule esauste... Io sono la 
vita delle folle, che si rinnova nella morte degli 
individui ! . . . 

Io sono l'Eternità, dal ventre ampio e tene- 
broso come l'estuario del Gange in una notte stel- 
lata... Io sono l'Eternità che si- diverte a sgranare 
un rosario abbagliante di costellazioni e di seco- 
li... interminabilmente! 

Io sono la Morte che abbraccia la Vita ! Io sono 
la Morte nella Vita, accoppiate !... 

Sono la vita fragile e delicata, tutta impre- 
gnata di nostalgie, che sviene di voluttà fra le 
biraccia della Morte dalle possenti poppe ada- 
mantine!... 

Sono il bacio ci'epitante e selvaggio che la 
Vita atterrata subisce fra le sue coscie aperte, 
piangendo, come una vergine, dai suoi occhi di 
crepuscolo infinito !... 

FAMONE. 

Che la Giustizia, l'Eguaglianza e la Libertà 
regnino finalmente su tutti gli stpmachi e in tutti 
gl'intestini ! Fulmini e baleni 1... Ah ! eccoti qua, 
Baldoria ! Uccidiamo il Re !... 

UN AFFAMATO. 

Sì !... Uccidiamo il Re ! {In disparte) Io ho piiì 
forza e più spirito di questo vile Famone... Lo 
ucciderò, domani, per mettermi al suo posto !... 
Frattanto, {gridando forte) viva Famone 1... Ab- 
basso Re Baldoria!... Ammazziamolo!... 

SANTA PUTREDINE 

indicando gli AfTaniati: 

Io sono l'autrice della risurrezione !... Io sono 



ATTO QUARTO 261 



la Dea della Fecondazione e della Distruzione I... 
La Dea dalle mille braccia e dalla duplica te- 
sta!... Tutti questi spettri vivono e danzano nel 
mio alito fetido, come atomi dorati in un raggio 
(tì sole !... Sono io, che creo e faccio crescere 
splendide le piante viscose dai pistilli erettili 
come minuscoli falli !... Sono io, che accoppio 
i fiori osceni, più caldi e più bramosi delle vul- 
ve !... Davanti alla eterna realtà della natura, io 
sono la forza assoluta ed unica, che resta sempre 
identica a sé stessa I . . . E mi manifesto nello sboc- 
ciar di una rosa, nella decomposizione di un ca- 
davere, nel sorriso di un fanciullo e nell'urlo di 
una tigre in foia ! Io sono la Dea trionfante delle 
oi^e e delle alcole... e danzo con piede lieve fra 
le coppe dell'alcool e del veleno, e sui guanciali 
bavosi in cui affondano le teste degli amanti ac- 
coppiati!... Quando mi mostro, il ritmo della 
vita si accfeleira freneticamente e la Distruzione af- 
fretta le sue stragi ! . . . 

Questo tridente simboleggia la mia triplice for- 
za : Creazione ! Distruzione ! Rigenerazione ! Ciò 
che voi chiamate <( la morte » non è che uno def- 
grinnumerevoli mutamenti la cui successioitò co- 
stituisce la Vita!... Non dite: ((Morremo doma- 
ni !... Io vivo !... Io ero morto ! » Ma dite piut- 
tosto : « Io sono una particella del cadavere eterno 
e vivente della Natura!...» 

FAMONE. 

Dov'è Fra Trippa?... Ammazziamolo !... 

FRA TRIPPA 

ancora nascosto sotto la tavo- 
la, mormora, falsando la voce: 

Fra Trippa è morto!... 



2P-3 RE BALDORIA 



UN AFFAMATO. 

No ! No!... È impossibile ! Cerchiamolo, e am- 
mazziamalo ! [In disparte) Lo ucciderò volontieri, 
per abolire lia sua chiesa e i suoi santi ! . . . Sono 
abbastanza dotto, io, per fondare una nuova re- 
ligione, della quale sarò il papa, il messia, il 
iDio!... E le vergini immacolate verranno ad of- 
frirmi la loro verginità ! . . . 

SANTA PUTREDINE 

si volge verso la finestra aperta 
e chiama con voce monotona: 

Ptio! Ptio!... Ptiooo... 

IL VAMPIRO PTIOKARUM 

entra dalla finestra e va ad ap- 
pollaiarsi sul braccio teso di Santa 
Putredine, la cui rossa testa sola- 
re ha soiTisi materni, carezzevoli: 

Eccomi I 

SANTA PUTREDINE. 

Ptio!... Sappi che li ho risuscitati per te!... 
Infracidivano come canapa, ed eccoli, tutti in 
cammino verso l'eterna primavera della fam& e 
della sete !... Ptio !... Ptio !... Hai bevuto qualche 
sorso di sangue umano ? Ed hai trovato in quei 
dolci vini qualche sapore inatteso... qualche pen- 
siero profondo ?... 

IL VAMPIRO PTIOKARUM 

fissa co' suoi occhi tondi Re Bal- 
doria, i Ministri e i Vassalli, che, 
indietreggiando sempre, davanti 
alle jene di Famone, si sono a 
poco a poco stesi a terra, insinuan- 
dosi sotto le loro tinozze capovolte. 

T^on è affatto buono, quel vino vermiglio !... 



ATTO QUARTO 263 



Non ha aroma!... Oh! mammina mia!... Ho 
sonno ! 

SANTA PUTREDINE. 

Presto !... Di' la tua lezione ! 

IL VAMPIRO PTIOKARUM 

sonnecchiando, dice stentatamente la le- 
zione, come un fanciullo fra le braccia del- 
la madre, con voce monotona e ìngenu%: 

Ho imparato a memoria alcuni pensieri di mo- 
ribondi, che ho Ietti nel loro sangue.. Desiderio ! 
Desiderio!... Fervore sacro dell'eterna fame!... 
Desiderare tutte le carni della terra, con acuti 
denti 1... 

SANTA PUTREDINE 

in dìspartec 
Essi hanno persi^ i loro denti... Ma questi ri- 
spunteranno !... 

IL VAMPIRO PTIOKARUM 

facendo sforzi per non chiuder gli occhi 

Trovar l'estasi dappertutt.; !... in ogni cosa !... 
ed amarla perdutamente !... Bramare tutta la na- 
tura, aprendo le braccia... tendendo le labbra !... 
Abbracciare in un vasto sogno d'amore gli uo- 
mini e le cose... senza fermarsi al possesso... 
Consumarsi nella brama sfrenata di tutte le ap- 
parenze succulente e luminose del mondo!... È 
buono cattivo, questo- desiderio?... che im- 
porta?... Quel ch'è essenziale, è il desiderare!... 

Si addormenta 
SANTA PUTREDINE. 

Davvero, tu ne sai più di me, Ptio!... Tu fru- 



M■.^ RE BALDORIA 



ghi nelle arterie cpine negli scaffali di una bi- 
blioteca!... Infatti, gli uomini non sono saggi, 
mai, se non nell'ora deiiragonia !... Bravo, Ptio I 
Continua!... 

IL VAMPIRO PTIOKARUM 

destandosi: 

Poiché Ogni sensazione è una presenza, e Io 
splendore delle cose non deriva che dalla brama 
che si ha di esse... Il sapore di una polpa è nella 
bocca e non nella polpa stessa, come le bellezze 
della natura sono soltanto negli occhi che le con- 
templano. Le nostre labbra affamate hanno im- 
pepate e salate tutte le pietanze... I nostri sguardi 
versavano il sole sul mare, arricchivano il firma- 
mento, divinizzavano le cime dei monti, esalta- 
vano la nudità delle donne ! . . . Il nostro palato e 
la nostra lingua bramosa maturavano i grani, in- 
zuccheravano le uve e preparavano le vendemmie 
future... Infatti la natura non ha altri soli che i 
nostri sensi divini ! Che importa sapere d'onde 
viene l'estasi, se essa viene?... Il divenire!... 
Ecco l'unica religione!... Quando rimpiangete 
qualche cosa, avete già in voi il germe della 
morte!... 

SANTA PUTREDINE. 

Ptio!... Suvvia !... Non inventare!... I mori- 
bondi, non hanno tanto spirito!... 

IL VAMPIRO PTIOKARUM 

continuando a recitare la sua 
lezione, con voce monotona: 

Arricchirsi di ogni desiderio, di ogni fame e di 
ogni sete... ecco la tortura deliziosa, ecco tutta 



ATTO QUARTO 265 



la felicità triste e tutta l'essenza amara dell'uma- 
nità!... Ha essa uno scopo?... Uno scopo?... Il 
mondo non può averne alcuno, poiché imo scopo 
è un limite... La speranza di un banchetto ma- 
gnifico è la conseguenza di un certo grado di at- 
tività sanguigna!... E, pure essendo state mille 
volte deluse, le loro cellule bramose non si sco- 
raggiano !... 

n Vampiro Ptlokarum si addor- 
menta e rimane insensibile al- 
le carezze di Santa Putredine. 

SANTA PUTREDINE 

volgendosiverso gli Affamati che han- 
no circondato da ogni parte il Re, 1 
Ministri e i "Vassalli, nascosti sotto le 
loro tinozze, vede ad un tratto il ca- 
. davere deU' Idiota, e, alzando le 
Toce, riprende la sua cantilena; 

Sono io che riscaldo i fosfori del genio e della 
demenza poetica entro cranii eletti, perchè pas- 
sino, portatori di fuoco astrale!... Perchè pas- 
sino vilipesi, schiaffeggiati, insultati dalla fol- 
la!... Sono io che h condanno ad un triplice in^ 
femo!... Il mio alito fetido dà il ritmo de' bei 
canti... le divine cadenze del genio!... Il mio 
alito di letajne dà vita alle rose ideali!... Il 
mio alito gonfia, solleva e lancia sul curvo dorso 
della terra, come cateratte di Stelle, i meravigliosi 
poemi ebbri di lussuria, d'orgoglio, di amore e di 
ambizione... itorrenzialmente, nell'infinito, dove 
il tempo e lo spazio perdono il loro nome ! Viva, 
dunque, l'eterna fame d'impossibile felicità 1 

FAMONE 

ritto sulla tinozza capovolta sotto 
la quale sta nascosto Re Baldoria: 

Con tutti i nostri denti rinati, con le nostre 



266 HE BALDORIA 



mani possenti unghiate d'odio... bisogna sbranare 
il Re... bisogna rimangiare Fra Trippa!... 

Gridando a voce spiegata: 

Abbasso preti e sgherri I 
Satanasso li afferri 
Abbasso leggi e Re !.;. 

Oh ! che la Giustizia, l'Eguaglianza e la Li- 
bertà regnino infine in tutti gl'intestini !... 

SANTA PUTREDINE 

facendo fare smorfie aUa 
sua rossa faccia solare: 

Calva Giustizia dal naso adunco sotto gli oc- 
chiali ! . . . Libertà di desiderare invano e di mo- 
rire, come spiche, sotto la falce della Morte l 
Olà ! <( Giustizia », <( Libertà », <( Uguaglianza », 
grandi parole sonore!... Olà, vecchi Don Chi- 
sciotti dall'elmo di sangue, che passate con stivali 
infangati e mantello turchino, caracollando sui 
vostri corsieri d'apoteosi !.-.. Olà ! Don Chisciotti 
morenti ! alla riscossa ! . . . Se i mulini a vento del- 
l'Impossibile non vi hanno consumate le brac- 
cia che spazzano gli orizzoniti, sguainate dunque 
un'altra volta le vostre spade azzurre fiorite di 
speranza, per trinciare carni siderali, sulla tavola 
del cielo, al festino dei festini di tutti gli Affa- 
mati !... 

FAMONE 

gridando a gran voce, ritto sulla 
tinozza d'oro che copre Re Baldoria: 

Sono stanco di te, Santa Putredine, e della tua 
solenne testa solare !... Le tue parole rosse mi 
bruciano il cervello !... Sono stanco del tuo vam- 



I 



AITO QUARTO 267 



piro troppo dotto!... Vattene, o farò insorgere 
contro di te tutti gli Affamati !... Tu vorresti to- 
glierci l'illusione della prossima gozzoviglia, poi- 
ché ti senti morire a fuoco lento!... Veramente, 
la tua testa brilla assai meno, da ieri, e comincia 
a far fumo 'come un tizzone che vada spegnen- 
dosi!... Io mi so immortale! Io, F amone ! [Si 
volge verso Santa Putredine, alzando) il yugno) 
Sono stanco di te !... Ti detesto !... Olà !... Ribel- 
liamoci, amici miei, contro Santa Putredine, que- 
sta baldracca che ci mena per gli occhi ! 

SANTA PUTREDINE. 

Non c'è modo di trattenerli !... Segar loro i 
denti?... Ma i denti rispuntano sempre piìi rapi- 
damente !... Pre-sto vi rimangerete l'un l'altro!... 
Poi, ognuno di voi assaporerà il proprio corpo, 
deliziandosene!... E allora [beffarda) potrete es- 
ser contenti ! 

IL VAMPIRO PTIOKARUM 

destandosi un momento per con- 
tinuare a recitare la sua lezione: 

Di età in età, i Citrulli vanno perfezionando le 
loro mascelle nell'arte di divorarsi l'un l'altro con 
crescente agilità... 

Ecco il solo precesso possibile ! 



F a:\ione. 

Rimastichiam Baldoria ! 
Rimastichiam Fra Trippa I 



268 RE BALDORIA 



SANTA PUTREDINE. 

E mangiateli, dunque ! Decidetevi ! Questo non 
calmerà il vostro appetito !... E non avrete 
un'oncia di felicità... La felicità è altrove !... 
{Facendo un gran gesto verso V orizzonte) Ptio !... 
Ptio !... Svegliati !... {Indicando il cranio infranto 
deW Idiota) Vuoi mangiare questo bianco cervello 
impregnato d'azzurro?... 

IL VAMPIRO PTIOKARUM. 

No!... Mi ripugna... come gli altri, mammi- 
na!... E ho già fatto un'indigestione di Citrulli ! 
Sono... stanco ! {Si addormenta) 

A queste parole, Santa Putredine af- 
ferra il Vampiro e gli apre per forza 
il becco triangolare, che vomita san- 
gue densissimo. Questo sangue co- 
la come un ruscello rosso, eh e si gon- 
fia, diviene un immenso torrente, e, 
innondando la scena, cala sulla tra' 
gedia come un sipario supremo 



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